<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913</id><updated>2011-12-02T07:30:56.442+01:00</updated><category term='Civicness'/><category term='Corte dei Conti'/><category term='Libertà'/><category term='Istituto Cattaneo'/><category term='Nat Wei'/><category term='Performance'/><category term='Riforma dell&apos;assistenza'/><category term='Bodrato'/><category term='Società civile'/><category term='Salute mentale'/><category term='Anno Europeo'/><category term='Rights'/><category term='Legge elettorale'/><category term='Moro'/><category term='valutazione'/><category term='Aldo Moro'/><category term='Volontariato'/><category 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Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6812830735665901794</id><published>2011-10-24T13:33:00.001+02:00</published><updated>2011-10-24T13:35:49.749+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riforma fiscale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riforma dell&apos;assistenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corte dei Conti'/><title type='text'>La Corte dei Conti al capezzale del Welfare State</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-tr_aaZyAl0U/TqVL5qSGKyI/AAAAAAAAANA/JGrtAzyyTg8/s1600/CorteConti.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://1.bp.blogspot.com/-tr_aaZyAl0U/TqVL5qSGKyI/AAAAAAAAANA/JGrtAzyyTg8/s320/CorteConti.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nessuna copertura per la riforma fiscale. Il giudizio assai duro è della Corte dei Conti, che ha affondato, di fatto, la riforma fiscale del governo, attualmente in discussione in Parlamento.  Di questo hanno scritto, nei giorni scorsi, tutti i quotidiani. Ma nelle pieghe del documento tecnico della Corte, pronunciato dal Presidente Luigi Giampaolino durante la recenteaudizione in Commissione Finanze della Camera, si legge molto di più. &lt;br /&gt;Con una operazione a dir poco velenosa, infatti, il Governo ha inserito nel testo nientemeno che la riforma dell’assistenza. Fatto unico nella storia repubblica, al punto da suscitare lo stupore della Corte. &lt;br /&gt;Sotto attacco sono gli assegni di invalidità e le pensioni di reversibilità. Per non parlare delle agevolazioni fiscali a tutela dei nuclei familiari più deboli. La legge 328 del 2000, legge molto avanzata che ha riformato l’assistenza e porta il nome di Livia Turco, è stata assai poco applicata in questi anni, è vero, ma così verrebbe cancellata definitivamente. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il linguaggio della Corte dei Conti conserva l’equilibrio degli esperti. Ma il messaggio è chiaro. In pratica, per mettere ordine nei conti pubblici la riforma cerca di fare cassa togliendo i sostegni ai soggetti vulnerabili, siano essi disabili o vedove o famiglie numerose monoreddito. Il tentativo del governo è smascherato. Ma è pure un tentativo inutile. Secondo la Corte, infatti, i risparmi effettivamente conseguibili sono ben poca cosa rispetto alle aspettative. &lt;br /&gt;Non basta: i tagli lineari alle agevolazioni fiscali avranno un impatto doloroso su chi sta peggio. Non soltanto infatti, la misura avrà effettivi regressivi: per esempio, chi li subirà consumerà di meno, con grave danno per la crescita. Ma, soprattutto, saranno i contribuenti che si collocano nelle classi di reddito meno elevate (soprattutto dipendenti e pensionati) a caricarsi del peso della riforma. &lt;br /&gt;D’altra parte, ha spiegato il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, con riguardo soprattutto alle prestazioni assistenziali e ai contributi di invalidità e di reversibilità, “non si può ignorare che in molti casi si è in presenza di erogazioni monetarie che fanno parte di una politica ‘nascosta’ di contrasto alla povertà, compensativa di un’offerta di servizi non sempre adeguata e uniformemente distribuita nel territorio”. In sostanza, è stato di allarme: se la riforma passa, la povertà in Italia aumenterà esponenzialmente. E quelle risorse che verrebbero risparmiate con questa legge prima o poi saranno sborsate nuovamente “per assicurare servizi adeguati ad una prevedibile impennata del fenomeno della non autosufficienza”. &lt;br /&gt;La Corte sul punto parla chiaro. Il rischio di un ulteriore gravissimo taglio alle politiche di sostegno dei non autosufficienti è palpabile. I tagli degli ultimi anni vanno in questa direzione. Minori risorse trasferite dallo Stato alle realtà territoriali. Mancato rifinanziamento del fondo per le autosufficienze. Riduzione degli stanziamenti per il fondo delle politiche sociali e per la politica abitativa a livello locale. Serve altro? &lt;br /&gt;Lo Stato sociale in Italia è in fin di vita. Le organizzazioni dei cittadini che svolgono assistenza e tutela lo dicono da anni e cercano di fare quadrato. Lo spettro della riforma, poi, aumenta le incertezze dei cittadini e la paura nel futuro. Da oggi, però, al capezzale del Welfare è arrivata anche la Corte dei conti. Chissà se basterà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Articolo pubblicato su "TERRA", quotidiano ecologista, il 21 ottobre 2011&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it &lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6812830735665901794?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6812830735665901794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/10/la-corte-dei-conti-al-capezzale-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6812830735665901794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6812830735665901794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/10/la-corte-dei-conti-al-capezzale-del.html' title='La Corte dei Conti al capezzale del Welfare State'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-tr_aaZyAl0U/TqVL5qSGKyI/AAAAAAAAANA/JGrtAzyyTg8/s72-c/CorteConti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5015525144461954833</id><published>2011-10-08T11:32:00.000+02:00</published><updated>2011-10-08T11:32:02.676+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legge elettorale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Referendum'/><title type='text'>Referendum: i cittadini chiedono di contare</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #666666; font-family: Arial, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-4JsiKQHw6Sk/TpAX3PhQsoI/AAAAAAAAAM8/KLCgbu6pcUo/s1600/firmovotoscelgo-300x201.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="214" src="http://4.bp.blogspot.com/-4JsiKQHw6Sk/TpAX3PhQsoI/AAAAAAAAAM8/KLCgbu6pcUo/s320/firmovotoscelgo-300x201.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;Più di un milione e duecentomila firme per chiedere l'abrogazione della legge elettorale Calderoli. Un risultato clamoroso e inaspettato. Che ci dice, però, quanto sia forte il desiderio di cambiamento dei cittadini, l'urgenza di voltare pagina. Con questi numeri, i benpensanti beneducati per i quali ogni occasione è buona per criticare l'ignavia e la mancanza di senso civico degli italiani sono serviti.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;'Se' si andrà a votare per questo referendum nella prossima primavera i risultati saranno schiaccianti, forse ancora più di quelli per i referendum per la pubblicizzazione dell'acqua e contro il nucleare e il legittimo impedimento. Scriviamo 'se si andrà a votare' non a caso. Adesso, infatti, la parola passa alla Cassazione che, entro dicembre, verificherà la validità delle firme. Poi, in gennaio, la Corte Costituzionale esprimerà il suo parere di ammissibilità. Il voto si dovrebbe tenere tra il 15 aprile e il 15 giugno 2012.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;Ma i partiti hanno ancora la possibilità di bloccare il referendum: o votando frettolosamente una nuova legge elettorale, con il rischio di metter su di nuovo un sistema approssimativo; oppure puntando allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni che, però, si svolgerebbero secondo le regole vigenti, con una probabilità molto alta, dunque, di insistere negli stessi difetti del presente.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;Tutti, infatti, riconoscono che la Legge Calderoli, oggi vigente, è pessima (ma tutti i partiti, sia di maggioranza che di opposizione, ne hanno approfittato). Si basa su un sistema proporzionale con liste bloccate: in questo modo gli elettori non possono scegliere i candidati e questi ultimi sono selezionati dalle segreterie dei partiti ed eletti secondo l'ordine di presentazione in base ai seggi ottenuti dalla singola lista. Alla Camera sono previste soglie di sbarramento su base nazionale che hanno l'obiettivo di semplificare il quadro politico e ridurre il numero di partiti minuscoli e del tutto privi di reale rappresentanza: ma in realtà questi sbarramenti sono facilmente aggirabili perché i partiti si uniscono per il voto e poi si rendono liberi di nuovo in Parlamento. Il sistema viene completato con un premio di maggioranza alla coalizione di liste più votata.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;Da due legislature, a causa di questa legge elettorale e della classe dirigente che ha prodotto, il Paese è bloccato. Manca completamente un rapporto diretto con i cittadini: gli stessi rappresentanti eletti riconoscono di non sapere nemmeno qual è il loro elettorato di riferimento e, di conseguenza, non sentono mai l'esigenza di rispondere del loro operato. E' un Parlamento di 'nominati' che non possono far altro che obbedire alle indicazioni dei leader ai quali devono la loro elezione, sperando che questi li riconfermino al prossimo giro. Tra le conseguenze di questo meccanismo c'è il progressivo peggioramento della qualità del ceto politico: quanti cortigiani del capo, votati all'obbedienza alle direttive di partito piuttosto che alla libera espressione di idee! Quante personalità prive di meriti, competenze e titoli sufficienti per rappresentare la popolazione! Il Parlamento, di fatto, è espropriato del suo ruolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;Alla luce di queste considerazioni, Cittadinanzattiva ha aderito al referendum elettorale perché pare la via più concreta per tutelare l'effettività del diritto di voto dei cittadini, per reintrodurre un rapporto diretto tra le scelte degli elettori e i comportamenti degli eletti, per definire chiaramente le maggioranze di governo. Il referendum è uno strumento espressamente previsto dalla Costituzione con il quale i cittadini esercitano direttamente la propria volontà. Come tale va rispettato, dalle istituzioni e dalla politica. Il quesito in oggetto poi – in caso di successo – contiene un messaggio talmente chiaro da non lasciare spazio ad alcuna interpretazione di comodo. Toccherà vigilare parecchio, adesso, perché i cittadini possano recarsi alle urne e manifestare liberamente la propria sete di cambiamento. Sappiamo che lo faranno ed è questo che spaventa&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #666666; font-size: 13px; line-height: 14px; margin-top: 2px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 8px; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5015525144461954833?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5015525144461954833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/10/referendum-i-cittadini-chiedono-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5015525144461954833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5015525144461954833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/10/referendum-i-cittadini-chiedono-di.html' title='Referendum: i cittadini chiedono di contare'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-4JsiKQHw6Sk/TpAX3PhQsoI/AAAAAAAAAM8/KLCgbu6pcUo/s72-c/firmovotoscelgo-300x201.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8599333360485843457</id><published>2011-06-11T11:55:00.000+02:00</published><updated>2011-06-11T11:55:57.284+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aldo Moro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Referendum'/><title type='text'>Referendum: votare, votare, votare</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-o16V9aOf7sA/TfM634tBvOI/AAAAAAAAAM4/ytvx89r8xN8/s1600/ref_altan.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-o16V9aOf7sA/TfM634tBvOI/AAAAAAAAAM4/ytvx89r8xN8/s320/ref_altan.jpg" width="312" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Votare, votare, votare. Il referendum di tipo abrogativo è indetto «per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali» (art. 75 Cost.). Si tratta di uno dei principali strumenti di democrazia diretta  contemplati nel nostro ordinamento, mediante il quale ciascun cittadino può incidere in prima persona nell’esercizio dell’attività legislativa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso è spesso definito, direi correttamente, come uno strumento di “sussidiarietà civile”, appunto perché chiama i cittadini a una mobilitazione ausiliaria all’attività (e spesso all’inerzia) legislativa del Parlamento, anche sul presupposto di un possibile disaccordo tra coscienza pubblica e Parlamento. Argomenti simili, d’altra parte, utilizzò Aldo Moro, all’epoca giovane costituente, intervenendo nel dibattito sul referendum abrogativo. In quell’occasione, Moro precisò che «ammettere il referendum significa ritenere appunto la possibilità di questo disaccordo, la possibilità di questa minore comprensione da parte delle Camere nei confronti di una evoluzione della coscienza pubblica». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è uno dei motivi, in sé già sufficiente, per andare a votare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa, negli ultimi anni abbiamo assistito al tentativo reiterato dei partiti di far saltare la partecipazione referendaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima cercando di spostare la data del voto per renderla la più penalizzante possibile dal punto di vista della partecipazione. E' poi seguito un prolungato black-out politico-informativo in strumentale attesa dei risultati elettorali. Solo a pochi giorni dal voto, si è cominciato finalmente a parlare di referendum, spesso limitando il dibattito alle prese di posizioni tattiche, con il solito fronte di partiti astensionisti per cui meno se ne parla meglio è. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La televisione pubblica è stata lo strumento principale di questa opera di passivizzazione dei cittadini. Ancora una volta il gioco è truccato e antidemocratico: ben poco spazio viene concesso al "conoscere per deliberare" determinante per la scelta dei cittadini, scarso approfondimento sulle ragioni degli uni e degli altri, poca informazione sui veri effetti del voto. Le tribune elettorali sono come la solito ridotte a misere passerelle in orari improbabili. Solo negli ultimi giorni il Garante della comunicazione è intervenuto. La Commissione di Vigilanza ha adottato tardivamente il regolamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le furberie e le lentezze del mondo politico, si respira una buona aria tra le persone. Questa volta potrebbero votare in molti, il quorum potrebbe essere raggiunto. Bisognerà, dopo il voto, ragionare sulla riforma dello strumento per renderlo più efficace e spendibile. Intanto, andiamo tutti a votare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8599333360485843457?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8599333360485843457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/06/referendum-votare-votare-votare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8599333360485843457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8599333360485843457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/06/referendum-votare-votare-votare.html' title='Referendum: votare, votare, votare'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-o16V9aOf7sA/TfM634tBvOI/AAAAAAAAAM4/ytvx89r8xN8/s72-c/ref_altan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7300404621557494636</id><published>2011-06-05T18:46:00.000+02:00</published><updated>2011-06-05T18:46:01.710+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pisapia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sistema elettorale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fondazione Etica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='De Magistris'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legge elettorale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istituto Cattaneo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amministrative'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gitti'/><title type='text'>L'eredità delle recenti elezioni comunali</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XFsbA1HKTqw/TeuyUD-nhEI/AAAAAAAAAM0/Z3FNI7z_6jg/s1600/pisapia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="239" src="http://2.bp.blogspot.com/-XFsbA1HKTqw/TeuyUD-nhEI/AAAAAAAAAM0/Z3FNI7z_6jg/s320/pisapia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Chi ha vinto e come alle elezioni amministrative? Che cosa ci hanno insegnato? Quali novità ci consegnano? E che cosa dobbiamo adesso aspettarci? Sono domande che in molti si fanno, soprattutto dopo la corsa ad intestarsi la vittoria (o a rigettare la sconfitta) che i partiti non hanno mancato di fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Partecipazione e cambiamento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il primo dato importante è che hanno vinto i cittadini. Sia nel senso che hanno partecipato diffusamente facendo sentire il proprio orientamento. Sia nel senso che hanno dato un potente segnale di cambiamento.&lt;br /&gt;Non è scontato sottolinearlo, oggi, dopo anni in cui abbiamo sentito ripetere come fatti immutabili, a destra e a sinistra, le tesi sull'immobilismo degli elettori. Da una parte - a destra - sembrava che l'aver dato fiducia una volta sembrava averla data per sempre. Dall'altra - a sinistra - era ormai scontato che dal popolo bue non ci si poteva più aspettare nulla di buono. E' andata diversamente, con buona pace di tutti. &lt;br /&gt;Ancora una volta i cittadini hanno dimostrato di sapersi fare ascoltare. Lo dimostra, su tutti, il caso di Milano.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Qui, l’Istituto Cattaneo ha effettuato un'analisi dei flussi elettorali che si sono avuti fra il primo e il secondo turno alle elezioni comunali di Milano. Ne emerge chiaramente che il ballottaggio di Milano si è caratterizzato innanzitutto per una elevata partecipazione: è andata a votare praticamente la stessa percentuale di votanti che si era avuta al I turno (67,4% contro il precedente 67,6%), contrariamente al fatto consolidato che al ballottaggio in genere si vota assai di meno che al I turno (come peraltro si è verificato in queste elezioni nella media di tutte le città). Come spiegano i ricercatori dell'Istituto, "poiché è fisiologico che al II turno una quota di chi ha votato al I turno non si rechi alle urne (o perché elettori “tiepidi” oppure e soprattutto in quanto elettori di altri candidati che non apprezzano nessuno dei due contendenti), questa elevata partecipazione segnala che al ballottaggio sono andati a votare anche elettori che non si erano recati alle urne al I turno". Questo meccanismo in genere agisce su elettori favorevoli  al cambiamento, ma che per sfiducia nello stesso non si recano alle urne al I turno e che di fronte alla prospettiva di un ribaltamento degli equilibri si galvanizzano e si recano a votare. &lt;br /&gt;E’ esattamente quanto è successo a Milano, come rilevabile dalle analisi dei flussi elettorali. Il contributo maggiore al voto per Pisapia (al di fuori di chi lo aveva già votato al I turno) viene poi dall’astensione: un flusso di 2,2 punti percentuali (su elettori) dal non voto è passato al candidato del centrosinistra Pisapia. La seconda componente del suo successo si fonda su un flusso di voti da elettori del Terzo polo: questi si sono divisi fra la Moratti e Pisapia, ma il secondo passaggio è stato nettamente superiore al primo (su 100 voti del Terzo polo nel I turno, 35 sono andati alla Moratti e 51 a Pisapia). Gli elettori, insomma, si sono espressi in modo molto chiaro, smentendo le consolidate 'credenze' dei partiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La forza del sistema elettorale&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;E' vero. Sono stati gli elettori i veri protagonisti delle elezioni 2011. Hanno dimostrato di saper scegliere soluzioni diverse a seconda del contesto locale: il giustizialismo e i toni barricadieri a Napoli, il riformismo e i modi gentili a Milano; l’alleanza tra Udc, Pd e Idv a Macerata, ecc. Ma il punto sta proprio qui, come ha fatto notare la Fondazione Etica guidata da Gregorio Gitti. "Non è che gli elettori hanno imparato a distinguere e scegliere adesso: semplicemente hanno potuto farlo grazie al sistema elettorale. E cinque anni fa? Lo scenario politico era completamente diverso. Gli elettori dettero fiducia allora a chi adesso non hanno esitato a sfiduciare. Avrebbero potuto farlo con un altro sistema elettorale? La risposta è scontata". &lt;br /&gt;Certo, l’elezione diretta del sindaco non è esportabile sul livello nazionale, se non con molte controindicazioni. Come spiega Fondazione Etica in una nota, "l’elezione diretta fa bene alla democrazia laddove la dimensione territoriale è tale da consentire un rapporto stretto tra elettore ed eletto, con il primo che può conoscere direttamente il secondo e anche, in certo senso, controllarlo. Va da sé che il sindaco d’Italia sarebbe difficile da conoscere e ancora più, quindi, da valutare. Se l’elezione diretta funziona come una sorta di 'unicum' per i Comuni, allora dall’esperienza di domenica scorsa cosa può essere utilizzato per la riforma elettorale nazionale?" &lt;br /&gt;Senza entrare adesso nel merito degli aspetti tecnici - spesso oscuri - delle leggi elettorali, occorre fare una riflessione sull'importanza di buone regole per lo sviluppo della democrazia e per l'esercizio della volontà popolare. Tutti ormai convengono sul fatto che la legge elettorale attualmente vigente per l'elezione del Parlamento è una legge che depotenzia il diritto di voto dei cittadini, rimette nelle mani delle segreterie e dei ras di partito la scelta dei candidati, affida la selezione della classe dirigente non certo al radicamento territoriale o alla valutazione dei cittadini ma alle decisioni di caste e capi.&lt;br /&gt;I risultati delle amministrative suggeriscono un rimedio interessante: ricorrere al doppio turno. Per il ballottaggio De Magistris non si è apparentato con il Pd, ma ha ricevuto i voti dei suoi elettori; così come Pisapia non ha stretto alleanze discutibili con il cosiddetto Terzo polo, ma i moderati lo hanno aiutato a vincere. Tutto chiaro, senza giochi di palazzo. Una scelta nelle mani dei cittadini.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le riforme necessarie&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;I cittadini, dunque, si sono espressi. Il sistema elettorale ha funzionato. Questo virtuoso incrocio tra esercizio della sovranità e buona legge elettorale lascerà un segno nelle scelte delle classi dirigenti? I tanti vincitori, veri e presunti, così come gli sconfitti che non vogliono ammetterlo, lo hanno capito? E soprattutto sapranno comportarsi di conseguenza, magari procedendo rapidamente alla riforma elettorale in tempo per le prossime elezioni nazionali? Purtroppo, è molto facile nutrire scetticismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7300404621557494636?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7300404621557494636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/06/leredita-delle-recenti-elezioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7300404621557494636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7300404621557494636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/06/leredita-delle-recenti-elezioni.html' title='L&apos;eredità delle recenti elezioni comunali'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-XFsbA1HKTqw/TeuyUD-nhEI/AAAAAAAAAM0/Z3FNI7z_6jg/s72-c/pisapia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4918725019470667356</id><published>2011-04-27T17:15:00.002+02:00</published><updated>2011-04-27T17:20:20.676+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fuci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maroni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='media'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Popolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D&apos;Alema'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cittadini attivi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Craxi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bodrato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Referendum'/><title type='text'>Referendum: quelli che vogliono il popolo bue</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tf-Wny33pCw/Tbgy4in7c5I/AAAAAAAAAMw/AREVa8BunY4/s1600/referendum_vauro.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-tf-Wny33pCw/Tbgy4in7c5I/AAAAAAAAAMw/AREVa8BunY4/s320/referendum_vauro.jpg" width="296" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L'ultima uscita di Berlusconi sui referendum è già stata archiviata con ben poco imbarazzo da parte di troppi. E' vero che ormai il senso della vergogna è completamente saltato e che ormai non si fa più caso ai quotidiani spropositi del premier. Tuttavia, sull'ultima affermazione valeva la pena spendere qualche 'articolessa' in più, anche da parte dei quotidiani più prestigiosi.&lt;br /&gt;Il premier ha sostenuto che è meglio non far votare i cittadini sul nucleare, perché in questo momento sono emotivamente scossi dal disastro giapponese. Meglio far saltare la consultazione e ritornare ad una politica nuclearista tra un paio d'anni, quando il ricordo di Fukushima sarà lontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta - come capiscono i più avvertiti - di una delle tante 'candide' gaffe. Bensì di una filosofia radicata e inossidabile. Il popolo è bue. Secondo due declinazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Populismo e volontà di potenza&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La prima. Per ogni capo carismatico e per ogni regime populista il popolo è un semplice strumento. Quando ti sostiene è l'artefice dell'investitura sacrale del Capo. Ma quando sfugge al tuo controlla diventa un idiota, incapace di intendere e di volere. Finora, l'incontrastato consenso rivolto al berlusconismo ha fatto del popolo una gloriosa fonte di legittimazione. Adesso che il piedistallo del 'conducator' comincia a scricchiolare, esposto com'è ai rischi della disapprovazione, riemerge la verità sulla considerazione che il popolo riscuote nei palazzi del potere. Il popolo può essere tutt'al più animale da lavoro o servo sciocco. E, in ogni caso, com'è normale che sia nei populismi che si rispettino, esso è solo una proiezione della volontà di potenza del suo capo. Non è un caso che Gheddafi abbia dichiarato, avviando lo sterminio sistematico del suo popolo: "La Libia sono Io!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La società civile: che fastidio!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La seconda. Anche senza arrivare a quegli estremi, le oligarchie stabilmente insediate nei governi democratici nutrono comunque una sostanziale diffidenza nei confronti della società civile. La storia dei referendum è piena di questi esempi, ben prima della recente dichiarazione dell'attuale premier. Basti pensare al democristiano Bodrato che, ai tempi del primo referendum elettorale, ricevendo una delegazione della presidenza nazionale della Fuci che lo sosteneva, la accusò di infliggere un 'vulnus' alla democrazia. Basterebbe pensare a quanti componenti del ceto politico di ogni colore hanno dichiarato negli ultimi anni che gli italiani non potevano "avere strumenti per valutare situazioni così complesse", quale che fosse l'oggetto del referendum. Basti citare il famigerato invito "ad andare al mare" di Craxi alla vigilia del referendum che diede una poderosa spallata alla prima Repubblica. Basti pensare ai diversi interventi di autorevoli esponenti della sinistra storica (come D'Alema) che in più di una occasione hanno ridotto la società civile a luogo delle pulsioni, per definizione inadatto ad assumere decisioni in modo razionale e ragionevole. Basti ricordare che il Ministro Maroni ha fissato per ben due volte la data dei referendum in giugno con l'obiettivo di depotenziare l'onda d'urto del voto popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La sfida della cittadinanza attiva&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La verità è che assai raramente la politica riconosce come interlocutori i cittadini, sostenuta in questo dai media e dai ceti - presunti - colti. Conviene di più - in ogni caso - avere a che fare con il popolo bue, appunto, con gli elettori, pura merce di scambio e di ricatto politico. Ecco perché alla fine sui giornali - che fanno parte del medesimo circo del potere - si stigmatizzano raramente posizioni di questo tipo. Ecco perché la sfida della cittadinanza attiva - cioè la sfida di cittadini adulti e responsabili, capaci di tutelare i propri diritti e di interlocuire da pari con i poteri pubblici e con le oligarchie al comando - è più attuale che mai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4918725019470667356?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4918725019470667356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/referendum-quelli-che-vogliono-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4918725019470667356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4918725019470667356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/referendum-quelli-che-vogliono-il.html' title='Referendum: quelli che vogliono il popolo bue'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tf-Wny33pCw/Tbgy4in7c5I/AAAAAAAAAMw/AREVa8BunY4/s72-c/referendum_vauro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-3659128666168378903</id><published>2011-04-26T13:24:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T13:26:06.991+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riforme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Compagnia delle Opere'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corte costituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='contrappesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vignali'/><title type='text'>Corte costituzionale: come si spiega l'ultima 'picconata'</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-uJmNcf-XCSU/Tbaqn1bgH6I/AAAAAAAAAMs/JNi1Od9PCb8/s1600/vignali_intervento.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="236" src="http://1.bp.blogspot.com/-uJmNcf-XCSU/Tbaqn1bgH6I/AAAAAAAAAMs/JNi1Od9PCb8/s320/vignali_intervento.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ormai ci siamo fatti il ‘callo’. Qualcuno lo potrebbe pensare, leggendo la proposta di Raffaello Vignali, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera. &lt;br /&gt;Per Vignali c’è il rischio che la Corte costituzionale realizzi una "eccessiva ingerenza politica del giudice" nella vita pubblica. Meglio, dunque, cancellare i poteri della Corte costituzionale: quando indicherà che una norma è incostituzionale la Consulta non avrà più la facoltà di abrogarla. Il suo controllo sarà limitato ad una funzione "meramente dichiarativa" dell'illegittimità costituzionale di una norma. La norma non sarà abrogata, dunque. Tornerà in Parlamento, per rispetto, si dice, della cosiddetta volontà popolare. Sarà il Parlamento a modificarla, su indicazione del Governo. &lt;br /&gt;Tutto qui, in fondo. Perché sconvolgersi? In realtà, quella di Vignali è una delle più capziose e pericolose iniziative degli ultimi mesi. Vediamo perché. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A che serve la Corte&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione insieme con l’organo che ne tutela il contenuto nascono come strumenti di garanzia contro l’abuso dei poteri pubblici, anche se legittimi. La storia insegna che qualsiasi potere, anche quello democraticamente eletto, può avere la tentazione di straripare e di superare il confine delle leggi. Proprio per questo motivo si rende necessaria una legge formale sovraordinata che resta insuperabile anche da chi è legittimato ad esercitare poteri istituzionali. La Costituzione serve a questo. La Corte costituzionale serve a vigilare sul rispetto dei diritti di tutti e dei principi fondamentali che garantiscono i cittadini. Alcune conquiste della scienza giuridica e politica come la separazione dei poteri o i contrappesi alla ‘dittatura della maggioranza’ sono il frutto di queste preoccupazioni. La storia si è già incaricata di mostrare che maggioranze legittimamente e democraticamente elette, in assenza di adeguati contrappesi, hanno poi approfittato di questa posizione di vantaggio per mettere a tacere le opposizioni e costruire dei regimi autoritari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La dittatura della maggioranza&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ecco pertanto che depotenziare l’azione della Corte costituzionale a vantaggio del Parlamento (e del Governo) significa riequilibrare il sistema dei poteri in modo tanto netto quanto asimmetrico. Togliere poteri agli organi di garanzia per trasferirli alla maggioranza di turno, con grave danno per le tutele universali dei diritti. Il Parlamento sarà pure espressione della sovranità popolare. Ma sappiamo anche che esso è guidato da una maggioranza che spesso ha l’obiettivo di tutelare interessi di una parte. Senza contare il fatto che, al di là delle considerazioni di carattere formale, i parlamenti in tutto il mondo scontano il difetto di una profonda crisi della rappresentanza. In altri termini, la politica è sempre meno espressione reale della sovranità popolare (nel modo in cui tradizionalmente l’abbiamo intesa nelle democrazie moderne) e sempre più, viceversa, espressione di ceti dirigenti consolidati che si trasformano nel tempo in oligarchie e molto spesso si fanno beffe della volontà dei cittadini. Ci sono mille esempi di questo e qui basterebbe farne uno, molto attuale: il modo in cui Parlamento e Governo trattano in Italia le consultazioni referendarie, viste sempre come fumo negli occhi della politica e collocate sempre in date sufficientemente scomode da raffreddare ed estinguere la partecipazione politica dei cittadini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I contrappesi in democrazia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;C’è un ultimo allarme, però, di grandissimo rilievo. Quando si parla di contrappesi in democrazia non dobbiamo soltanto immaginare quelli formali, relativi al sistema dei poteri istituzionali. Per intenderci, la partita non si gioca soltanto nel rapporto tra giudici, parlamentari e amministratori. La partita è più ampia. E riguarda il ruolo attivo dei cittadini. La cittadinanza attiva – e quella particolare forma di governance che ne deriva, sulla base del principio di sussidiarietà – rappresenta una forma solo in parte inedita, ma spesso più significativa e incisiva delle forme tradizionali di esercizio della sovranità popolare. Al di là di ogni altra connotazione, la cittadinanza attiva - e il collegato principio di sussidiarietà circolare – rappresenta una sorta di contrappeso ‘sociale’, che vive nel corpo della storia comune e grazie all’azione sociale dei suoi protagonisti. Per esempio, essa è cruciale per garantire l’universalismo nei processi di federalizzazione, così come è basilare per bilanciare i continui tentativi delle oligarchie di minare e deprimere i processi di democratizzazione. &lt;br /&gt;In un quadro generale di moderni &lt;i&gt;checks and balances&lt;/i&gt;, dunque, dobbiamo dare il giusto ruolo per quegli organi istituzionali come la Corte costituzionale che esercita la vigilanza sulla conformità delle leggi e per azioni civiche come quelle realizzate alla luce dell’art.118, u.c. della Costituzione, che sono volte alla cura dell’interesse generale. Si tratta di ruoli diversi – formali e sostanziali, se vogliamo definirli in qualche modo – che rendono la nostra democrazia più ricca, più inclusiva, più libera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una certa idea di sussidiarietà&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dovremmo dunque restare stupiti per il fatto che Vignali non colga questi ragionamenti? Ad una più attenta analisi, senz’altro no. Soprattutto per un motivo. Raffaello Vignali è stato il presidente della Compagnia delle Opere, ovvero di quel potente sistema di imprese sociali di ispirazione religiosa che da anni propaganda la sussidiarietà come strumento per aumentare i poteri della società nei confronti dell’invadenza dello Stato. Questa informazione supplementare chiarisce il disegno complessivo e ci conferma la sostanza dell’idea di sussidiarietà maturata in quegli ambienti. Si tratta, in realtà, di una versione corporativa e privatistica della sussidiarietà, nella quale non c’è lo spazio adeguato per la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche. In quella concezione, piuttosto, si gioca un rapporto di scambio tra imprese e politica: le imprese erogano servizi alla persona in un mercato tutt’altro che libero perché in realtà è assistito e foraggiato dalla politica. Una sussidiarietà che magari non vive direttamente di sussidi economici, ma di favori e di aiuti, di preferenze partigiane, di spazi di scambio economico. In questa concezione di sussidiarietà il potere delle oligarchie non crea alcun problema, anzi, è funzionale al corretto funzionamento dello scambio di interessi. La forza d’impatto di queste ‘opere’ è legata alla connivenza e alla commistione di interessi con una rappresentanza politica assai poco devota dei beni comuni. Ecco perché il sostegno all'abuso di potere privatistico tipico di questa stagione politica e proprio del governo attualmente in carica è incondizionato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è chiaro: in questo quadro, alla fine, che ce ne facciamo della Corte costituzionale? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-3659128666168378903?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/3659128666168378903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/corte-costituzionale-come-si-spiega.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3659128666168378903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3659128666168378903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/corte-costituzionale-come-si-spiega.html' title='Corte costituzionale: come si spiega l&apos;ultima &apos;picconata&apos;'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-uJmNcf-XCSU/Tbaqn1bgH6I/AAAAAAAAAMs/JNi1Od9PCb8/s72-c/vignali_intervento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6569585978690573154</id><published>2011-04-21T16:41:00.002+02:00</published><updated>2011-04-21T16:49:35.309+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ministero Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Invalidi civili'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tremonti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inps'/><title type='text'>Sono un "VIP"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lRXvSII22zo/TbBAuePxiwI/AAAAAAAAAMo/MpEcAWBtqOI/s1600/sonounvip.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-lRXvSII22zo/TbBAuePxiwI/AAAAAAAAAMo/MpEcAWBtqOI/s400/sonounvip.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;“Sono un Vip”. E' questa la risposta che i “Very Invalid People” danno alla “caccia alle streghe” che da diversi mesi riguarda i cittadini portatori di invalidità e destinatari di misure di sostegno come le pensioni di invalidità. E “&lt;a href="http://www.sonounvip.it/"&gt;Sono un Vip&lt;/a&gt;” è la campagna di mobilitazione promossa da Cittadinanzattiva con le sue reti del Tribunale per i diritti del malato e il Coordinamento Nazionale Associazioni Malati Cronici (Cnamc), contro gli abusi di potere nei confronti dei cittadini invalidi, a cui hanno già aderito le principali organizzazioni dei pazienti colpiti da patologia cronica o rara e aderenti al Cnamc, alcune delle principali associazioni di difesa dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Lega Consumatori, Movimento difesa del cittadino, Movimento consumatori, Unione Nazionale Consumatori), e associazioni del mondo della disabilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Contro gli abusi di potere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Campagna si svilupperà attraverso una raccolta di firme &lt;a href="http://www.sonounvip.it/"&gt;online&lt;/a&gt;, nonché con centinaia di banchetti sull'intero territorio nazionale, e una manifestazione nazionale in programma a Roma per la fine del mese di maggio. “Falsi ‘storpi’, ‘approfittatori’, ‘scrocconi’. Troppe volte abbiamo letto e sentito negli ultimi tempi parole come queste per descrivere i cittadini beneficiari di indennità economiche legate ad uno stato di invalidità, senza fare alcuna differenza tra chi ne ha vera necessità per vivere e chi invece truffa la collettività e lo Stato”, afferma Cittadinanzattiva. E il segretario generale, Teresa Petrangolini, afferma: “Vogliamo lottare contro gli abusi di potere che ci sono stati segnalati da tutt'Italia. Le nuove procedure previste dall'Inps sono per noi un chiaro esempio di cieca burocrazia, alcune delle stesse sono inoltre chiaramente contrarie a quanto deciso dal nostro Parlamento; stanno avendo effetti deleteri sui diritti dei cittadini, limitandone scorrettamente l'accesso e attuando una politica di contenimento dei costi che invece di fare una efficace lotta agli imbroglioni grava ingiustamente sulla pelle delle persone”. “Non vogliamo difendere gli imbroglioni, che è quello che ci sentiremo dire sicuramente nelle prossime ore - ha aggiunto Petrangolini -, ed è per questo che abbiamo pensato ad un titolo come ‘Very invalid people’. L'obiettivo nostro e delle decine di associazioni che sostengono la campagna è opporci ai disagi derivanti dalle procedure per il riconoscimento delle minorazioni civili”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Confusione nelle Asl&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sulla base di queste procedure infatti, ricorda Cittadinanzattiva, le persone “devono attendere tempi lunghissimi per il riconoscimento delle minorazioni civili e delle indennità correlate a causa dell’inefficienza delle procedure informatiche e della moltiplicazione dei passaggi burocratici; dopo la visita della Commissione Asl integrata con un medico dell’Inps, sono obbligati ad ulteriori accertamenti in contrasto con gli obiettivi di semplificazione e di rispetto della dignità della persona; sono costretti ad attendere a lungo i verbali degli accertamenti sanitari e a fare i conti con procedure di pagamento bloccate da tempo; sono richiamati indebitamente a visita; incontrano numerosi ostacoli all’esercizio del diritto di accesso alle indennità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se lo Stato fa pasticci&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"In troppi casi – continua l’associazione -, sulla base delle informazioni in nostro possesso, le azioni intraprese dallo Stato si svolgono al di fuori del rispetto delle norme, in quanto: comprimono i diritti dei cittadini realmente invalidi; riducono arbitrariamente i requisiti previsti dalla legge per l’assegnazione delle indennità correlate al riconoscimento delle minorazioni civili; appaiono strumentalizzate per il raggiungimento di un obiettivo non dichiarato, ovvero il massimo contenimento possibile della spesa assistenziale”. &lt;span style="font-family: &amp;quot;NewsGoth BT&amp;quot;; font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6569585978690573154?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6569585978690573154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/sono-un-vip.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6569585978690573154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6569585978690573154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/sono-un-vip.html' title='Sono un &quot;VIP&quot;'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-lRXvSII22zo/TbBAuePxiwI/AAAAAAAAAMo/MpEcAWBtqOI/s72-c/sonounvip.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7515055108173618738</id><published>2011-04-17T21:47:00.001+02:00</published><updated>2011-04-17T21:55:17.795+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Empowerment'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Poteri reali per i cittadini in UK. E l'Italia?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-1T0kRgt7zYA/TatCGx3QPFI/AAAAAAAAAMk/n1Ckt8Z7KBo/s1600/wecandoit.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-1T0kRgt7zYA/TatCGx3QPFI/AAAAAAAAAMk/n1Ckt8Z7KBo/s320/wecandoit.jpg" width="241" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L’empowerment – termine assai difficile da tradurre in italiano – è cruciale per l’affermazione della cittadinanza attiva e della governance sussidiaria. Ma capita spesso di doversi intendere con altri interlocutori sul significato di questa parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il dibattito nel Regno Unito... E in Italia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel Regno Unito il dibattito sull’empowerment dei cittadini è molto avanzato. E adesso ritorna al centro dell’attenzione grazie alla sfida per la Big Society lanciata dal premier David Cameron.&lt;br /&gt;Di recente, ha provato a dare una definizione il Libro Bianco del &lt;a href="http://www.communities.gov.uk/corporate/"&gt;Department for Communities and Local Government&lt;/a&gt; britannico dal titolo &lt;i&gt;Communities in Control: Real people, real power&lt;/i&gt; del 2008. Nel documento si legge che l’empowerment “è tutto ciò che riguarda il trasferimento di sempre maggiori poteri pubblici ad un numero sempre maggiore di persone attraverso ogni strumento pratico”.&lt;br /&gt;Certo, rimane un grado di vaghezza intorno al significato di ‘empowerment’ e delle sue varianti usate nella comunicazione e nella pratica delle istituzioni. Resta cruciale, comunque, l’esigenza che le autorità locali siano trasparenti su questo punto, anche allo scopo di valutare in modo attendibile e coerente quanto le loro strategie d’impegno siano in grado di rafforzare i cittadini. Molti sono gli interrogativi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tre categorie di empowerment&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Al fine di impostare una definizione operativa di empowerment che abbia una portata concreta per le autorità locali, l’&lt;a href="http://www.ipsos-mori.com/default.aspx"&gt;Ipsos Mori&lt;/a&gt;, un istituto inglese di ricerche sociali, ha scomposto il concetto in categorie che mostrino differenti modi in cui l’empowerment può essere misurato. L’Istituto ha individuato tre categorie di empowerment.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Secondo l’Ipsos Mori, il de jure empowerment (il potere che si manifesta nelle opportunità e nei diritti proclamati nelle leggi, nei contratti o in altri documenti ufficiali) è stato sostanzialmente incrementato nel Regno Unito negli ultimi dieci anni, per esempio, nella forma di strumenti legali come il Freedom of Information Act.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il de facto empowerment (controllo o influenza diretti su risultati e decisioni) è più difficile da misurare. Tuttavia, secondo l’Istituto, cresce il numero di progetti che, nel Regno Unito, si fondano sulla co-produzione dei servizi in partnership con gli utenti. Con questi progetti si realizza un trasferimento ('devoluzione') di poteri nella definzione dei bilanci alle strutture di vicinato nonché di risorse - anche e soprattutto finanziarie - alle comunità e alle organizzazioni civiche. Tutto ciò sembra mostrare con un alto grado di probabilità che i cittadini abbiano più potere oggi sulle decisioni locali di quanto ne avessero in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Il subjective empowerment (la sensazione di essere capace – able - di influenzare, controllare e determinare - affect - una situazione) è rimasta statica in UK in anni recenti, ma è più bassa rispetto al 2001, nonostante massivi investimenti sulla partecipazione e l’impegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cittadini: il rischio della 'stanchezza'&lt;/b&gt;&lt;div&gt;I recenti dati di una Citizenship Survey (2007-2008) mostrano che il 38 per cento delle persone in Inghilterra concorda sul fatto di poter influenzare le decisioni nella propria realtà locale, mentre un quinto della popolazione (20%) ritiene di potere influenzare le decisioni relative alla Gran Bretagna nel 2007. Nel 2001 erano rispettivamente il 44 per cento e il 25 per cento.&lt;br /&gt;Questo ‘empowerment gap’ – che è il crescente assortimento negativo tra le aumentate opportunità di fatto di determinare il cambiamento e le divergenti capacità e volontà di usare queste opportunità - è una questione reale. &lt;br /&gt;Secondo l’Istituto, se nulla è fatto per controbilanciare questa situazione è probabile che l’incremento di opportunità di influenza favorirà semplicemente limitate porzioni di società. Messa crudamente, la popolazione che non si sente capace di influenzare le decisioni tende a non firmare petizioni, a non partecipare agli eventi che presuppongono la partecipazione non importa quanto significativi possano essere. Il tema è abbastanza rilevante anche nel contesto italiano dove la crisi pervasiva della politica sembra erodere anche gli spazi di partecipazione dei cittadini, sia sul piano politico, con la paventata crescita dell’astensionismo elettorale, sia sul piano civico, con la chiusura progressiva di spazi di collaborazione costruttiva nelle politiche pubbliche da parte delle amministrazioni regionali e locali.&lt;br /&gt;Benché le opportunità &lt;i&gt;de-facto&lt;/i&gt; siano vitali, per se stesse non possono garantire che segmenti più larghi di pubblico vi prendano parte. La crescita di meccanismi strutturali e istituzionali di rafforzamento delle comunità e di incremento del &lt;i&gt;de-facto&lt;/i&gt; empowerment a livello locale devono essere miscelati con l’azione di sviluppo di un senso soggettivo di empowerment. Questo vale per la società britannica come per quella italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Poteri reali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel Regno Unito, il Department for Communities and Local Government ha adottato ufficialmente due definizioni di empowerment: oggettiva e soggettiva, che corrispondono approssimativamente alla prima e alla terza definizione descritte sopra. E, in effetti, ogni programma di impegno civico che mira a rafforzare l’empowerment dei cittadini e a costituire la base di una governance sussidiaria dovrebbe supportare e offrire entrambi i tipi di empowerment (&lt;i&gt;subjective &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;de facto&lt;/i&gt;). Questo sempre che le Istituzioni siano consapevoli di una cosa: che si ha davvero empowerment solo quando i cittadini sentono di poter influenzare le decisioni che hanno un impatto sulle loro vite e sono dotati/provvisti/forniti di significative opportunità di rendere questa una realtà effettiva e non una mera possibilità. &lt;br /&gt;Sul tema bisognerà ritornare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7515055108173618738?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7515055108173618738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/poteri-reali-per-i-cittadini-in-uk-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7515055108173618738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7515055108173618738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/poteri-reali-per-i-cittadini-in-uk-e.html' title='Poteri reali per i cittadini in UK. E l&apos;Italia?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-1T0kRgt7zYA/TatCGx3QPFI/AAAAAAAAAMk/n1Ckt8Z7KBo/s72-c/wecandoit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5668439373072758089</id><published>2011-04-06T16:20:00.000+02:00</published><updated>2011-04-06T16:20:32.604+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Etica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trasparenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Istituzioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accountability'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Chiedere il conto ai ragni della politica</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VnNQhH5jFX4/TZxrbXsLu8I/AAAAAAAAAMg/nXs9bB70P_s/s1600/sciascia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-VnNQhH5jFX4/TZxrbXsLu8I/AAAAAAAAAMg/nXs9bB70P_s/s400/sciascia.jpg" width="260" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Mai c'è stata un'epoca, mi pare, in cui quello che si dice ha più importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l'avanguardia ed è un avanguardista, che un reazionario dica di esser per la rivoluzione ed è un rivoluzionario, che un mascalzone dica di essere per l'onestà ed è onesto. E non si torna a chiedere alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono, e se non si torna a giudicare un'azione per quella che è senza contare che sia fatta con la mano sinistra, che sa quello che fa la destra, o con la mano destra, che sa quello che fa la sinistra, temo che nessuna riforma o rivolgimento verrà a cavare il classico ragno dal buco; immagine del tutto pertinente alla situazione e anzi da moltiplicare, tanti buchi, tanti ragni.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Leonardo Sciascia&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile trovare parole nuove, ormai, per raccontare lo spettacolo degradante della politica italiana. Possiamo però utilmente usare parole 'vecchie', ma sempre attuali per farlo, come quelle del grande intellettuale siciliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse, avremmo potuto scrivere diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avremmo potuto scrivere, per esempio: basta dirsi eletti dal popolo per farsene unti; basta dirsi liberali per rendersi impuniti; basta dirsi perseguitati per fingersi vittime; basta dirsi garantisti per fare scempio della giustizia; basta dirsi civili per comportarsi come vandali dell'etica pubblica; basta dirsi riformisti per fare scempio delle regole; basta proclamare odi alla libertà per praticare la prostituzione nella politica; basta dichiararsi simpatici per pretendere che tutto ti sia dovuto, soprattutto la sottomissione di ogni istituzione; basta mettersi dalla parte del popolo per farsene beffe e pretenderne, al minimo, accondiscendenza, al massimo, venerazione; basta dirsi giornalisti per manipolare i fatti senza pudore pur di omaggiare i propri padroni... Gli esempi potrebbero continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedere il conto di quello che si fa. Per venir fuori da questa follia dovremmo riprendere la questione. Senza trasparenza, responsività e rispetto delle regole - cioè senza rispondere delle proprie azioni di fronte ai cittadini - non c'è futuro. Lo si è detto e scritto, ormai, in mille modi. Per questo le parole di Sciascia sono più attuali che mai. Per cavar via i ragni dai loro buchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5668439373072758089?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5668439373072758089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/chiedere-il-conto-ai-ragni-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5668439373072758089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5668439373072758089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/chiedere-il-conto-ai-ragni-della.html' title='Chiedere il conto ai ragni della politica'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-VnNQhH5jFX4/TZxrbXsLu8I/AAAAAAAAAMg/nXs9bB70P_s/s72-c/sciascia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4355511849016583936</id><published>2011-04-04T10:43:00.003+02:00</published><updated>2011-04-04T15:24:32.836+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='NCVO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sacconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finanziamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volontariato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cameron'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='deduzioni fiscali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Risorse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='National Council of Voluntary Organisations'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Quali risorse per le organizzazioni dei volontari?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WL-wZGkd3pE/TZmD0yvnBQI/AAAAAAAAAMc/fZecw3tW3v4/s1600/big-fund.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-WL-wZGkd3pE/TZmD0yvnBQI/AAAAAAAAAMc/fZecw3tW3v4/s320/big-fund.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Peccato. La conferenza di apertura dell’Anno Europeo della cittadinanza attiva si è appena conclusa senza brividi particolari in un'atmosfera blindata e surreale (&lt;a href="http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/sacconi-veneziacome-ti-blindo-i.html"&gt;leggi qui&lt;/a&gt;). E dire che ci sarebbero stati molti motivi di confronto anche aspro, soprattutto di fronte alla pervicace immobilità del Governo sul versante della promozione delle azioni volontarie in Italia. Sacconi ha promesso di stabilizzare il 5xMille per legge. Ma ha invitato a non contarci troppo, perché la quota di deduzioni disponibile dipenderà dalla salute dei conti pubblici. Inoltre, la misura servirà in qualche modo per tamponare i tagli alle politiche sociali. Praticamente, una presa in giro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Autonomia e risorse&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi temi è il rapporto tra autonomia ‘politica’ e risorse disponibili per le organizzazioni. Nel Regno Unito, dove è in pieno svolgimento il dibattito sulla Big Society, il National Council of Voluntary Organisations (NCVO) – che nulla a che vedere con i nostri piccoli centri di servizio per il volontariato – ha lanciato nel febbraio scorso un piano di azione rivolto al Governo con l’obiettivo di offrire i massimi benefici possibili ai singoli e alle comunità. Si tratta di una lettura utile che potrebbe dire qualcosa anche all’esperienza italiana e, soprattutto, potrebbe costituire un’agenda di lavoro da condividere con le Istituzioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il piano del National Council britannico&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Rispondendo alle iniziative del premier David Cameron, Stuart Etherington, il responsabile del NCVO, ha spiegato: “Noi sosteniamo l’idea di Big Society, ma serve che il Governo agisca rapidamente per garantire che le organizzazioni dei volontari sopravvivano per promuoverla. Il governo dovrebbe raddoppiare il Transition Fund (un Fondo istituito dal governo per assegnare risorse alle organizzazioni che offrono servizi di interesse generale, ndr) e allargare i suoi criteri in modo tale che più gruppi possano beneficiarne”. &lt;br /&gt;“Allo stesso tempo – ha continuato Etherington - i governi locali vanno supportati affinché prendano decisioni intelligenti e di lungo periodo per prevenire che il settore sia visto come uno dei target dei tagli alla spesa”. &lt;br /&gt;“Infine, raccomandiamo caldamente al governo di dare priorità alla riforma del Gift Aid (un incentivo fiscale istituito in UK per favorire le donazioni alle realtà della cittadinanza attiva, ndr) e di affrontare il tema dell’IVA nei servizi condivisi. Questo aiuterebbe le organizzazioni dei volontari a superare le tempesta finanziaria continuando a fornire servizi vitali”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una lista di raccomandazioni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il piano del NCVO, lanciato all’inizio di febbraio, propone una serie di misure che aiuterebbero le organizzazioni dei volontari e delle comunità locali a superare la tempesta finanziaria e a giocare la propria intera parte nell’offerta di servizi e nel sostegno ai propri beneficiari. Si tratta di un contributo molto interessante, da rileggere anche con riguardo al nostro paese. Vediamo di seguito il pacchetto di raccomandazioni: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Raddoppiare il &lt;b&gt;Transition Fund&lt;/b&gt; ed estendere la sua finalità e la sua portata. Secondo questa proposta, 100milioni di sterline dovrebbero servire per aiutare le charities di media misura ad affrontare i tagli alla spesa pubblica. In ogni caso, il NCVO è sempre più preoccupato per i tempi brevi e i criteri restrittivi previsti per le richieste di sostegno. Se le organizzazioni falliscono nei mesi che vengono, il governo avrà bisogno di aumentare l’efficienza: così una iniezione di risorse cash nel breve periodo permetterebbe di risparmiare un enorme ammontare di denaro nel lungo periodo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Supportare il governo locale ad assumere decisioni strategiche, intelligenti e a lungo termine. L’obiettivo è non ridurre le comunità e il settore volontario ad un target privilegiato per i tagli di spesa.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Fare avanzare il &lt;b&gt;“Private Members Bill”&lt;/b&gt; (iniziativa di legge parlamentare) sui servizi pubblici (in questo ambito in UK si parla di social enterprise e di social value). Questo PM Bill, avanzato dal deputato Chris White, contiene una raccomandazione precisa: i processi per gli incarichi e gli acquisti per i servizi pubblici dovrebbero focalizzarsi non solo sul valore finanziario di un servizio, ma anche sull’impatto sociale e ambientale che esso presenta. Il NCVO crede che ciò creerebbe un campo d’azione multilivello per le charities e renderebbe i servizi più ‘responsivi’ al bisogno delle comunità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Semplificare e modernizzare il &lt;b&gt;“Gift Aid”&lt;/b&gt;. Il Gift Aid (gli assomiglia in qualche modo il nostro 5xMille) è un’importante fonte di reddito per il terzo settore, ma l’impiego di donatori si è stabilizzato in anni recenti. Il Governo dovrebbe semplificare il Gift Aid, spostare il sistema online e assicurare che le donazioni attraverso meccanismi innovative di fundraising, come gli sms, siano facilmente praticabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Indagare sull’opportunità di rendere le lifetime legacies disponibili nel Regno Unito per promuovere una cultura della filantropia. Le&lt;b&gt; lifetime legacies&lt;/b&gt; sono una forma di ‘trust’ molto usata in USA a partire dalla fine degli anni ’60. Permette al donatore di fare un dono ‘irrevocabile’ fino alla fine della propria vita. Ovviamente, in cambio di deduzioni fiscali. Le charities la usano come parte del loro capitale lavoro o come base di sicurezza contro le fluttuazioni finanziarie. Inoltre, in questo modo costruiscono la loro comunità di donatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Affrontare il tema dell’&lt;b&gt;IVA&lt;/b&gt; sui servizi condivisi. Secondo le attuali disposizioni dell’ordinamento britannico, le organizzazioni dei cittadini non possono reclamare l’IVA sui costi della condivisione dei servizi, mentre le organizzazioni del settore privato possono. Il NCVO non chiede trattamenti speciali per quello che siamo ma vogliamo che il governo renda il sistema più equo, il che si tradurrebbe nell’incentivare il collaborative working.  Il NCVO ha avanzato questa raccomandazione al Primo Ministro e al Segretario Capo del Tesoro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Stimolare il mercato dell’investimento sociale. Il mercato dell’investimento sociale formerà un elemento crescente e importante per ribilanciare il finanziamento del settore, mentre crollano i fondi provenienti dalle fonti imposte dalla legge. Mettere in campo i giusti incentivi fiscali è importante e il governo dovrebbe guardare al &lt;b&gt;Community Interest Tax Relief &lt;/b&gt;(CITR). Il CITR è il principale incentivo fiscale per l’investimento sociale in progetti comunitari o imprenditoriali rivolti alle categorie e alle comunità svantaggiate. Consiste in pratica in uno sgravio fiscale per quei privati – singoli o aziende – che investono in organizzazioni accreditate (in UK si tratta, per es., delle charities, imprese sociali non profit, organizzazioni a supporto di specifici gruppi come le minoranze etniche, ecc.). In ogni caso, secondo il NCVO, la ripresa si può dire sia stata deludente e si vuole incoraggiare il governo a rivedere e promuovere la CITR e ad estendere la gamma delle organizzazioni idonee.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Imparare dal Regno Unito&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"La Big Society ha avuto una cattiva stampa recentemente – ha notato Stuart Etherington - ma le nostre raccomandazioni rendono chiaro che esistono delle vie per ritirarla su dal precipizio.  Ascoltare queste indicazioni potrebbe essere un segnale forte e chiaro che il governo vuole sostenere le organizzazioni dei cittadini volontari per giocare tutta la loro parte nella costruzione della Big Society. Adesso è tempo di agire, altrimenti c’è un rischio reale che le organizzazioni che stanno alla base della Big Society non sopravviveranno abbastanza a lungo per vedere la visione diventare realtà". &lt;br /&gt;Il confronto con il Regno Unito può essere molto interessante e meriterebbe di essere approfondito, anche allo scopo di verificare quali strumenti potrebbero essere rilanciati e valorizzati nell’esperienza italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4355511849016583936?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4355511849016583936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/quali-risorse-per-le-organizzazioni-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4355511849016583936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4355511849016583936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/quali-risorse-per-le-organizzazioni-dei.html' title='Quali risorse per le organizzazioni dei volontari?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-WL-wZGkd3pE/TZmD0yvnBQI/AAAAAAAAAMc/fZecw3tW3v4/s72-c/big-fund.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4867490777444493619</id><published>2011-04-02T11:30:00.003+02:00</published><updated>2011-04-02T11:49:10.940+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Anno Europeo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sacconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Volontariato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Venezia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro Bianco Welfare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cittadini attivi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Sacconi a Venezia: come ti 'blindo' i cittadini attivi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-99MkYdP36uk/TZbsBmCQ8iI/AAAAAAAAAMY/sMFqTgOJIdI/s1600/european_year.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-99MkYdP36uk/TZbsBmCQ8iI/AAAAAAAAAMY/sMFqTgOJIdI/s200/european_year.jpg" width="194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;La Conferenza di apertura dell’Anno Europeo del volontariato, svoltasi a Venezia il 31 marzo e il 1 aprile scorsi, è nata male. Un programma costruito a tavolino, senza alcun coinvolgimento delle associazioni e dei volontari. Un evento a numero chiuso, fatto del tutto inaudito, al quale si partecipa solo se si è in quota a canali, più o meno ufficiali, di legittimazione. Tant’è che sul sito della Conferenza ci si poteva registrare, certo, ma solo a una condizione: sottoscrivere il form nella parte in cui annuncia che i posti sono limitati. “Per motivi di sicurezza”, stava scritto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Una zona rossa per la cittadinanza attiva&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;La verità è un’altra. Anche per il mondo della cittadinanza attiva esiste una ‘zona rossa’. Serve per dividere gli interlocutori e indebolirli. Per ridurre all’impotenza le organizzazioni che avrebbero qualcosa da dire. Blindare la Conferenza è un modo in più, non solo simbolico, ma pratico, per blindare la partecipazione dei cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Dentro questa ‘zona rossa’ sono ben accolti soltanto gli amici (gli altri possono stare si, ma senza fare troppo rumore) e gli ideologi di questa nuova stagione politica. &amp;nbsp;E’ la stagione dell'uso privatistico delle istituzioni, dei beni comuni e dei servizi pubblici. L’obiettivo è chiaro: indebolire l’azione delle amministrazioni pubbliche, smontare una serie di garanzie di tutela di diritti fondamentali, favorire quelle imprese amiche che, con la veste buona dell’ente caritatevole o dell’utilità sociale, raccolgono i resti di alcuni servizi essenziali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Un visione privatistica della sussidiarietà&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;In questa prospettiva privatistica il concetto di sussidiarietà viene utilizzato impropriamente, in modo del tutto contrario al dettato costituzionale. La sussidiarietà diventa strumento a vantaggio delle corporazioni, occasione di scambio con una politica consenziente, metodo di spartizione di risorse pubbliche per premiare imprese che si dicono sociali. Soprattutto, vengono meno le responsabilità dello Stato, le reti di protezione vengono strappate, i più deboli sono lasciati a se stessi e alle loro famiglie. Basterebbe leggere il Libro Bianco sul Welfare del ministro Sacconi per rendersi conto di questa new wave del ‘si salvi chi può’. Senza oneri per lo Stato. Sarà per questo che, in questi mesi, il Ministero dell’Economia ha cercato di tagliare tutto il possibile, specie se aveva a che fare con le politiche sociali. Lo stesso 5x1000 è allargato e ridotto a capriccio a seconda delle necessità del momento. Sacconi è stato chiaro a Venezia: "lo stabilizzeremo per legge ma il fondo da distribuire sarà deciso di anno in anno e le associazioni non devono farci troppo affidamento". Più chiaro di così...&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Un ruolo gregario&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;In compenso, qualche risorsa per gli ospedali privati o per le scuole confessionali si trova anche in tempi di crisi, con la scusa che le imprese – specie quando sono amiche – sono sempre efficienti. Non importa, ovviamente, se non garantiscono l’accesso universale ai servizi e la tutela eguale dei diritti. In questo contesto, i volontari sono ‘quelli che puliscono il culo’, come il ministro Sacconi ha avuto la delicatezza di dire. Sono, tutt’al più, i ‘pesci pulitori’ nell’acquario predisposto dai poteri in sella. O i giardinieri che tengono fresco l’orto intorno al Palazzo in cui si chiudono gli affari veri. Cittadini attivi, ma privati di qualsiasi ruolo pubblico e politico che darebbe solo fastidio al Palazzo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Non è un caso, dunque, che le relazioni principali della Conferenza del volontariato siano espressione di una precisa opzione culturale. L’unica buona per un progetto di riforma ispirato dalla retorica tipica del conservatorismo compassionevole di provenienza anglosassone. Qualcosa che vorrebbe assomigliare alla &lt;b&gt;&lt;a href="http://vittorioferla.blogspot.com/2010/12/quello-che-non-si-dice-sulla-big.html"&gt;Big Society&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; promossa in UK da David Cameron. Ma l'iniziativa del governo britannico, assai contestata in patria per il suo contenuto anti-equitativo, ha ben altra ambizione e ben altri strumenti in campo (per approfondire leggi &lt;b&gt;&lt;a href="http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/cosa-e-la-big-society.html"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;Impegni costituzionali&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Noi sappiamo invece che la Costituzione italiana, quando parla di &lt;b&gt;&lt;a href="http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/la-sussidiarieta-un-valore-aggiunto-per.html"&gt;sussidiarietà&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, offre una prospettiva&amp;nbsp; completamente diversa: l’alleanza tra cittadini e istituzioni per la soluzione di problemi di interesse generale, un concorso di responsabilità condivise che ha come obiettivo la cura dei beni comuni, una democrazia partecipata che si pone la meta dello sviluppo sociale, civile e ambientale per tutti. Ma di questa sussidiarietà progressiva a Venezia se n'è vista molta tra i volontari, molto poca da parte delle Istituzioni. Anche perché tante organizzazioni di cittadini che la pensano così hanno partecipato con il 'mal di pancia'. Oppure hanno preferito restarsene a casa. Per far sentire più forte il proprio ‘NO’. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4867490777444493619?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4867490777444493619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/sacconi-veneziacome-ti-blindo-i.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4867490777444493619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4867490777444493619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/04/sacconi-veneziacome-ti-blindo-i.html' title='Sacconi a Venezia: come ti &apos;blindo&apos; i cittadini attivi'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-99MkYdP36uk/TZbsBmCQ8iI/AAAAAAAAAMY/sMFqTgOJIdI/s72-c/european_year.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5191698551763131687</id><published>2011-03-30T16:30:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T16:30:36.266+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Disabilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Invalidi civili'/><title type='text'>Partita la caccia agli invalidi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xgCRjY-pJdU/TZM9yHogLvI/AAAAAAAAAMU/O3FbWLaGDL4/s1600/invalidi-civili.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-xgCRjY-pJdU/TZM9yHogLvI/AAAAAAAAAMU/O3FbWLaGDL4/s320/invalidi-civili.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il quotidiano ecologista &lt;i&gt;Terra &lt;/i&gt;ospita oggi un &lt;a href="http://www.terranews.it/opinioni/2011/03/e-caccia-agli-invalidi"&gt;mio intervento sulla caccia agli invalidi&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Due le questioni principali. Da una parte, bisogna denunciare una politica del governo che mira a tagliare in maniera spesso indiscriminata sui diritti, rendendo complesse e vessatorie le procedure burocratiche per il riconoscimento dell'invalidità e l'attribuzione dell'indennità.&amp;nbsp;&lt;div&gt;Dall’altra, serve fare una riflessione sul modo di fare giornalismo in Italia, che, come dimostra la scandalosa copertina di &lt;i&gt;Panorama &lt;/i&gt;dell settimana scorsa, si muove a partire dalle veline per tutelare gli interessi dei potenti e non si pone nemmeno il problema della tutela degli interessi dei cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.terranews.it/opinioni/2011/03/e-caccia-agli-invalidi"&gt;Leggi l'articolo completo&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5191698551763131687?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5191698551763131687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/partita-la-caccia-agli-invalidi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5191698551763131687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5191698551763131687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/partita-la-caccia-agli-invalidi.html' title='Partita la caccia agli invalidi'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xgCRjY-pJdU/TZM9yHogLvI/AAAAAAAAAMU/O3FbWLaGDL4/s72-c/invalidi-civili.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2334190304339193408</id><published>2011-03-29T15:24:00.002+02:00</published><updated>2011-03-29T15:28:04.885+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='BigSociety'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='concorrenza. poliarchia'/><title type='text'>Sussidiarietà e poliarchia: una risorsa in più</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FzqjnRGiPiE/TZHePxfXXbI/AAAAAAAAAMQ/yKyhR25DHso/s1600/ceccanti.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="208" src="http://4.bp.blogspot.com/-FzqjnRGiPiE/TZHePxfXXbI/AAAAAAAAAMQ/yKyhR25DHso/s320/ceccanti.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Stefano Ceccanti&lt;/b&gt;, costituzionalista e senatore, offre qualche spunto di riflessione a proposito del volume di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri, &lt;i&gt;Il valore aggiunto. Come la sussidiarietà può salvare l'Italia&lt;/i&gt;, Carocci, Roma, 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Non è un gioco a somma zero&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La tesi di fondo è che la sussidiarietà orizzontale non è un gioco a somma zero; senza un nuovo patto tra cittadini e istituzioni nessuno è in grado di realizzare bene quelle attività di interesse generale di cui parla il quarto comma dell'articolo 118, come riscritto nel 2001 dalla riforma del Titolo V. "Sforzi congiunti e reciproco sostegno" è la ricetta evidenziata a pag. 12. Gli interventi pubblici diretti rischiano di essere troppo invasivi, mossi da ruoli eccessivamente pedagogici e di "direzione dall'alto", di negare "un'idea di libertà" (pagg. 14/15). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Due strade diverse&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Dopo di che è vero che si aprono strade diverse, talora alternative: c'è una linea pubblico-progressiva depurata dallo statalismo ma che non rinuncia a un ruolo regolativo forte della politica (che gli Autori apprezzano, anche con un certo favore per la gestione affidata soggetti no profit o comunque che abbiano forme di responsabilità sociale) e una privatistico-limitativa (dove la politica conterebbe di meno e ci sarebbe un favor per il privato) (pagg. 15-17). &lt;br /&gt;In realtà le due questioni sono più distinte di quanto forse non dicano i curatori. Il nuovo 118 si iscrive comunque in una seconda Parte della Costituzione, mentre la Prima attribuisce finalità forti alla Repubblica (non necessariamente allo Stato). Difficile ammettere un'abdicazione a un ruolo regolativo forte dello Stato, altrimenti a un sistema di squilibrio statalista se ne sostituirebbe un altro di segno opposto. L'idea di poliarchia (che qui è sotto traccia) evoca un equilibrio, almeno tendenziale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La regola della concorrenza&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Diversa invece la seconda questione quella di un &lt;i&gt;favor &lt;/i&gt;attribuito a questa o a quella categoria di soggetti gestori, che, caso mai, va giustificata come eccezione a una regola. Se si deve gestire per produrre beni pubblici in cui si incarna l'"interesse generale" la regola deve essere la concorrenza tra i soggetti. E' nelle aree dove è problematica la concorrenza che si può nel caso privilegiare una tipologia di soggetti che ha caratteristiche meritorie, magari spingendo le realtà simili a cosorziarsi. Per questo, nella ricostruzione dottrinale che fa Silvia Vitielli, sembra più convincente, come lei stessa sostiene, la tesi di Pietro Rescigno rispetto a quella di Vincenzo Cerulli Irelli: le attività di "interesse generale" non sono necessariamente collegate a un assenza di lucro (pagg. 154-155), quello che conta sono i beni prodotti per i cittadini, il cui interesse è quello generale e a cui "l'autonoma iniziativa" di chi si attiva è finalizzata e che deve essere valutata dal politico regolatore rispetto a parametri di efficienza ed efficacia (156-157).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La giurisprudenza &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Come nota poi Giglioni la giurisprudenza ha sciolto i nodi nel senso indicato da Vitielli: si è alquanto disinteressata delle tipologie di soggetti gestori e concentrata invece sugli aspetti oggettivi della relazione instaurata (163). Ovviamente, come segnala Giglioni, non è poi tanto facile per un giudice distinguere gli "interessi pubblici" che hanno bisogno di una gestione pubblica diretta dagli "interessi generali" a cui è facilmente applicabile la sussidiarietà orizzontale (166): la scelta non può che essere spesso eminentemente politica come ha sottolineato il Tar Lombardia l'1 luglio 2008 (citato da Giglioni a pagg. 175-176). Il politico ha però il dovere di motivare bene le scelte, specie se e quando ritorna alla gestione diretta (181). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sussidiarietà: una risorsa in più&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Alla fine l'ottimismo degli autori sul nuovo 118 è condivisibile, specie se si usa l'argomento del recente scritto di Clementi sul valore della sperimentazione legislativa: che ci siano impostazioni diverse della sussidiarietà, i cui frutti si possano comparare e sperimentare prima in ambiti ristretti anche grazie al federalismo, è una risorsa, non un limite, a patto di essersi emancipati da quella classica cultura statalista omogeneizzante per cui ci si accontenta di standard formali uguali di partenza come se essi si traducessero miracolosamente in reale uguaglianza di trattamento. E' vero che la sussidiarietà (e la poliarchia) apre a pericoli diversi e non è un pranzo di gala, ma è comunque una risorsa di più.           &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo contributo si è aggiunta la risposta di &lt;b&gt;Fabio Giglioni&lt;/b&gt;, giurista e redattore dell'area norme e giurisprudenza della rivista Labsus.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A proposito di poliarchia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto hai correttamente rievocato il concetto di poliarchia di Benvenuti e infatti gli autori sono convinti che quel concetto è antesignano della sussidiarietà orizzontale da noi intesa. Ti segnalo peraltro che il primo autore che ha operato questo accostamento è stato proprio Cerulli Irelli, il quale a onor del vero non esclude i soggetti dell'imprenditoria privata tra i protagonisti della sussidiarietà anche se dice che la norma non fu scritta pensando a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Intreccio e autonomia dei soggetti &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sul resto hai ragione: il concetto di sussidiarietà per gli autori è davvero una risorsa in più, è l'idea che l'amministrazione (ma anche la politica) deve sapere valorizzare e cogliere le capacità e le potenzialità dei cittadini anche nell'adozione di concrete soluzioni ai problemi di interesse generale. E in questo senso noi non vediamo la sussidiarietà come il concetto su cui fondare i confini separati della sfera pubblica e privata (anche perché questo è un tema antichissimo che trova i suoi elementi di legittimazione in altri concetti ben prima di quello di sussidiarietà), ma semmai la sfera che legittima il loro intreccio pur nella autonomia dei soggetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sostegno attivo e interesse generale &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sussidiarietà come sostegno attivo dei poteri pubblici per quelle iniziative dei privati (e qui hai colto bene, non importa quali) siano capaci di soddisfare un interesse generale della collettività. Non è certo collettivismo perché la differenza è un elemento importante nella sussidiarietà, ma non è neppure liberismo (privatizzazioni, liberalizzazioni, esternalizzazioni) perché l'interesse generale non è un elemento collaterale dovuto alla mano invisibile ma è un elemento essenziale di queste relazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2334190304339193408?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2334190304339193408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/sussidiarieta-e-poliarchia-una-risorsa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2334190304339193408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2334190304339193408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/sussidiarieta-e-poliarchia-una-risorsa.html' title='Sussidiarietà e poliarchia: una risorsa in più'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-FzqjnRGiPiE/TZHePxfXXbI/AAAAAAAAAMQ/yKyhR25DHso/s72-c/ceccanti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8823489255218956766</id><published>2011-03-28T11:48:00.002+02:00</published><updated>2011-03-28T19:50:10.204+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beni culturali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moroni Crespi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FAI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornate di Primavera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beni comuni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Borletti Buitoni'/><title type='text'>FAI: azione civica e primavera dei beni culturali</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wZ0Wg9RPSho/TZBZHTZi6XI/AAAAAAAAAME/ITcAz2zVtr0/s1600/FAI.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="189" src="http://2.bp.blogspot.com/-wZ0Wg9RPSho/TZBZHTZi6XI/AAAAAAAAAME/ITcAz2zVtr0/s200/FAI.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La giornata di primavera del Fai (Fondo ambiente italiano)  che si è svolta nel fine settimana rappresenta, ormai da anni, un momento di grande sensibilizzazione ambientale nel quale una serie di monumenti, solitamente inaccessibili, vengono aperti al pubblico. &lt;br /&gt;Si tratta di una iniziativa civica in senso stretto. Una organizzazione di cittadini che si occupa di difendere e promuovere dei beni che appartengono a tutti. Un lavoro davvero encomiabile perché il Fai – che conta in Italia 80mila iscritti, 500 aziende sostenitrici e 7mila volontari) è riuscito a riaprire centinaia di siti culturali che anni di malgoverno pubblico avevano abbandonato a se stessi. Gli ultimi in ordine di tempo sono il negozio Olivetti dell'architetto Carlo Scarpa in piazza San Marco a Venezia, la villa dei Vescovi in provincia di Padova e il bosco di San Francesco ad Assisi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, “la politica non mette questa straordinaria ricchezza  tra le priorità”. E fa un esempio: “se si fosse tutelato il suo patrimonio artistico e naturale, la Campania avrebbe avuto uno sviluppo diverso capace di generare anche occupazione”. Le fa eco Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onoraria: “Io ho speranza perché credo nella società civile, nei volontari, nelle associazioni. Quello che manca, però, è l’esempio dall’alto”. &lt;br /&gt;La ricetta, in fondo, è semplice: alcuni cittadini si organizzano per affrontare un problema di interesse generale e, con il sostegno delle donazioni private, recuperano monumenti e porzioni di territorio di particolare rilevanza ambientale e li aprono al pubblico. &lt;br /&gt;Sembra davvero un abisso quello che si è aperto, sul versante dei beni culturali, tra l’efficacia dell’azione civica e i ritardi dell’azione amministrativa. L’azione di governo arranca alla ricerca di fondi e per scongiurare tagli. L'ultimo milleproroghe scendeva a patti con l'abusivismo edilizio, almeno nella versione originaria. La versione finale, comunque, ha mantenuto intatti i tagli al Fondo unico per lo spettacolo. I progetti di gestione manageriale sono rimasti fermi al palo. E adesso si usano le accise sulla benzina per dare dei contentini al cinema. C’è da chiedersi il motivo di tanta insipienza, soprattutto quando potrebbero esservi strade di gra lunga più semplici da percorrere. Per esempio, quella di allearsi con i cittadini per la cura dei beni comuni.&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="display: none;"&gt;&lt;img height="1" src="file:///C:/DOCUME%7E1/VITTOR%7E1.CIT/IMPOST%7E1/Temp/msoclip1/01/clip_image001.gif" width="1" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8823489255218956766?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8823489255218956766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/fai-azione-civica-e-primavera-dei-beni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8823489255218956766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8823489255218956766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/fai-azione-civica-e-primavera-dei-beni.html' title='FAI: azione civica e primavera dei beni culturali'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wZ0Wg9RPSho/TZBZHTZi6XI/AAAAAAAAAME/ITcAz2zVtr0/s72-c/FAI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7395805522988098651</id><published>2011-03-27T09:00:00.005+02:00</published><updated>2011-03-28T19:52:12.277+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Montezemolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia Futura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Romano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cameron'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spesa pubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nat Wei'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Empowerment'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spesa sociale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Cosa è la Big Society?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-XkFk_S0Qs0M/TY4lV2OGJtI/AAAAAAAAAMA/RBoGx8aEYDM/s1600/italiafutura.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://lh4.googleusercontent.com/-XkFk_S0Qs0M/TY4lV2OGJtI/AAAAAAAAAMA/RBoGx8aEYDM/s320/italiafutura.jpg" width="302" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il "potere alla gente", uno degli slogan più accattivanti di David Cameron, significa che le persone e le associazioni di cittadini possono gestire da sole una serie di funzioni che normalmente sono monopolio dello Stato. La &lt;i&gt;Big Society&lt;/i&gt; rappresenta certamente una strategia nuova che merita attenzione. Ma, con serietà e realismo, occorrerà sciogliere alcuni nodi. &lt;a href="http://www.italiafutura.it/dettaglio/111319/cosa_e_la_big_society"&gt;&lt;b&gt;Il sito web di Italia Futura&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, la fondazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo e diretta da Andrea Romano, ospita un mio contributo sul tema.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.italiafutura.it/dettaglio/111319/cosa_e_la_big_society"&gt;Leggi l'articolo&lt;/a&gt;.&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7395805522988098651?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7395805522988098651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/cosa-e-la-big-society.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7395805522988098651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7395805522988098651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/cosa-e-la-big-society.html' title='Cosa è la Big Society?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-XkFk_S0Qs0M/TY4lV2OGJtI/AAAAAAAAAMA/RBoGx8aEYDM/s72-c/italiafutura.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4172023802826946181</id><published>2011-03-26T13:21:00.007+01:00</published><updated>2011-04-04T15:17:27.368+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Media Freedom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ministero Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Disabilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inps'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Panorama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spesa pubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bomprezzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spesa sociale'/><title type='text'>Disabili: un "Panorama" nazishock</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-zPmkCY2K0Js/TY3WVF5EkjI/AAAAAAAAAL4/WKdK3pEiNs8/s1600/panorama_scrocconi.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh5.googleusercontent.com/-2voOU92Wd9Q/TY3bvB-zQzI/AAAAAAAAAL8/3Mnkhlr5hXc/s1600/panorama_scrocconi.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://lh5.googleusercontent.com/-2voOU92Wd9Q/TY3bvB-zQzI/AAAAAAAAAL8/3Mnkhlr5hXc/s320/panorama_scrocconi.jpg" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il tam tam delle organizzazioni dei disabili è partito molto presto. La causa? Una copertina del settimanale Panorama con il titolo: "Scrocconi". L'immagine&amp;nbsp;di un Pinocchio in carrozzina, a introdurre un servizio sul&amp;nbsp;fenomeno dei falsi invalidi. Una copertina che fa di ogni erba un fascio. La&amp;nbsp;carrozzina, simbolo riconoscibile da tutti per denotare la&amp;nbsp;disabilità vera, vilipesa e strumentalizzata per parlare dei truffatori. Un’inchiesta superficiale, abborracciata con le veline dell'INPS, smentite dagli&amp;nbsp;stessi medici dell’Istituto, che fa solo danni ai tanti disabili d'Italia.&lt;br /&gt;Il primo a denunciare la cosa, sulla sua bacheca di Facebook, è Franco Bomprezzi, già presidente della&amp;nbsp;UILDM (l'Unione Italiana Lotta alla&amp;nbsp;Distrofia Muscolare), decano del giornalismo dalla parte dei cittadini disabili, distrofico egli stesso. Il 18 marzo alle 19.44 scrive questo post: "Tsunami e pericolo radioattivo in Giappone, la Libia che esplode, i casini di Silvio: e che ti inventa Panorama per la copertina? Una bella inchiesta sui falsi invalidi, dal titolo 'Scrocconi', con il simbolo della carrozzina su cui siede Pinocchio. VERGOGNATEVI! Siete servi, non giornalisti". Rispondono 172 tra persone ed enti. E poi è un moltiplicarsi di prese di posizione e di interventi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un esempio vergognoso&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Ho avuto un trasalimento e un senso di nausea", spiega Bomprezzi nel suo &lt;a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fblog.vita.it%2Ffrancamente%2F2011%2F03%2F19%2Ffratelli-ditalia-o-scrocconi%2F&amp;amp;h=c31d6"&gt;blog&lt;/a&gt;. "Mi sono&amp;nbsp;ricordato subito dei manifesti del nazismo che hanno&amp;nbsp;accompagnato la campagna per la sterilizzazione dei disabili e&amp;nbsp;poi per l'eutanasia, il cosiddetto "Programma T4". Anche allora, in&amp;nbsp;piena crisi economica, comparvero manifesti che legavano strettamente i sacrifici&amp;nbsp;economici della povera gente agli sprechi per tenere in vita&amp;nbsp;persone 'improduttive'. I simboli, infatti, servono in epoche di&amp;nbsp;questo tipo a deviare l’attenzione verso nemici sui quali&amp;nbsp;scaricare le tensioni sociali".&lt;br /&gt;In Italia, dunque, secondo Bomprezzi, la campagna sui falsi invalidi, partita per colpire alcuni abusi, "si è trasformata nel tempo in un esempio&amp;nbsp;vergognoso di come si possano deviare risorse e&amp;nbsp;competenze pubbliche verso obiettivi di drastica riduzione&amp;nbsp;complessiva della spesa sociale, eliminando, attraverso&amp;nbsp;procedure discutibili e spesso disumane di controllo dello stato&amp;nbsp;di invalidità civile, pensioni e indennità assolutamente legittime&amp;nbsp;(come testimonia l’altissima percentuale di ricorsi alla&amp;nbsp;Magistratura vinti dai cittadini)".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Da che parte stanno i media?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Da una parte, dunque, servono parole chiare contro una politica del governo che mira a tagliare in maniera spesso indiscriminata sui diritti. Dall'altra, serve fare una riflessione sul modo di fare giornalismo in Italia, a partire dalle veline e dagli interessi dei potenti e non certo dalla tutela degli interessi dei cittadini.&lt;br /&gt;L'autore della pseudo-inchiesta è Stefano&amp;nbsp;Vespa, fratello del più noto Bruno: un banale e triste&amp;nbsp;'copia e incolla'&amp;nbsp;delle veline dell'INPS che dimostra quanto poco impegno è possibile mettere nella pratic deontologica di questa professione. A ciò si aggiunga la scelta del tema da parte della direzione del settimanale, in un momento in cui, soprattutto a livello internazionale, viviamo crisi di proporzioni gigantesche. Infine, lo sfregio ad un simbolo che tutela la dignità e l'umanità dei cittadini disabili a livello globale.&amp;nbsp;Come spiega bene Bomprezzi, "il direttore di &lt;i&gt;Panorama &lt;/i&gt;non ha certo scelto questo tema in&amp;nbsp;modo casuale. C'è un pensiero dietro, c’è sicuramente un&amp;nbsp;disegno ben preciso".&amp;nbsp;Questo caso clamoroso mostra ancora una volta che la questione dei media in Italia è davvero un'emergenza. La gran parte dei giornalisti scrive per conto di potentati, siano essi politici o economici. Spesso sulla base di falsità, senza alcun riguardo per i fatti. E non esiste alcuna garanzia per i lettori. E ben poche possibilità di autodifesa.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La reazione delle associazioni non si farà attendere&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Intanto, è ripartita la carica delle associazioni di tutela (una presa di posizione viene anche dalla Fish, riunita a &lt;a href="http://www.fishonlus.it/2011/03/22/congresso-fish-una-mozione-impegnativa/"&gt;Congresso&lt;/a&gt;). Mobilitazioni diffuse, non solo su &lt;a href="http://www.firmiamo.it/contro-la-copertina-di-panorama"&gt;web&lt;/a&gt;. Si preparano iniziative - per esempio, da parte di Cittadinanzattiva e del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici - contro le vessazioni messe in campo dall'INPS, sulla base del giro di vite (prima di tutto sul piano delle risorse per le politiche sociali) avallato dal Ministero dell'Economia. State certi, ne vedremo delle belle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4172023802826946181?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4172023802826946181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/disabili-un-panorama-nazishock.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4172023802826946181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4172023802826946181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/disabili-un-panorama-nazishock.html' title='Disabili: un &quot;Panorama&quot; nazishock'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh5.googleusercontent.com/-2voOU92Wd9Q/TY3bvB-zQzI/AAAAAAAAAL8/3Mnkhlr5hXc/s72-c/panorama_scrocconi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-3103270051219403967</id><published>2011-03-25T12:52:00.001+01:00</published><updated>2011-03-25T12:53:39.626+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salute mentale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Psichiatria'/><title type='text'>OPG: la vergogna continua</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-uQy-bm_KDks/TYyBTpR9V1I/AAAAAAAAAL0/4rGmIObFX8A/s1600/opg.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="174" src="https://lh4.googleusercontent.com/-uQy-bm_KDks/TYyBTpR9V1I/AAAAAAAAAL0/4rGmIObFX8A/s320/opg.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La Commissione d'inchiesta del Senato sull'efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, ha presentato nei giorni scorsi un documentario che racconta la vita dietro le sbarre. degli OPG italiani. Dall'indagine condotta sugli ospedali di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), Aversa (Ce), Napoli, Montelupo Fiorentino (Fi), Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere, emerge un quadro chiaro: in queste strutture che avrebbero dovuto sostituire i manicomi criminali, in realtà, le cose non sono cambiate di molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I risultati dell'inchiesta &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Secondo i dati della Commissione, su 376 internati dichiarati 'dimissibili', per ora solo 65 sono stati effettivamente rilasciati, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena. Di questi ultimi, solo cinque sono ancora internati perché ritenuti socialmente pericolosi, tutti gli altri non sono stati liberati perché non hanno un progetto terapeutico, non hanno una famiglia che li accolga o una Asl che li possa assista. E' come se fossero rifiutati dai "loro" territori perché mancano le risorse e, secondo la Commissione, è rimasto sulla carta l'impegno del governo di stanziare 10 milioni di euro (5 dal ministero della Salute e 5 dalla Giustizia) per agevolare l'assistenza e garantire le cure a chi può uscire e tornare alla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;La posizione di Cittadinanzattiva&lt;/b&gt;“Condizioni di vera e propria contenzione, che potrebbero in alcuni casi definirsi tortura, e evidenti violazioni dei diritti umani nei confronti di cittadini che si trovano in uno stato di debolezza”. Questo il commento di Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, in merito ai risultati dell'inchiesta. “Sin da subito, attraverso le nostre sezioni locali, agiremo affinché le Asl di competenza si facciano carico delle persone dimissibili, assicurandogli le cure necessarie. Riterremo del tutto privo di fondamento il rifiuto ad accogliere questi soggetti con la scusa delle difficoltà economiche. Lo spauracchio dei tagli dei servizi sanitari è troppe volte usato dalle istituzioni del sistema sanitario nazionale a fini strumentali solo per declinare le proprie responsabilità, anche quando, come in questo caso, l’intervento richiesto è davvero minimo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Palesi violazioni dei diritti umani&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Le immagini scattate dai commissari e il documentario girato nel corso dell'inchiesta raccontano una realtà in cui non c'è rispetto per l'identità della persona, dove non viene garantito il diritto all'igiene e persino alle terapie. Le medicine non curano ma 'contengono', i medici, in ciascuna struttura, sono presenti solo quattro ore a settimana e devono prendersi cura anche di 300 persone. Sono gli internati stessi a raccontare il degrado o l'umiliazione di chi, ad esempio, è costretto a infilare le bottiglie d'acqua nel buco dei bagni alla turca - come è stato racocntato all'ospedale di Aversa - per farle rinfrescare d'estate o per impedire la risalita dei topi. E poi stanze da quattro che ospitano nove internati su letti a castello (proibiti in un ospedale) e uno spazio disponibile di tre metri quadrati a "malato", in netta violazione di quanto sancito dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il lavoro della Commissione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Commissione sta monitorando ogni settimana ogni struttura per avere notizie degli internati che dovrebbero essere stati dimessi già da mesi o anni, persone rinchiuse anche se hanno commesso un reato minore, e mai più uscite a causa delle infinite proroghe delle misure cautelari.&lt;br /&gt;"Raccogliere i primi dati non è stato per niente semplice - spiega il presidente della Commissione d'inchiesta, Ignazio Marino - : reticenze, diffidenze, inesattezze hanno scandito le prime settimane di lavoro soprattutto negli Opg più degradati. Ci sono, tuttavia, realtà come quella di Reggio Emilia dove gran parte dei dimissibili hanno già lasciato la struttura. Speravamo di poter fare molto e al più presto, ma abbiamo bisogno di collaborazione delle realtà sanitarie locali. Anche i territori devono acquistare consapevolezza riguardo ai diritti di queste persone: non dobbiamo tollerare degrado e condizioni di vita incompatibili con il più elementare rispetto della dignità e lesivi dei principi della nostra Costituzione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La risposta del Ministro Fazio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel corso del question time del 23 marzo scorso il ministro della Salute Fazio, rispondendo a un'interrogazione del gruppo dell’Udc, promette il piano per la chiusura di tre dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari. “La prima fase è già partita – spiega il ministro –  stabilisce che la responsabilità degli Opg sia assunta interamente dalle regioni in cui gli istituti hanno sede, e che contestualmente i dipartimenti di salute mentale di competenza stendano un programma operativo che prevede le dimissioni degli internati e il ritorno nel carcere di provenienza di quelli che hanno accusato disturbi psichici durante l'esecuzione della pena”.&lt;br /&gt;La seconda fase invece prevede la distribuzione degli internati in modo che ogni struttura “si possa configurare come sede e territorio per il ricovero di internati provenienti dalle regioni limitrofe”. Obiettivo di questa seconda fase è di arrivare “a spostare gli internati sul territorio”.&lt;br /&gt;Infine la terza fase, legata ai fondi. I due ministeri interessati Giustizia e Salute hanno stanziato 15 milioni: 5 milioni dal ministero della Salute e 10 milioni dal ministero della Giustizia”. “C’è – conclude Fazio – un’apposita commissione che si occupa dei tempi di trasferimento”, perche' il cambiamento “deve essere graduale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per Marino non basta&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco la risposta del senatore Marino: “il degrado e le condizioni di vita incompatibili con il più elementare rispetto della dignità delle persone in cui vivono gli internati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari hanno turbato il Paese. I cittadini si sono resi conto con i loro occhi che questi luoghi sono una ferita dei principi su cui si fonda la nostra democrazia, il nostro senso di civiltà. Per questo sono rimasto stupito dalle risposte date oggi dal ministro della Salute Ferruccio Fazio: bisogna superare i passaggi formali e burocratici previsti dalla legge, è il momento di produrre atti concreti”.&lt;br /&gt;“Lo scorso febbraio il ministro in Commissione ha promesso 5 milioni di euro per agevolare l’assistenza dei dimissibili, cioè di coloro che avrebbero dovuto uscire già da mesi o anni per essere accuditi altrove, sul territorio. Ricordo che il Ministro ha puntualizzato che lo stanziamento era in fase di perfezionamento. Tuttavia, non una parola è stata spesa in aula. Non possiamo attendere oltre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-3103270051219403967?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/3103270051219403967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/opg-la-vergogna-continua.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3103270051219403967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3103270051219403967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/opg-la-vergogna-continua.html' title='OPG: la vergogna continua'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-uQy-bm_KDks/TYyBTpR9V1I/AAAAAAAAAL0/4rGmIObFX8A/s72-c/opg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2906201044691127773</id><published>2011-03-24T18:41:00.001+01:00</published><updated>2011-03-24T18:56:50.110+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadinanza attiva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Empowerment'/><title type='text'>La sussidiarietà: un valore aggiunto per l'Italia</title><content type='html'>&lt;small&gt;&lt;/small&gt;                                 &lt;a href="http://www.fondazionefortes.it/wp-content/uploads/2011/01/ilvaloreaggiunto.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="alignright size-full wp-image-1626" height="320" src="http://www.fondazionefortes.it/wp-content/uploads/2011/01/ilvaloreaggiunto.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;Non è utopia ritenere che i cittadini possano interagire con le amministrazioni pubbliche nella cura dei beni comuni. Non lo è perché di fatto già accade, grazie a tutti coloro che in vario modo mettono a disposizione della comunità tempo ed energie.&lt;br /&gt;Ma non lo è anche perché nella nostra Costituzione vige ormai un principio che legittima i cittadini a passare dal ruolo di utenti a quello di cittadini attivi, responsabili e solidali.&lt;br /&gt;È il principio di sussidiarietà orizzontale, che considera i cittadini come potenziali alleati delle istituzioni, disposti ad introdurre nella sfera pubblica il valore aggiunto rappresentato dalle loro competenze, idee ed esperienze.&lt;br /&gt;In tempi di crisi questa è una prospettiva che apre alla speranza perché non si limita, come fanno alcuni interpreti della sussidiarietà, ad ipotizzare interventi sostitutivi dei soggetti pubblici da parte di attori non-profit, bensì mobilita quantità crescenti di persone nella produzione, cura e sviluppo di beni comuni.&lt;br /&gt;I saggi contenuti in questo libro analizzano le idee e le esperienze pratiche che sorreggono questa prospettiva di nuova cittadinanza, fornendo ai potenziali cittadini attivi gli strumenti per mobilitarsi ed a chi opera nel sociale e nella politica una visione credibile di cambiamento basata sulla Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Il valore aggiunto. Come la sussidiarietà può salvare l’Italia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;, a cura di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri – ed. Carocci Editore, 2010&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; - Il volume contiene anche un mio saggio dal titolo: "Cronache della sussidiarietà. 1997-2010"&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2906201044691127773?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2906201044691127773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/la-sussidiarieta-un-valore-aggiunto-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2906201044691127773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2906201044691127773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/la-sussidiarieta-un-valore-aggiunto-per.html' title='La sussidiarietà: un valore aggiunto per l&apos;Italia'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8352751677349643321</id><published>2011-03-23T18:14:00.005+01:00</published><updated>2011-03-23T18:18:21.597+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trasparenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civit'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amministrazioni pubbliche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brunetta'/><title type='text'>Un anno di lavoro della Civit: è già crisi?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-s_ichm6DaqM/TYopaeSkvnI/AAAAAAAAALw/3eEWFyRITWc/s1600/Civit.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="142" src="https://lh4.googleusercontent.com/-s_ichm6DaqM/TYopaeSkvnI/AAAAAAAAALw/3eEWFyRITWc/s200/Civit.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Pensavano ad un seminario ristretto. Immaginavano, forse che la cosa interessasse a pochi. Ma la richiesta di partecipazione è stata alta. Un buon segno per il seminario organizzato dalla &lt;a href="http://www.civit.it/"&gt;Civit&lt;/a&gt;, la Commissione indipendente per l’integrità, la trasparenza e la valutazione, ad un anno dal suo insediamento. C’era curiosità di sapere a che punto sta la riforma Brunetta e di capire come si è mossa, in questo primo anno di attività, la Commissione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un quadro sfocato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il quadro, onestamente, è un po’ sfocato. Nel primo anno di attività la Civit ha lavorato sugli organismi indipendenti di valutazione (OIV) e sulla definizione teorica del ciclo della performance, ha fatto un po’ di 'evangelizzazione' (lo ha detto uno dei commissari, Luciano Hinna) in giro per l’Italia... Solo che, poi, uno degli ‘evangelizzatori’, Pietro Micheli se ne è andato, perché la Civit non funziona affatto bene...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;"Abbiamo le scarpe strette"&lt;/b&gt;I problemi ci sono. A partire dal coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e dalla debolezza competenze e dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche. prima di tutto. Luciano Hinna spiega che negli uffici molti resistono, ma aumentano gli apripista. Il problema è che tra i due gruppi la divaricazione aumenta… Sempre Hinna confessa: “abbiamo le scarpe troppo strette, ma vogliamo correre lo stesso”. E meno male. Ma la strada sembra complicata e lunga se si pensa di percorrerla con le scarpe sbagliate e senza qualcuno che ti carica in groppa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Anticorruzione? Magari&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Martone, per esempio, chiede un maggiore coordinamento tra Civit, Funzione pubblica e Ministero della Giustizia sulla lotta alla corruzione. Giusta richiesta, ma stupisce un po’ che si dica in un seminario, dopo un anno di lavoro. Questi tre soggetti non sono mai riusciti a incontrarsi nel corso di un anno? O, forse, la lotta alla corruzione non è precisamente il primo pensiero di questo Governo e di questa Commissione che, a giudicare, da queste aspettative di dialogo, appare tutt’altro che indipendente? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Allarmi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Riccardo Mussari, esperto di economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, lancia vari allarmi. Uno: “Ci diciamo sempre le stesse cose da dieci anni. Il problema non sta nella normativa”. Due: “Non bisogna stancare la gente, né essere troppo presuntuosi. Rischiamo di affondare questa prospettiva”. Tre: “L’esperienza internazionale ci dimostra che il problema non è dare più soldi ai dipendenti. Non basta l'incentivo in denaro, ma serve l'incentivo dell'orgoglio di appartenere alla PA, e va comunicato”. Quattro: “Non so quanto lo stesso Governo creda in questa missione”. Quinto: “Sta roba costa. Non è vero che è senza oneri per le amministrazioni”. Sesto: “Attenzione alle burocrazie. Tutto può diventare tale, anche il progetto più bello. Il rischio è che si usi la riforma solo per fare la politica del personale. E sarebbe un disastro burocratico”. Mi pare abbastanza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Più trasparenza sulle attività &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Uno dei membri della Commissione, Filippo Patroni Griffi, ricorda che soltanto il 44 per cento delle PA ha scritto i piani e, soprattutto, che mancano ancora gli strumenti per raccogliere le segnalazioni dei cittadini. Per l’amministrativista Francesco Merloni  bisognerebbe riaprire l'accesso totale ai cittadini (quello contenuto nella famosa legge 241, che però è limitata ai soli soggetti portatori di interessi): “con la legge sulla trasparenza è ancora la PA che decide cosa dire”. E poi affonda il colpo: “il cittadino deve essere informato soprattutto sulle attività delle amministrazioni. E poi occorre pubblicare i provvedimenti. Non basta, infatti, rispettare gli obblighi sul sito, ma garantire che fin dalla formazione l'atto sia trasparente”. Mi pare abbastanza chiaro. C’è davvero parecchio da fare, allora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8352751677349643321?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8352751677349643321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/un-anno-di-lavoro-della-civit-e-gia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8352751677349643321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8352751677349643321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/un-anno-di-lavoro-della-civit-e-gia.html' title='Un anno di lavoro della Civit: è già crisi?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-s_ichm6DaqM/TYopaeSkvnI/AAAAAAAAALw/3eEWFyRITWc/s72-c/Civit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2616370925597025768</id><published>2011-03-22T22:49:00.001+01:00</published><updated>2011-03-23T18:19:32.903+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='consumatori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trasparenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amministrazioni pubbliche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='valutazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brunetta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Performance'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CNCU'/><title type='text'>Quel sogno di aprire le stanze della burocrazia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-oobH7dtFqWw/TYkYPv1GydI/AAAAAAAAALs/b8l2MvpzHLo/s1600/operazione_trasparenza.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="https://lh6.googleusercontent.com/-oobH7dtFqWw/TYkYPv1GydI/AAAAAAAAALs/b8l2MvpzHLo/s320/operazione_trasparenza.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Brunetta ha lasciato qualche eredità. Ciascuna amministrazione centrale dovrà preparare un piano per la trasparenza e un programma di performance. Lo chiede la riforma che porta il suo nome. La riforma dice anche che questi piani e programmi devono essere valutati dalle associazioni dei consumatori riunite nel&amp;nbsp;CNCU, il Consiglio nazionale consumatori e utenti.&lt;br /&gt;E così nei mesi scorsi è nato un&amp;nbsp;gruppo di lavoro sulla trasparenza, attivato dal CNCU, che si riunisce presso il Ministero dello Sviluppo economico. Ne faccio parte per conto di Cittadinanzattiva. E l'esperienza pare interessante. Abbiamo già valutato alcuni piani: quello del ministero delle Infrastrutture, davvero molto buono; quelli del ministero del Welfare e del ministero della Salute, entrambi rispediti al mittente per ulteriori correzioni e integrazioni.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi giornata di valutazione dei programmi per la trasparenza di altre amministrazioni pubbliche. Diversissime tra loro. C'è l'INPDAP, l'ente previdenziale dei dipendenti pubblici. C'è l'Università di Roma Tre, con il suo portale per gli studenti. C'è perfino l'ACI, l'Automobil Club Italiano, che svolge alcuni servizi pubblici delegati come l'iscrizione al PRA e il pagamento delle tasse automobilistiche. Non immaginavo fosse anch'esso in obbligo di redigere il piano. C'è anche l'ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il nuovo ente che ne accorpa tre, soppressi dalla legge perché ritenuti inutili e per tirare la cinghia dei conti pubblici:&amp;nbsp;l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT), l’Istituto Nazionale per la Fauna selvatica (INFS) e l’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM).&lt;br /&gt;Certo, c'è il rischio che tutta l'operazione trasparenza si traduca in adempimenti meramente formali. Che tutto si risolva, come spesso accade, in una pratica burocratica: una volta chiusa, amen.&lt;br /&gt;Ma potrebbe non essere così. Ci sono associazioni dei consumatori chiamate a esercitarsi responsabilmente nella offerta di critiche e di incoraggiamenti. Ci sono funzionari chiamati a sviluppare nuove competenze e a praticare una maggiore apertura alle esigenze dell'utenza. Ci sono segnali di trasformazioni che potrebbero diventare profonde se tutti fanno sul serio la propria parte.&lt;br /&gt;La speranza è quella di avere finalmente delle amministrazioni pubbliche 'amichevoli' verso il cittadino (&lt;i&gt;friendly&lt;/i&gt;, come dicono gli anglosassoni), di garantire una maggiore effettività dell'azione amministrativa, di favorire un migliore rendimento delle istituzioni pubbliche. Sarebbe una svolta cruciale. Sappiamo tutti quanto costi allo sviluppo del paese e alla tutela dei diritti dei cittadini il peso della burocrazia italiana.&lt;br /&gt;Un impegno titanico, certo. Ma bisogna raccogliere la sfida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2616370925597025768?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2616370925597025768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/quel-sogno-di-aprire-le-stanze-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2616370925597025768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2616370925597025768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/quel-sogno-di-aprire-le-stanze-della.html' title='Quel sogno di aprire le stanze della burocrazia'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/-oobH7dtFqWw/TYkYPv1GydI/AAAAAAAAALs/b8l2MvpzHLo/s72-c/operazione_trasparenza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1870378805963254002</id><published>2011-03-21T15:24:00.004+01:00</published><updated>2011-03-23T18:20:08.588+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Razzismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Apartheid'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sudafrica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><title type='text'>Non solo Libia: l'Africa è arrivata</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh3.googleusercontent.com/-5tpjZ2j0qqw/TYdejAxbGyI/AAAAAAAAALo/8350hCNZzYo/s1600/bimbalibia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="https://lh3.googleusercontent.com/-5tpjZ2j0qqw/TYdejAxbGyI/AAAAAAAAALo/8350hCNZzYo/s400/bimbalibia.jpg" width="265" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L'Africa è arrivata. Non soltanto nelle nostre strade e nelle nostre aziende con gli immigrati. Ma anche nelle nostre case con i 'tweets' e i 'gelsomini'. E con lei è arrivato il Medio Oriente. Ecco perché, in questo incrocio della storia, la sponda sud del Mediterraneo diventa oggi per noi europei il centro di tutto. In cerca di nuova cittadinanza, gli africani - gli immigrati in generale - non sono quei delinquenti che la propaganda xenofoba vuol farci credere. Basterebbe leggere i dossier statistici della Caritas di questi anni per comprenderlo. O parlare con le migliaia di immigrati che in Italia faticano per conquistarsi il lavoro, la dignità e i diritti.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Africa è arrivata. Con i giovani, le donne, Internet. Il 64 per cento della popolazione africana è fatta di giovani. Il 70 per cento, se parliamo dei paesi arabi e mediterranei. Questo vuol dire una incredibile attesa di futuro ed una straordinaria energia innovativa. E poi ci sono le donne. Che non accettano più di restare schiave delle loro famiglie, dei padri, dei mariti, dei politici maschi. Infine, il web. Che favorisce la trasmissione delle informazioni e delle conoscenze, trasforma la cultura e le percezioni, cambia i desideri e i sogni. Il livello di consapevolezza e di apertura è ampiamente cresciuto. C'è voglia di conquistarsi un posto sulla scena della politica e dell'economia internazionali. Il desiderio di democrazia e di benessere è lo stesso degli europei. Gli strumenti ancora no. Forse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Africa è arrivata. Val la pena ricordarlo oggi che i cittadini libici chiedono a gran voce pane e libertà, terra e democrazia.Val la pena ricordarlo oggi, 21 marzo, giornata in cui si ricorda la strage di Sharpeville in Sudafrica, avvenuta nel 1960. In quella occasione, i poliziotti sudafricani del regime dell'apartheid uccisero 69 persone e ne ferirono 180, tra loro molte donne e bambini. Manifestavano contro la legge che imponeva ai neri un lasciapassare per entrare nella città dei bianchi. Oggi il 21 marzo è diventata la Giornata ONU della lotta al razzismo. Ma, soprattutto, oggi in Sudafrica l'apartheid non c'è più. E in tutta l'Africa, dall'Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, ci sono mille segni di una nuova alba. L'Europa deve farsi trovare sveglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1870378805963254002?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1870378805963254002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/non-solo-libia-lafrica-e-arrivata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1870378805963254002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1870378805963254002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/non-solo-libia-lafrica-e-arrivata.html' title='Non solo Libia: l&apos;Africa è arrivata'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh3.googleusercontent.com/-5tpjZ2j0qqw/TYdejAxbGyI/AAAAAAAAALo/8350hCNZzYo/s72-c/bimbalibia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4733309474941498691</id><published>2011-03-20T01:26:00.002+01:00</published><updated>2011-03-20T14:15:47.059+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società civile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cacciari'/><title type='text'>Cacciari: o del disprezzo della politica per il popolo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hyQ5sHQ-we4/TYVJfrAQTRI/AAAAAAAAALg/zm-RhtGZ2rg/s1600/cacciari.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="176" src="http://2.bp.blogspot.com/-hyQ5sHQ-we4/TYVJfrAQTRI/AAAAAAAAALg/zm-RhtGZ2rg/s320/cacciari.jpg" width="176" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Dobbiamo essere davvero grati al professor Massimo Cacciari. Grazie per il coraggio, la trasparenza e l’audacia. Un filosofo che abbiamo sempre apprezzato. E che si è esercitato di recente  nell’impresa che per la sua stessa categoria può essere considerata - probabilmente - la più alta: mettere a repentaglio la costruzione sociale sulla quale sta seduto, minandola alla base. Qualche ardito – giocando sui suoi studi consolidati - gli darebbe del nichilista. Azzardato ma plausibile.&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gettare la maschera &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto tra la politica e i cittadini. Che il distacco fosse ormai profondissimo lo sapevamo. Ma questa poi! Cacciari ha dichiarato in un’intervista che i cittadini sono dei ‘rompiscatole’. Sì, proprio così. L’ex sindaco ha gettato la maschera di quella ipocrisia rappresentativa che fa del decisore pubblico eletto dal popolo il primo soggetto tenuto a rispettarlo, questo popolo, almeno nelle dichiarazioni e nelle liturgie ufficiali. &lt;br /&gt;Bravo! Finalmente un politico che dice chiaramente quello che pensa della gente, interpretando il pensiero di molti dei suoi colleghi. Nell’intervista rilasciata a Radio24 ne ha dette di tutti i colori: in primis, che i cittadini “impediscono di pensare ai grandi progetti”. E ancora: “guardi, mi creda: i cittadini hanno spesso delle pretese assurde... si sì, rompono proprio il caz..” E poi, non contento: “ripeto: non si ha la più pallida idea di cosa significhi, ogni santa mattina, avere la cosiddetta società civile che ti invade il Comune, gli uffici, che ti sommerge la scrivania con questo o quel problema…”. Addirittura! I cittadini che vogliono entrare nel comune e parlare con il sindaco. Ma chi si credono di essere questi buzzurri! Come si permettono di non stare al proprio posto? &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Da qui parte il lungo e amaro elenco, con un tono tra il sarcastico e il disilluso: “arriva quello che non vuole le prostitute nel vialetto, quell’altro invece si lamenta perché sotto casa c'è un bar dove fanno rumore la sera... ma poi compare quello che ce l'ha con i mendicanti, con i venditori ambulanti... e alla fine magari bussa ed entra uno che si lamenta perché davanti al suo portone la stradina è dissestata e, accidenti!, è una vergogna assoluta...”. Ma pensa un po’. Perché questi cittadini non accettano di buon grado di vivere nel degrado e nel baccano? Come mai non si uniscono anche loro ai molestatori e ai magnaccia? Perché non si accontentano di un quartiere sporco e dimenticato nel quale nessuno rispetta le regole? Non sarebbe sufficiente chiudersi in casa a leggere un bel libro di Nietzsche? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le cose belle e grandi&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Così, spiega Cacciari, il tempo operativo di un sindaco viene in parte assorbito da piccole questioni quotidiane: “se ne va per una buona parte”. E allora poi un primo cittadino “non può dedicarsi come dovrebbe alle cose grandi, importanti, ai progetti che richiederebbero impegno, dedizione, e che davvero finirebbero per qualificare una città, per migliorarne la vita”. Orrore! Non la teologia della bellezza. Non la dottrina del superuomo. Nemmeno i ponti di Calatrava o le nuvole di Fuksas. Solo e soltanto i problemi quotidiani della gente. Solo e soltanto i disagi dei cittadini. Che palle! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il cittadino isterico e incapace&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;“Sa qual è il vero guaio?” Spiega il prof: “è il malessere complessivo del Paese: la gente è in perenne disagio, è stanca, esausta, isterica, nervosa e perciò non riesce più a distinguere ciò che nella vita di una città è una sciocchezza, e ciò che invece è importante e grave. Così, alla fine, avanza un esercito di incapaci...”. Insomma, se il cittadino chiede la soluzione di problemi di interesse pubblico è un isterico, magari per colpa di chissà quale crisi mondiale. Se il cittadino pretende che si amministri una città chiede alla politica di occuparsi delle sciocchezze. Se pretende che le istituzioni adempiano alle proprie responsabilità è un inetto. Di questo ‘subumano’ Cacciari illustra il profilo: “sono cittadini incapaci di arrangiarsi su qualsiasi vicenda umana e terrena... figure tragiche e pietose che io da sindaco, e tanti altri sindaci come me, sentiamo fino alla noia e poi, appunto, annoiati, stravolti, decidiamo e diciamo: va bene, d'accordo… cosa volete? Volete una bella ordinanza? Eccola qui, eccovi la vostra bella ordinanza”. Così è, se vi pare. La cittadinanza secondo Cacciari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La società civile ‘puzza’&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Niente di nuovo sotto il sole, a pensarci bene. L’idea che la società civile sia fastidioso sulla strada dei – presunti – grandi disegni della politica non è una novità. Che i cittadini debbano piegarsi alle grandi narrazioni piuttosto che esprimere dei disagi concreti o pretendere la tutela dei loro diritti è da sempre l’apirazione dei ceti politici ed intellettuali. La società civile ‘puzza’: è l'opinione comune dei filosofi e dei politici, da Platone ad Hegel a Lenin. Per tacere dei vivi. La cosa che più stupisce – ma, ripetiamo, solo ad un occhio disattento – è che in prima fila nella prassi del disprezzo si trovino proprio i ceti politici ed intellettuali sedicenti progressisti. Primi della classifica dell’odio nei confronti del loro stesso popolo. Forse sta in questo la ragione profonda delle numerose sconfitte della storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Grazie Massimo!&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Dobbiamo dunque ringraziare l’imprevedibile coming out di Cacciari. Come tutti i coming out è servito a squarciare il velo dell’ipocrisia e lasciar passare qualche raggio di verità. Mille volte meglio la trasparenza per capire con chi ci troviamo a che fare. Cacciari qualcosa ci insegna però. Che la cittadinanza attiva è sempre la strada migliore. Per chiedere il conto alla politica e alle istituzioni, costringendole a rispondere del loro operato. Per risolvere problemi di interesse generale con le iniziative autonome senza attendere le graziose concessioni dei feudatari di turno. Per aprire gli occhi sulla vera posta di ogni partita, consapevoli che, anche quando non deruba il suo popolo, una certa politica se ne sente distante e lo guarda con disdegno. &lt;br /&gt;Anche per questi motivi dobbiamo ringraziare la spudoratezza del filosofo, sindaco e maitre à penser Massimo Cacciari. Quello che una volta raccontò: “a casa ho ventimila libri, un letto e un mini frigo. La cucina non c’è, perché non mi sono preparato da mangiare una sola volta, in vita mia”. Forse sta qui la distanza. I cittadini - gente normale, che volgarità! - la sera tornano a casa e devono prepararsi da mangiare. Ma questo forse per Cacciari è &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;davvero un atto ignobile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4733309474941498691?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4733309474941498691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/cacciari-o-delleterno-disprezzo-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4733309474941498691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4733309474941498691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/cacciari-o-delleterno-disprezzo-della.html' title='Cacciari: o del disprezzo della politica per il popolo'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hyQ5sHQ-we4/TYVJfrAQTRI/AAAAAAAAALg/zm-RhtGZ2rg/s72-c/cacciari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-3685788159169761374</id><published>2011-03-19T11:26:00.003+01:00</published><updated>2011-03-20T14:17:59.008+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Unità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mauro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>All'altezza dei cittadini</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-b93qxZ-43Rw/TYSHtdtU4BI/AAAAAAAAALY/xepX5vKDhVI/s1600/eziomauro.gif" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="112" src="http://4.bp.blogspot.com/-b93qxZ-43Rw/TYSHtdtU4BI/AAAAAAAAALY/xepX5vKDhVI/s200/eziomauro.gif" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;"Gli italiani hanno cercato nel 17 marzo  ciò che unisce. La politica  dovrebbe capirlo, cercando di  essere all' altezza dei cittadini". Ezio Mauro conclude così l'editoriale frmato ieri su &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/18/la-festa-di-un-popolo.html"&gt;&lt;i&gt;La Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; subito dopo le celebrazioni dell'unità d'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste poche battute, il direttore Mauro ha sintetizzato i termini dell'attuale crisi italiana. Da una parte, una politica che esprime obiettivamente una scarsa qualità complessiva, un uso privatistico delle istituzioni, una sostanziale indifferenza nei confronti del rendimento dell'azione amministrativa, un sostanziale disinteresse per il rispetto delle regole e la certezza del diritto, e via elencando.&lt;br /&gt;Dall'altra, dei cittadini che mandano dei chiari segnali di disagio e di preoccupazione di fronte a questo spettacolo quotidiano e che, quando vi sono le condizioni, partecipano con entusiasmo per testimoniare valori e difendere beni comuni. Ormai da qualche anno i cittadini italiani mandano un chiaro messaggio di responsabilità: per il rispetto della dignità delle donne, per una più alta moralità della vita pubblica, per la difesa della Costituzione, per la promozione della scuola di tutti, per chiedere maggiori opportunità per gli studenti e i ricercatori universitari, testimoniare la gioia di essere uniti in una patria comune. E gli esempi potrebbero continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta della contrapposizione retorica e un po' banale tra società politica cattiva e società civile buona. Ovviamente non si può condividere una impostazione così semplicistica. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere una contingenza oggettiva e storica (e geografica) evidente. La crisi della politica non riguarda solo l'Italia ma anche gli altri paesi europei (ma sulla situazione non possiamo soffermarci). Certo, in Italia questa crisi ha caratteristiche particolari. Le ha descritte, per esempio, Giovanni Moro nel suo &lt;a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/%28isbn%29/978880618208/"&gt;volume&lt;/a&gt; sugli anni '70, sottolineando la progressiva divaricazione tra 'partiti senza rappresentanza' e 'cittadini senza rilevanza'. In più, è davvero difficile non riconoscere, nel contesto italiano, la diversa qualità attuale tra l'operosità della cittadinanza e l'inadeguatezza della classe politica. Infine, continua ad allignare, specie nella cultura politica e nei ceti intellettuali progressisti una sostanziale diffidenza, se non un senso di superiorità, nei confronti dei cittadini. Basti pensare alle dichiarazioni di Massimo Cacciari, pochi giorni fa a &lt;i&gt;Radio 24&lt;/i&gt;: ma al professore filosofo dedicheremo domani (domenica) qualche pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per oggi ci basta condividere le frasi - molto azzeccate - di Ezio Mauro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-3685788159169761374?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/3685788159169761374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/allaltezza-dei-cittadini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3685788159169761374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3685788159169761374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/allaltezza-dei-cittadini.html' title='All&apos;altezza dei cittadini'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-b93qxZ-43Rw/TYSHtdtU4BI/AAAAAAAAALY/xepX5vKDhVI/s72-c/eziomauro.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5354998238441302182</id><published>2011-03-18T17:36:00.004+01:00</published><updated>2011-03-20T14:18:59.115+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trasparenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustizia'/><title type='text'>Giustizia: il Ministro Alfano ha mancato il bersaglio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DFC2gNQQjlY/TYOJJnOhnJI/AAAAAAAAALQ/H2jueyoCQQE/s1600/alfano.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" src="http://1.bp.blogspot.com/-DFC2gNQQjlY/TYOJJnOhnJI/AAAAAAAAALQ/H2jueyoCQQE/s320/alfano.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Che cosa si aspettano davvero i cittadini dalla riforma della giustizia? Che cosa serve davvero agli italiani perché l’esperienza nelle aule giudiziarie non si trasformi in un lungo incubo come sovente accade? Queste domande sono essenziali per comprendere se la riforma delle giustizia promossa in questi giorni dal Governo abbia senso oppure no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La domanda di giustizia in Italia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Certamente, il quadro che emerge dai Rapporti sulla giustizia elaborati da Cittadinanzattiva, sulla base delle segnalazioni dei cittadini, è molto grave. Cittadini che attendono anche oltre trent'anni per ottenere una sentenza definitiva. Avvocati che non spiegano le scelte ai propri assistiti, non li mettono al corrente di possibilità diverse dal ricorso alle aule giudiziarie (mediazione, conciliazione, etc.) o non li informano delle possibilità di fare ricorso al patrocinio gratuito. Consulenti Tecnici di Ufficio che depositano la propria documentazione con anni di ritardo o che, addirittura, rappresentano allo stesso tempo la parte che chiede giustizia e quella che si difende. Giudici che rinviano ripetutamente le sedute, o che, all'interno di una stessa causa, vengono più volte sostituiti. &lt;br /&gt;Sono ancora brevi cenni, ma già ci dicono tanto sullo stato delle cose. I cittadini perdono fiducia nelle istituzioni il cui rendimento è fortemente deficitario. Le azioni dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni, infatti, non hanno offerto soluzioni concrete per risolvere questi problemi. La politica non sembra in grado di porre rimedio alle cause che rendono inaccessibile e ingiusta la giustizia nel nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sorpresa: il difficile rapporto con gli avvocati&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il sistema giudiziario italiano esce con "le ossa rotte" da tutte le indagini, e non soltanto per le esasperanti lungaggini dei processi. La responsabilità è diffusa e riguarda l'insieme degli attori coinvolti. L'impressione è che il cittadino sia completamente smarrito e che affronti il suo cammino in questo mondo alla ricerca continua di chiarezza e informazioni. Con l'amaro risultato, troppo spesso, di vedere il proprio diritto essere negato da una semplice prescrizione.&lt;br /&gt;Nella metà delle segnalazioni raccolte ed elaborate dai rapporti di Cittadinanzattiva, la domanda prevalente  è quella della consulenza, cioè la richiesta di un sostegno concreto e competente. I cittadini chiedono poi informazioni sul funzionamento delle leggi, sulle procedure da seguire, siano esse nazionali o al livello comunitario. Il primo motivo di crisi, dunque, nell’impatto con il mondo della giustizia, non è affatto, come normalmente si pensa, il rapporto con i magistrati. Piuttosto, il rapporto con i propri legali: le principali difficoltà segnalate sono quelle legate alla mancanza di informazioni e orientamento, nella quale prospera l’inefficienza e la rendita di posizione degli intermediari professionali. Ecco perché le proposte di riforma del Ministro Alfano appaiono a maggior ragione fuori bersaglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fare sul serio la riforma della giustizia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Servono insomma con urgenza interventi strutturali. Non l'annuncio di una ‘riforma della giustizia’ assai preoccupante, che assomiglia molto di più ad una riforma della magistratura per renderla più docile alle aspettative della politica. Non una riforma costituzionale che ha bisogno di tempi lunghi per l’approvazione e che rischia di toccare equilibri assai delicati tra i poteri.&lt;br /&gt;Agli italiani serve qualcos’altro: una riforma della giustizia che abbrevi i tempi dei processi e che renda l’impegno dei cittadini accessibile grazie a dei costi ragionevoli (in termini di tempo e di risorse). Inoltre, serve mettere i magistrati nelle condizioni di operare con tutti gli strumenti e con la massima qualificazione possibile contro i crimini più rilevanti che colpiscono il nostro territorio e che, di conseguenza, incidono sulla vita quotidiana delle persone: speculazioni edilizie, appalti taroccati, infiltrazioni mafiose, collusione tra malavita organizzata e colletti bianchi, la difesa dell'ambiente e della qualità della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sprechi: la politica irresponsabile&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;C’è poi il capitolo degli sprechi. A fine febbraio il Procuratore Generale della Corte dei Conti ha denunciato con forza il fenomeno. In realtà, proprio questo governo, con una legge del 2009 ha depotenziato la Corte, stabilendo che dinanzi ai rilievi della Corte, fatti per ‘gravi irregolarità gestionali’, il ministro competente può cavarsela semplicemente comunicando al Parlamento ed alla stessa Corte ‘le ragioni che impediscono di ottemperare ai rilievi formulati dalla Corte’. “Può opporre la ragion politica, insomma”, ha spiegato chiaramente alla rivista &lt;a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/"&gt;Micromega&lt;/a&gt; il sostituto procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Bianco, per molti anni impegnato sul fronte antimafia: “In Gran Bretagna, i rilievi della Corte dei Conti sono discussi in apposite sessioni del Parlamento con l’obbligatoria presenza del ministro interessato che deve rispondere, pena le dimissioni. In Italia, invece, il ministro è stato autorizzato per legge a non rispondere nemmeno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se il governo sovraccarica i tribunali&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il quadro è davvero paradossale. Da una parte, il Governo, con questa riforma ci racconta che vuole far funzionare la giustizia. Dall’altra, lo stesso governo adotta misure che vanno nella direzione di un ulteriore sovraccarico dei tribunali con i danni conseguenti per il cittadino. Basti pensare alla recente legislazione che per dimostrare il pugno duro nei confronti degli immigrati rischiano di oberare ulteriormente il lavoro dei magistrati. Per esempio, spiega ancora Bianco, nei pacchetti sicurezza è stata inserita “una norma che ha eliminato di fatto la possibilità tecnica di ricorrere al cosiddetto procedimento per decreto penale, che era un rito speciale che consentiva di definire i procedimenti per reati bagatellari (reati con pene inferiori a 2 anni, ndr) senza fare l’ennesimo processo”. Il risultato è stato un ulteriore aggravio processuale. &lt;br /&gt;Problemi simili rischia di sollevare il nuovo – e inutile -  reato di clandestinità, introdotto per motivi puramente ideologici e propagandistici su impulso della Lega, ma che avrà soltanto effetti negativi. Prima di tutto, ovviamente, sui cittadini immigrati, ma anche sui cittadini italiani. Di recente, la la Procura di Agrigento ha dovuto iscrivere 6mila tunisini sul registro degli indagati. Il risultato è che in un colpo solo, e grazie a una legge di quello stesso governo che vuole migliorare la giustizia, avremo 6mila processi in più. Sarebbe molto più ragionevole, per esempio, sospendere tutti quei processi per reati minori che sono commessi dai cosiddetti ‘irreperibili’, che per il 90 per cento dei casi sono destinati al gratuito patrocinio e riguardano cittadini extracomunitari. Pensate quanto respirerebbe il lavoro dei giudici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Trasformare i reati in illeciti amministrativi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Così come, una delle vie possibili per velocizzare e rendere effettiva la giustizia italiana sarebbe quella di superare quello che i giuristi chiamano ‘panpenalismo’, ovvero il fatto che qualsiasi tipo di illecito sia penalmente perseguibile. I magistrati, anche a causa di leggi ormai inadeguate o di nuove leggi sbagliate, non sono messi nelle condizione di dedicarsi ai grandi fenomeni criminali, ma sono obbligati a fare processi penali per qualsiasi piccolo illecito. Invece di introdurre continuamente nuovi micro reati per motivi spesso propagandistici, sarebbe il caso di snellire i processi prevedendo per quegli illeciti che non sono fortemente ‘offensivi’ la riduzione ad illeciti amministrativi. Sarebbe anche un modo per ridurre i costi e utilizzare meglio le risorse in un paese che ha un carico di processi penali tra i più pesanti d’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La resa dei conti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Rispetto ad un simile quadro – che si potrebbe ulteriormente approfondire – che senso ha la crociata contro i pubblici ministeri? Appare evidente ai più che la riforma della giustizia è una pura finzione: sembra piuttosto una resa dei conti tra poteri dello stato, nella quale l’obiettivo del governo è garantire un salvacondotto per l’irresponsabilità del ceto politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5354998238441302182?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5354998238441302182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/giustizia-il-ministro-alfano-ha-mancato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5354998238441302182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5354998238441302182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/giustizia-il-ministro-alfano-ha-mancato.html' title='Giustizia: il Ministro Alfano ha mancato il bersaglio'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DFC2gNQQjlY/TYOJJnOhnJI/AAAAAAAAALQ/H2jueyoCQQE/s72-c/alfano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7062720308964571932</id><published>2011-03-17T10:42:00.002+01:00</published><updated>2011-03-17T10:44:10.750+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='150°'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società civile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>L'Italia unita: casinara, geniale, altruista</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nnCZJPaBU4Y/TYHXY3kS28I/AAAAAAAAAKQ/E8iCqPJ_tDo/s1600/italiaunita.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="225" src="http://1.bp.blogspot.com/-nnCZJPaBU4Y/TYHXY3kS28I/AAAAAAAAAKQ/E8iCqPJ_tDo/s320/italiaunita.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Oggi è la Festa dell'Unità d'Italia. Oggi tutti - e a ragione - saranno fin troppo seri. Parleranno di valori, di coesione, di storia. Oppure diranno: che desolazione questi leghisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi che nell'Italia ci crediamo - e non abbiamo bisogno di retoriche - facciamo un gioco. Non parliamo di politica. Osserviamo le 'stelle'. Attività nobile, praticata con devozione dal principe Fabrizio, l'alter ego di Tomasi di Lampedusa, che di unità d'Italia s'intendeva, eccome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque. L'Italia unita nasce il 17 marzo, sotto il segno dei pesci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per lo zodiaco, i pesci sono il più geniale fra i segni. Hanno, fra tutti, il compito di creare un  estroso disordine. E' grazie a questo disordine che parte un nuovo ciclo di vita, spesso carico di una qualità superiore. A vantaggio di tutti. I pesci, segno femminile per eccellenza: nella loro fantasia tipica, legata alla femminilità, trovano ispirazione i colpi di genio.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pesci. Generalmente molto disordinati. Un disordine indispensabile: solo da una diversa disposizione delle cose del mondo, può  emergere un nuovo, migliore assetto. L'interesse per l’ordine precostituito è scarso - ma quanto! - per questo segno. Vivere nel disordine consente di  sfruttare aspetti dell’esistenza che, in genere, sono considerati tabù  dalla maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pesci. Capaci di sfruttare gli errori, propri  e altrui. Di vedere i problemi come opportunità. E, soprattutto, di  adattarsi all’imprevisto come nessun altro sa fare. Capaci di cadere e rialzarsi. Capaci di superare gli ostacoli e di portare al successo l'impresa. I pesci. Ricchi di altruismo. Gente capace di portare aiuto, di fare assistenza, di difendere i diritti, di riparare i torti, di ascoltare e di  comprendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gioco può finire qui, almeno per due ragioni. La prima (ma c'importa meno): altrimenti la gente noiosa si scandalizza. La seconda: perché volevo parlare di astrologia. E alla fine ho parlato di nuovo di politica. Non vi pare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it &lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7062720308964571932?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7062720308964571932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/litalia-unita-casinara-geniale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7062720308964571932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7062720308964571932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/litalia-unita-casinara-geniale.html' title='L&apos;Italia unita: casinara, geniale, altruista'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-nnCZJPaBU4Y/TYHXY3kS28I/AAAAAAAAAKQ/E8iCqPJ_tDo/s72-c/italiaunita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2682718873864113059</id><published>2011-03-16T22:48:00.001+01:00</published><updated>2011-03-16T22:49:31.318+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società civile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moro'/><title type='text'>Da dove veniamo: Moro e la società civile</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-kiD5saEjyhg/TYEvnctfY-I/AAAAAAAAAKE/IOe3OvkwOYw/s1600/moro.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="211" width="238" src="http://4.bp.blogspot.com/-kiD5saEjyhg/TYEvnctfY-I/AAAAAAAAAKE/IOe3OvkwOYw/s320/moro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"C´è una sproporzione, una disarmonia, una incoerenza fra società civile, ricca di molteplici espressioni ed articolazioni ed una vita politica stanca, ridotta a sintesi inadeguate e talvolta persino impotente."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Aldo Moro&lt;/b&gt;, 1974&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono ‎33 anni dal rapimento Moro e dall'eccidio della scorta. Me ne ricordo ogni anno per tanti motivi. Uno di questi è che, da bambino, fu il mio primo contatto con la politica italiana. Non so se mi spiego.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2682718873864113059?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2682718873864113059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/da-dove-veniamo-moro-proposito-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2682718873864113059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2682718873864113059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/da-dove-veniamo-moro-proposito-di.html' title='Da dove veniamo: Moro e la società civile'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-kiD5saEjyhg/TYEvnctfY-I/AAAAAAAAAKE/IOe3OvkwOYw/s72-c/moro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-143569780341419374</id><published>2011-03-14T17:37:00.002+01:00</published><updated>2011-03-14T21:49:29.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rivoluzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrati'/><title type='text'>Dopo la Libia… arrivano i barbari, di nuovo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pplIMrwKYqQ/TX5Dfc0EdmI/AAAAAAAAAJY/CL51CQBUncQ/s1600/Libia_e_massacri.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="183" src="http://2.bp.blogspot.com/-pplIMrwKYqQ/TX5Dfc0EdmI/AAAAAAAAAJY/CL51CQBUncQ/s320/Libia_e_massacri.jpg" width="275" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ricevuto (e molto volentieri pubblicato) da &lt;a href="http://www.laboratorio53.it/"&gt;Laboratorio 53&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati. Veniamo dalla Guinea, dal Togo, dalla Costa d’Avorio, dal Senegal, dall’Eritrea, dall’Afghanistan, da tutto il mondo. In questi giorni abbiamo gli occhi attaccati alle immagini dell’Egitto, della Tunisia, della Libia in fiamme. Qualcuno lo chiama “vento di libertà” e noi che siamo rifugiati in Italia ci sentiamo chiamati in causa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cresce la rabbia insieme alla speranza. La speranza che questo vento di libertà arrivi fino a noi, più su e ben più giù dei Paesi maghrebini risvegliati. Più su in Italia, dove si dice che viviamo tutti in democrazia. Che significa democrazia? Rischia di essere una parola ambigua finché non si capisce chi è il popolo oggi, e cosa può e non può decidere.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un parola ambigua come libertà e forse come felicità. Libertà per noi non è una idea, non rincorriamo la sua inesistente assolutezza. Piuttosto la libertà è un’esperienza, è qualcosa che si fa, perennemente in divenire.  Per noi che siamo scappati da Paesi dittatoriali essa ha a che vedere col sentimento della felicità, ma quando per le strade d’Italia ci guardiamo intorno non vediamo persone felici. Vediamo piuttosto volti stanchi e impauriti che ci guardano – noi, stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa che ci fa più male è la paura degli italiani, della gente comune, non dei politicanti di tutti i Paesi volgari e corrotti. Quello che preoccupa sembra essere non tanto il massacro in Libia ma la minaccia di una nuova invasione. Vi chiediamo: da quando gli italiani hanno paura di chi lotta per la libertà? Da quando chi scende in piazza a manifestare, anche a costo di farsi ammazzare, è un potenziale criminale, un terrorista, un mostro? Quand’è che un libico, un tunisino o un egiziano che si rivolta contro le dittature diventa un clandestino?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il vento di libertà arrivi più giù speriamo, nell’africa sub sahariana, dalla quale molti di noi provengono e da cui sono dovuti fuggire dopo violenze e perdite di ogni tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Democrazia è un concetto politico che per esser vero chiede una economia giusta e una società felice. Altrimenti non è democrazia. Non ci fidiamo affatto di chi ci dice che c’è uno scontro di civiltà alla base dei conflitti attuali e che il problema infondo è religioso: o Geddhafi, quindi,  o l’integralismo islamico. Siamo un gruppo di musulmani, cattolici, cristiani ortodossi, atei e tra noi il problema, qui e nei nostri Paesi di origine, non è mai stato la religione. Il problema religioso nasconde sempre l’interesse economico e la legge del dominio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo di un articolo su Repubblica del 24 febbraio “Inaccettabili i massacri dei civili ma Geddhafi resti” fa lo stesso giochino smascherato da Frantz Fanon più di cinquant’anni fa durante il colonialismo francese in Algeria. I benpensanti francesi dicevano no di fronte alle torture e allo spargimento di sangue della Francia in Algeria, ma ammutolivano ossequiosi a De Gaulle quando si trattava di affermare l’Algeria francese e la proprietà tutta francese della terra e delle vite algerine. Fanon, e noi oggi, rispondiamo: massacri e torture non sono affatto uno scandalo, niente di eccezionale per un governo strutturalmente dittatore e sanguinario. Basta con l’impietosirsi davanti a poveri corpi morti stringendo la mano a chi li uccide.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi assistiamo a un vera guerra mediatica dei numeri: i morti sono cento, mille, diecimila. Non sapremo mai la verità della Libia attraverso le comunicazioni. Le comunicazioni sono il microfono dei potenti. France 24 parla ogni giorno della guerra civile in Costa d’avorio mentre in Italia tutto tace. In Italia invece ci si passa la patata bollente dei nuovi richiedenti asilo libici, mentre gas e petrolio libico scaldano le case degli italiani e Berlusconi bacia la mano a Geddhafi, mentre Geddhafi costruisce nuovi lager nel deserto coi soldi del nostro presidente. Per non vederli più in Europa quelli come noi. Noi moriamo nel deserto libico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto in Italia il business umanitario riprende vigore: Italia paese accogliente, al via le varie  Confraternite a gestire i numeri di un nuovo capitale che pesa sopra le teste dei sopravvissuti libici e i sopravvissuti si piegano a dire grazie di tanta umanità pagata a prezzo d’oro dal Ministero degli Interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultima questione, per ora: gli interventi militari dell’Onu, della Nato, degli Stati Uniti o dell’Europa nel resto del mondo. Chi giudica chi? Chi decide del bene e del male dell’altro? E’ un problema spinoso. Anche noi abbiamo sperato nei giorni scorsi che l’ONU intervenisse in Costa d’Avorio mentre Gbabo per la seconda volta nella storia rastrella tortura e violenta tutte le notti i nostri amici ad Abidjan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, cercando di ragionare con calma, noi non crediamo negli interventi militari, anche se travestiti da umanitarismo e pacificazione. La politica internazionale interviene sempre a difesa di se stessa. Passati nelle carceri e nei campi di detenzione per aver creduto nella democrazia, nonostante tutto non chiediamo né interventi né manovre internazionali sopra di noi. Che gli interventi, così come gli interessi dei più forti, non si mascherino di improvvisa umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gruppo RAR&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Richiedenti Asilo e Rifugiati Roma)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-143569780341419374?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/143569780341419374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/dopo-la-libia-arrivano-i-barbari-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/143569780341419374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/143569780341419374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/dopo-la-libia-arrivano-i-barbari-di.html' title='Dopo la Libia… arrivano i barbari, di nuovo'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-pplIMrwKYqQ/TX5Dfc0EdmI/AAAAAAAAAJY/CL51CQBUncQ/s72-c/Libia_e_massacri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-9064286274993604827</id><published>2011-03-13T15:48:00.002+01:00</published><updated>2011-03-14T21:54:44.720+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sostenibilità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sanità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Salute'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Empowerment'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Se la salute diventa 'insostenibile'</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-mB5h0qbfnPU/TXzZGQV1M-I/AAAAAAAAAJQ/853MVd9SQ6Y/s1600/ospedalesost.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="194" src="http://1.bp.blogspot.com/-mB5h0qbfnPU/TXzZGQV1M-I/AAAAAAAAAJQ/853MVd9SQ6Y/s320/ospedalesost.jpg" width="259" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sostenibilità. Un parola che ha una strana storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Il senso del nostro futuro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri era il senso del nostro futuro. Ci mostrava la via giusta per rendere vivibile il mondo in cui viviamo. Per conservarlo e tutelarlo. A vantaggio delle nostre condizioni di vita e della nostra vecchiaia. Ma anche a beneficio dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ci diceva qualcosa sul modello di sviluppo preferibile per salvaguardare beni comuni che sono minacciati. L’acqua, l’aria, la terra. Beni comuni. Beni che tutti possono utilizzare. Ma che facilmente vengono sciupati. Esposti al rischio di consunzione. E allora il mondo sostenibile è stato finora – e soprattutto potrà essere – quello che tiene in conto queste minacce. Che vive di riforme strutturali importanti in campo economico, sociale e politico. Che influenzano la nostra vita quotidiana, i nostri stili di vita, il nostro benessere fisico, sociale e culturale. Il mondo sostenibile è quello che riproduci oggi per garantire (anche) alle generazioni future di vivere una vita degna di questo nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il perimetro dei costi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la sostenibilità si trasfigura. Diventa il criterio economico che misura l’ampiezza del nostro diritto. Il sistema di limiti contabili che segna il perimetro delle nostre legittime aspettative di tutela. Chi scavalca questi parametri economici, diventa un intruso, uno sbrego, una scocciatura. Capita ai malati afflitti da cronicità. Agli anziani non più autosufficienti. Agli invalidi permanenti e inguaribili. Non ci sono più soldi, dicono gli assessori alla salute e i ministri dell’economia. Ovviamente, è sempre colpa di chi li ha preceduti. O del governo nazionale che stringe la cinghia. C’è una strana stagione dell’austerità che non si abbatte sui consumi, ma sui diritti fondamentali. Come il diritto alla salute. E così il governo spegne il fondo per la non autosufficienza. Le regioni tagliano i servizi. L’Inps perseguita gli invalidi. I malati, i cronici, gli anziani diventano un costo. Si è ridotta a questo la sostenibilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La salute è sviluppo&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, è finita l’illusione che lo stato, attraverso la fiscalità generale, sia in grado di garantire tutto a tutti. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Nella pratica, in fondo, non è mai stato così. E’ giusto prenderne atto. Ma sta succedendo qualcosa di più. La salute dei cittadini non è ritenuta dalla politica e dall’amministrazione come una componente dello sviluppo e del benessere di una nazione. Ma come una rogna da mollare sbrigativamente. Sono pensieri brevi, di corto respiro, che non sanno guardare lontano. Mai come oggi viceversa serve una visione strategica, un pensiero selettivo, una governance moderna e lungimirante, in grado di raccogliere il punto di vista dei cittadini. La loro esperienza dei problemi. La loro competenza maturata sul campo. La loro abitudine a valutare la qualità dei servizi. La loro capacità di trovare soluzioni e di orientare la spesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ospedale o territorio?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli apparati politici, burocratici e corporativi sono ancora asserragliati negli ospedali e nelle aziende sanitarie. Non hanno ancora raccolto la sfida dell’apertura al territorio, all’utenza, all’innovazione. Ci sono sfide nuove per i servizi sociosanitari regionali: l’aumento della popolazione anziana, l’impatto delle nuove tecnologie e degli stili di vita, il peso delle cronicità, il flusso crescente delle vecchie e nuove migrazioni. Mettere sotto controllo la spesa pubblica può essere un’opportunità per capire come e dove impiegare produttivamente le risorse: farmacie che diventano presidi territoriali, professionisti sanitari che assistono le persone nelle loro case, medici generici e infermieri che riscoprono rapporti umani diretti con i pazienti,  sviluppo di risposte sociali diffuse nel territorio, attività di prevenzione per limitare l’impatto di stili di vita scorretti sulla sanità di tutti. Gli esempi potrebbero continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Più ‘poteri’ ai cittadini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiave di tutto sta nella capacità dei cittadini di aumentare il controllo sulla propria vita, sulle istituzioni, sui servizi, sui decisori pubblici. Il catalogo è facile. Capacità individuali, stili e condizioni di vita. Capacità delle comunità di sviluppare forme di autotutela. Capacità organizzative dei sistemi sanitari in grado di rimettere al centro le esigenze del paziente, non quello delle strutture o degli operatori. Partecipazione dei cittadini alla definizione dei bilanci aziendali e alla valutazione della qualità dei servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne ha parlato Cittadinanzattiva a Verona, in un convegno copromosso con la Fondazione Lilly, al quale ha partecipato l’Assessore alla Salute della Regione Veneto, Luca Coletto. Un dibattito ricco e utile che potrà dare molti frutti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-9064286274993604827?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/9064286274993604827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/se-la-salute-diventa-insostenibile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/9064286274993604827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/9064286274993604827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/se-la-salute-diventa-insostenibile.html' title='Se la salute diventa &apos;insostenibile&apos;'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-mB5h0qbfnPU/TXzZGQV1M-I/AAAAAAAAAJQ/853MVd9SQ6Y/s72-c/ospedalesost.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5759494392340387864</id><published>2011-03-12T16:57:00.002+01:00</published><updated>2011-03-14T21:56:57.656+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Calamandrei'/><title type='text'>Calamandrei, amico della Costituzione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-y0Ripf-FqiE/TXuYN39pS7I/AAAAAAAAAIQ/OZ9cN0bSb_s/s1600/partigiani.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="218" src="http://2.bp.blogspot.com/-y0Ripf-FqiE/TXuYN39pS7I/AAAAAAAAAIQ/OZ9cN0bSb_s/s320/partigiani.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di Uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da Uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché quando l’art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è una Costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma … siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni [elettorali], disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra Patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto - questa è una delle gioie della vita - rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi – in questa Costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la Patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro a ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dal Discorso agli studenti milanesi (1955), di Piero Calamandrei&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5759494392340387864?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5759494392340387864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/calamandrei-amico-della-costituzione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5759494392340387864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5759494392340387864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/calamandrei-amico-della-costituzione.html' title='Calamandrei, amico della Costituzione'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-y0Ripf-FqiE/TXuYN39pS7I/AAAAAAAAAIQ/OZ9cN0bSb_s/s72-c/partigiani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1755837144047107375</id><published>2011-03-11T21:58:00.003+01:00</published><updated>2011-03-18T00:50:43.063+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><title type='text'>Costituzione e scuola come beni comuni</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-m0VkF3iMaCw/TXqNflgFazI/AAAAAAAAAIA/d6oSvvORUdw/s1600/scuola1.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="143" src="http://4.bp.blogspot.com/-m0VkF3iMaCw/TXqNflgFazI/AAAAAAAAAIA/d6oSvvORUdw/s200/scuola1.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;C’è una esasperazione di fondo che lega quest’anno le manifestazioni del 12 marzo. Nata come giornata per la difesa della Costituzione si sta progressivamente trasformando in una giornata di mobilitazione per la difesa della scuola pubblica. Non per caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ da tempo ormai che la scuola è sottoposta in Italia ad attacchi molto forti, anche quando sotterranei. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello del Presidente del Consiglio. Ed è stato tutt’altro che sotterraneo… Nelle politiche messe in campo dal governo negli ultimi anni si coglie un sostanziale fastidio nei confronti di una istituzione che ha certo molte pecche e che avrebbe bisogno certamente di riforme strutturali. Ma che resta un patrimonio fondamentale per lo sviluppo del nostro paese. La scuola è vissuta da questo governo soltanto come un peso economico insopportabile, in tempi di riduzione dei conti pubblici. O addirittura come il luogo in cui si trasmettono valori contrapposti a quelli delle famiglie. Ma i valori trasmessi nella scuola sono proprio i valori della Costituzione. E dunque non è un caso che il 12 marzo, pensato all’origine come un giorno di presidio della Carta costituzionale, sottoposta ad attacchi volgari da troppo tempo, sia diventato anche il giorno dell’orgoglio della scuola pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;La ‘minaccia’ del ‘buono’&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche perché, subito dopo le esternazioni che hanno scatenato la sorpresa e l’indignazione generale, il Presidente del Consiglio ha rilanciato il tema del ‘bonus’ alle famiglie. Di nuovo, e ad altissimo livello, il voucher viene sventolato come bandiera della libertà di scelta. E’ la linea della sussidiarietà negativa, quella che si difende dallo Stato e ne chiede il disimpegno a favore di soluzioni più o meno profit, ma, soprattutto, a favore di visioni corporative ed esclusive. Il bonus alle famiglie per la scelta delle scuole libere è la cartina di tornasole per comprendere i contenuti reali del conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, il buono scuola non convince perché redistribuisce le risorse alla rovescia. Per la stessa ammissione degli esponenti del governo regionale lombardo, dove è adottato normalmente, il buono scuola riequilibra la bilancia sociale a favore dei ceti benestanti. Il buono è normalmente assegnato a quelle famiglie che scelgono, anche grazie ad una maggiore capacità reddituale, di far frequentare ai propri figli scuole private di eccellenza. Il buono, dunque, serve a favorire questa scelta, rendendo meno onerosa la spesa per chi la compie. Ma in questo modo si drenano altrimenti risorse pubbliche che dovrebbero essere utilizzate a vantaggio del servizio scolastico universale, nonché dei ‘meritevoli’ e ‘privi di mezzi’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In più, il buono si tramuta in una forma di assistenza indiretta all’impresa privata che gestisce la scuola, con buona pace della norma costituzionale che riconosce la libertà della scuola privata ma ‘senza oneri per lo stato’. Se questa di cui si parla è sussidiarietà, è sussidiarietà ben strana, che non si pone obiettivi generali di sviluppo umano, sociale e civile, edifica una società di corpi separati, riproduce le gerarchie sociali consolidate, sfugge all’appello dell’equità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Sussidiarietà e beni comuni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sussidiarietà ispirata dalla nostra Costituzione si pone obiettivi ben diversi. In primo luogo, la promozione dei beni comuni. Come i lettori di Labsus ben sanno, beni comuni sono quelli non suscettibili di appropriazione privata e esclusiva: o ci sono per tutti, o non ci sono per nessuno. Sotto questo profilo su pace, ambiente, dignità della persona, rispetto dei diritti fondamentali non vi è contrasto.&lt;br /&gt;Questo concetto però si può estendere anche alle istituzioni. Basti pensare ai servizi di pubblica utilità a livello comunale e provinciale o alle strutture che amministrano la giustizia nei vari territori del paese o al servizi sanitari regionali. In tutti questi casi, parliamo di istituzioni pubbliche create con il preciso fine di tutelare i diritti dei cittadini o di migliorare la qualità della vita e le condizioni di benessere. Le istituzioni scolastiche sono certamente tra questi beni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola come bene comune&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono migliaia gli esempi di genitori e studenti che partecipano responsabilmente alla vita della propria scuola, sempre più a corto di risorse. Ci sono genitori che forniscono la carta igienica ai propri bambini, che fanno le fotocopie per tutta la classe, che riverniciano le pareti usurate dal tempo o vandalizzate, che fanno collette per fronteggiare le spese necessarie. In molti casi si preoccupano della manutenzione delle palestre o delle zone verdi. Ci sono altresì studenti che verificano e denunciano la sicurezza di strutture spesso fatiscenti. In una logica corretta di sussidiarietà, forse bisognerebbe premiare queste famiglie, questi genitori, questi studenti che si prendono cura di un bene di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro tema collegato alla promozione del bene comune è la qualità dell’insegnamento e del servizio. Che dovrebbe essere il più possibile elevato, universale e accessibile. Qui forse varrebbe la pena di sfatare il mito della debolezza della scuola pubblica a fronte di una presunta superiorità della scuola privata. I dati delle statistiche ufficiali e delle indagini internazionali indicano che, in Italia, gli studenti delle private hanno in media punteggi inferiori rispetto a quelli delle scuole pubbliche. L’Italia è uno dei pochi casi in cui questo succede: di solito è vero il contrario. Questo è già un segno di quanto la bistratta scuola pubblica sia ancora una risorsa fondamentale per l’Italia. E che sarebbe autolesionismo depauperarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Il divario Nord-Sud&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I problemi, semmai, sono altri. Il più importante è il divario tra scuole del centro-nord e scuole del sud. Un divario che pone di nuove le classiche domande sull’accessibilità, l’universalità e l’appropriatezza del servizio. Non può più bastare – è evidente – la tradizionale risposta astratta per la quale l’omogeneità dei programmi ministeriali assicura l’omogeneità del servizio. Il divario si risolve con risposte nuove. Tra queste, per esempio, ci sono seri meccanismi di valutazione che devono prevdere il coinvolgimento attivo del punto di vista degli utenti della scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui però serve una maggiore collaborazione di insegnanti e dirigenti, troppo spesso rassegnati al peggio oppure chiusi a riccio per paura dei cambiamenti. Le chiusure corporative non fanno bene. E offrono il fianco ai detrattori. In questo senso, occorre riconoscere che i sindacati spesso hanno contribuito a mantenere lo status quo piuttosto che accettare – o pretendere - con coraggio le novità e le trasformazioni. In questo quadro, la valutazione – anche civica – dei servizi scolastici e della qualità dell’insegnamento sarebbe un utile esercizio di sussidiarietà e permetterebbe di migliorare il livello della scuola italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, solo con la valutazione (e, certo, più alti stipendi) è possibile attirare nuove migliori competenze: quanti sono i laureati italiani che oggi davvero aspirano ad insegnare nella scuola pubblica? Quanti sono viceversa quelli che vedono nella scuola soltanto l’ultima spiaggia lavorativa, quando tutte le altre strade percorse non hanno portato a niente di meglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Una promessa di cambiamento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere: il 12 marzo è una straordinaria occasione per far cogliere lo stretto nesso tra la promozione dei valori costituzionali (ivi compresi, per esempio, il diritto al sapere e allo studio e la giusta visione della sussidiarietà) e la cura delle istituzioni scolastiche. La scuola sta nel repertorio pratico dei beni comuni. Rappresenta un campo di sperimentazione del principio di sussidiarietà circolare: iniziative autonome di gruppi di cittadini che si incrociano e cooperano con iniziative pubbliche nella realizzazione dei fini che abbiamo sopra descritto sommariamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, è bene ricordare che la Costituzione non è una legge sacra né morta, ma rappresenta quasi un programma di azione che tocca ai cittadini e alle istituzioni realizzare insieme. Ecco perché bisogna giocarsi questa occasione senza inutili logiche difensive. Solo così le manifestazioni del 12 marzo avranno davvero successo e potranno raccogliere la giusta promessa di cambiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1755837144047107375?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1755837144047107375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/costituzione-e-scuola-come-beni-comuni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1755837144047107375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1755837144047107375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/costituzione-e-scuola-come-beni-comuni.html' title='Costituzione e scuola come beni comuni'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-m0VkF3iMaCw/TXqNflgFazI/AAAAAAAAAIA/d6oSvvORUdw/s72-c/scuola1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2865544744080612931</id><published>2011-03-09T10:09:00.001+01:00</published><updated>2011-03-14T21:59:28.604+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Budget'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finanza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tasse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spesa pubblica'/><title type='text'>Verso una tassa europea sulle transazioni finanziarie</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-RlUGh3kI4kg/TXdDm5A9KYI/AAAAAAAAAHw/Cv4T165TPPM/s1600/ttf.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="224" src="http://2.bp.blogspot.com/-RlUGh3kI4kg/TXdDm5A9KYI/AAAAAAAAAHw/Cv4T165TPPM/s400/ttf.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il Parlamento europeo riunito in plenaria ha approvato ieri a larga maggioranza (529 favorevoli e 127 contrari) una risoluzione in cui sostiene l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' di particolare importanza il fatto che il Parlamento abbia segnalato che, nel caso in cui non si riuscisse a trovare un consenso a livello globale su questa proposta, l'Unione Europea dovrebbe andare avanti da sola. Secondo il testo della risoluzione, la TTF va adottata ''senza ulteriori ritardi''.&lt;br /&gt;La risoluzione sugli strumenti di finanziamento innovativi, preparata dalla parlamentare greca Anni Podimata (S&amp;amp;D, EL), rappresenta il contributo del Parlamento al dibattito su come generare nuove entrate, assicurare una politica fiscale giusta e massimizzare le capacità di recupero del prelievo.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo l'Aula, nuovi strumenti finanziari possono apportare un "duplice effetto positivo" conseguendo da un lato obiettivi politici importanti, come la stabilità dei mercati finanziari e la trasparenza, e dall'altro aumentando le entrate.&lt;br /&gt;La risoluzione chiede l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) che porterebbe nelle casse pubbliche dell'UE circa 200 miliardi di euro ogni anno e contribuirebbe alla riduzione delle attività speculative, rendendole più costose e quindi meno vantaggiose. Un emendamento approvato dall'Aula chiede che, nel caso non sia possibile introdurre tale tassa a livello globale, l'Unione dovrebbe comunque applicare la TTF a livello europeo come primo passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, i deputati rispondono a chi sostiene che una tale tassa avrebbe l'effetto di provocare uno spostamento delle transazioni puramente speculative verso altre giurisdizioni più favorevoli, affermando che l'UE potrebbe perfino trarne dei vantaggi, poiché ciò contribuirebbe a migliorare l'efficienza del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risoluzione chiede misure atte a ridurre l'evasione e la frode fiscale, che attualmente dovrebbe ammontare complessivamente a circa 250 miliardi di euro annui. Infine, i deputati chiedono all'Unione e al G20 di perseguire l'obiettivo di eliminare i paradisi fiscali e il segreto fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna italiana per la TTF (&lt;a href="http://www.blogger.com/www.zerozerocinque.it"&gt;www.zerozerocinque.it&lt;/a&gt;) da tempo sostiene la fattibilità tecnica e gli enormi vantaggi che questa proposta comporterebbe, anche se introdotta unicamente nell'Unione Europea o nell'area euro. (Per una breve esposizione degli argomenti a favore della introduzione della TTF nella sola zona euro, vedi l'approfondimento all'appello pubblicato sul sito della campagna zerozerocinque: &lt;a href="http://bit.ly/glvLwA"&gt;http://bit.ly/glvLwA&lt;/a&gt;) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il voto di ieri è una conferma politica della massima importanza ai numerosi argomenti tecnici che sostengono questi argomenti. Una TTF europea costituirebbe anche un segnale di grande forza per una sua successiva introduzione su scala globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo italiano fino a oggi ha sostenuto che la tassa si potrebbe implementare unicamente su scala globale. Il nostro Paese, anche alla luce del voto odierno in Europa, è ora chiamato a fare la sua parte, e a seguire l'esempio della Germania, della Francia e delle altre nazioni europee che da tempo sostengono con forza l'introduzione in tempi brevi della TTF, per frenare la speculazione selvaggia e la finanza casinò e per generare risorse da destinare al welfare, alla cooperazione internazionale, alla lotta contro i cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il voto di ieri al Parlamento europeo riguardava in particolare un rapporto su meccanismi finanziari innovativi che era stato presentato nelle Commissioni competenti nei mesi scorsi e che sosteneva con forza la necessità di introdurre una TTF su scala globale, o, in caso di mancato consenso, in Europa. Si è votato anche su un secondo rapporto, presentato dalla parlamentare francese Eva Joly e dedicato alla necessità di migliorare le entrate fiscali, di combattere l'evasione fiscale e le pratiche fiscali dannose. Anche questo secondo rapporto citava la TTF in maniera estremamente favorevole, come misura per frenare le operazioni finanziarie meramente speculative e per generare reddito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2865544744080612931?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2865544744080612931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/verso-una-tassa-europea-sulle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2865544744080612931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2865544744080612931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/verso-una-tassa-europea-sulle.html' title='Verso una tassa europea sulle transazioni finanziarie'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-RlUGh3kI4kg/TXdDm5A9KYI/AAAAAAAAAHw/Cv4T165TPPM/s72-c/ttf.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7977018917360995008</id><published>2011-03-08T22:05:00.004+01:00</published><updated>2011-03-14T22:13:25.535+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne'/><title type='text'>Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina</title><content type='html'>Riceviamo direttamente dal Secolo dei Lumi e volentieri pubblichiamo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--u189PlX9bU/TXacXqqQ5qI/AAAAAAAAAHQ/BJZ6Ih_Qe4U/s1600/quadro_rivoluzione_francese.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="253" src="http://3.bp.blogspot.com/--u189PlX9bU/TXacXqqQ5qI/AAAAAAAAAHQ/BJZ6Ih_Qe4U/s320/quadro_rivoluzione_francese.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Uomo, sei capace d’essere giusto ? È una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza ; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preambolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo I &lt;br /&gt;La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo II &lt;br /&gt;Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo III &lt;br /&gt;Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo IV &lt;br /&gt;La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo V &lt;br /&gt;Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo VI &lt;br /&gt;La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo VII &lt;br /&gt;Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo VIII &lt;br /&gt;La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo IX &lt;br /&gt;Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo X &lt;br /&gt;Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XI &lt;br /&gt;La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XII &lt;br /&gt;La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XIII &lt;br /&gt;Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XIV &lt;br /&gt;Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XV &lt;br /&gt;La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XVI &lt;br /&gt;Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo XVII &lt;br /&gt;Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicata nel settembre 1791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata all'Assemblée nationale per esservi adottata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7977018917360995008?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7977018917360995008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/dichiarazione-dei-diritti-della-donna-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7977018917360995008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7977018917360995008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/dichiarazione-dei-diritti-della-donna-e.html' title='Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--u189PlX9bU/TXacXqqQ5qI/AAAAAAAAAHQ/BJZ6Ih_Qe4U/s72-c/quadro_rivoluzione_francese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-298412760344968034</id><published>2011-03-07T21:11:00.001+01:00</published><updated>2011-03-14T22:01:28.085+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Corruzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Partecipazione, antidoto alla corruzione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DXwAosvVYy8/TXU8oSWUd1I/AAAAAAAAAHI/jVzrQgXReas/s1600/economia_corruzione.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="121" src="http://1.bp.blogspot.com/-DXwAosvVYy8/TXU8oSWUd1I/AAAAAAAAAHI/jVzrQgXReas/s400/economia_corruzione.jpg" width="182" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ormai lo sappiamo. La corruzione e le frodi dilagano in Italia. Lo conferma la relazione della Corte dei Conti alla fine dello scorso febbraio.&lt;br /&gt;Di quella relazione colpisce non tanto l'analisi del fenomeno (purtroppo ormai fin troppo noto), ma la nettezza con cui la Corte critica il pacchetto di misure annunciate di recente dal Governo: tutte misure contrarie rispetto a quelle che servirebbero per fronteggiare la corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le misure annunciate dal governo? Sbagliate&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Corte boccia il disegno di legge sulle intercettazioni perché, come dice il procuratore generale Mario Ristuccia, "non appare indirizzato ad una vera e propria lotta alla corruzione". Viceversa, le intercettazioni costituiscono "uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo di contrastare il fenomeno della corruzione".&lt;br /&gt;La Corte esprime dubbi anche sulle proposte di "processo breve". Certo, esiste in Italia un problema di lentezza dei processi. Ma la soluzione prospettata dal Governo, nei fatti, non è quella dell'efficienza e della rapidità, ma semplicemente l'interruzione del processo. Di fatto, come dicono i giuristi, si tratta di 'denegata giustizia', con buona pace dei diritti delle vittime.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Bocciata anche la legge Cirielli, che ha dimezzato i termini di prescrizione "con il risultato che molti dei relativi processi si estingueranno poco prima della sentenza finale, sebbene preceduta da una sentenza di condanna".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Crescono assuefazione e sfiducia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto, diminuiscono le denunce. Un po' per progressiva assuefazione alla diffusa corruttela, un po' per crescente sfiducia nei confronti di quei poteri pubblici che non riescono a difendere i cittadini dagli apparati politico-amministrativi corrotti.&lt;br /&gt;Basti pensare al settore della sanità, dove, spiega la Corte, si verificano "con sorprendente facilità veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattiva gestione, talvolta favoriti dalle carenze del sistema dei controlli".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Contro la corruzione lavorano enti (finora) inutili&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;A tutto ciò si aggiunge la completa inutilità del SAET: il Servizio Anticorruzione e Trasparenza, incardinato nel Dipartimento della Funzione pubblica in sostituzione dell'Alto commissariato anticorruzione, produce qualche modesto studio, ma non ha nessuna capacità di incidenza.&lt;br /&gt;E la riforma Brunetta? Ormai da un anno ne aspettiamo invano i risultati. Ma come i lettori di questa newsletter sanno, la riforma è stata di fatto 'disinnescata', e la Civit (Commissione indipendente per la trasparenza, l'integrità e la valutazione) è poco indipendente e, in compenso, molto inefficiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Quattro pilastri: il ruolo dei cittadini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Da dove ripartire, dunque? "La lotta alla corruzione deve fondarsi essenzialmente su quattro pilastri: l' etica, la trasparenza attraverso l' uso dell' Ict, la semplificazione, il controllo", dice il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino.&lt;br /&gt;Sono tutti ingredienti per i quali il ruolo dei cittadini sarà cruciale: servono per rilanciare l'etica pubblica, il rispetto delle Istituzioni, la cura dei beni comuni dopo anni di comportamenti privatistici e corporativi da parte delle classi dirigenti. La trasparenza reale delle amministrazioni si giocherà nella capacità di coinvolgere davvero gli utenti, di raccoglierne il punto di vista, di rendere conto del proprio operato. Rendere fluide e amichevoli le procedure significherà tutelare meglio i diritti delle persone e limitare le opacità e le zone d'ombra nelle quali si nascondono le scorciatoie e i privilegi. Infine, sotto il profilo dei controlli, la sfida più innovativa sarà quella della valutazione: i cittadini devono poter valutare la qualità dei servizi e dell'azione amministrativa, il rendimento dei dirigenti e dei funzionari pubblici, la capacità di governo dei vertici politico-amministrativi.&lt;br /&gt;Un programma impegnativo, ma possibile. Purché si mantenga la consapevolezza che nuove minacce possono emergere. Come ha osservato il procuratore Ristuccia, il decentramento della spesa pubblica può contribuire ad "aumentare la corruzione quando la vicinanza a interessi e lobby locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno alla comunità amministrata". Un ammonimento da tener presente in questi giorni in cui si approvano i decreti sul federalismo municipale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-298412760344968034?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/298412760344968034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/partecipazione-antidoto-alla-corruzione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/298412760344968034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/298412760344968034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/partecipazione-antidoto-alla-corruzione.html' title='Partecipazione, antidoto alla corruzione'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DXwAosvVYy8/TXU8oSWUd1I/AAAAAAAAAHI/jVzrQgXReas/s72-c/economia_corruzione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8999962088076243290</id><published>2011-03-03T13:10:00.001+01:00</published><updated>2011-03-08T23:09:13.141+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrati'/><title type='text'>Rivolta in Nord Africa, è giunta l’ora di riformare la legge sulla cittadinanza</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ngxJeGp2xNU/TXao_1LvnuI/AAAAAAAAAHY/0YkijE1HHjM/s1600/immigratilibici.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="183" width="275" src="http://3.bp.blogspot.com/-ngxJeGp2xNU/TXao_1LvnuI/AAAAAAAAAHY/0YkijE1HHjM/s400/immigratilibici.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La rivoluzione in corso nel nord dell’Africa apre scenari imprevedibili. Un’emergenza umanitaria potrebbe toccare presto il nostro paese, con l’arrivo di tanti profughi. Il governo italiano appare impreparato. Diffonde la paura per creare allarme e sfuggire alle proprie responsabilità. Quanto durerà?&lt;br /&gt;Il dibattito sull’immigrazione dei prossimi mesi potrà ancora esaurirsi – come accade da anni – nell’alternativa tra ordine pubblico e assistenza più o meno benevola dei nuovi arrivati? C’è il rischio che non si parli più di un tema emergente, da tempo omesso, ormai improrogabile: la condizione dei numerosi immigrati che in Italia già risiedono e lavorano da anni. Possiamo continuare a far finta che non si tratti di cittadini come noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge italiana fonda l’attribuzione della cittadinanza nazionale su una sorta di “familismo giuridico”: si è cittadini per eredità di sangue o per via di matrimonio. è possibile che sia ancora così? La cittadinanza non dovrebbe acquisirsi per la libera e autonoma scelta di chi decide di vivere nel nostro paese e qui si impegna con il proprio lavoro, le proprie attività economiche, le proprie iniziative civiche, nella costruzione di una casa comune aperta, accogliente e solidale?&lt;br /&gt;La cittadinanza, fatta di diritti, appartenenza e partecipazione, non è più solo “affare di stato”. Si fonda sul riconoscimento della persona umana al di là dei propri legami con una comunità specifica. Nasce dall’esercizio concreto e attivo dei diritti, al di là della loro titolarità formale. Si àncora al regime internazionale dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione italiana è all’avanguardia in questo: recepisce la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e, con questa, le tutele di diritti che vengono ben prima di quelle legate alla cittadinanza nazionale.  Basti pensare al diritto alla salute di cui i cittadini immigrati godono: il nostro Servizio sanitario nazionale deve tutelarli, anche se non sono italiani (lo spiegano le sentenze della Corte costituzionale). Insomma, i diritti della personalità, basati sulla cittadinanza costituzionale e universale, sono estesi a tutti. E tra i diritti di libertà per eccellenza, garantiti a tutti dai trattati costituzionali europei, stanno proprio il “diritto di residenza” ed il “diritto di circolazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In molti casi, poi, la cittadinanza diventa “attiva”. Per il principio di sussidiarietà costituzionale, tutti i cittadini, singoli o associati, compresi i cittadini immigrati, possono esercitare i propri diritti, assumersi responsabilità nella vita pubblica, dare il proprio contributo per lo sviluppo sociale e civile del luogo in cui risiedono. Viceversa, la gestione in chiave securitaria dell’immigrazione, lo strazio burocratico cui viene sottoposto chi chiede o rinnova il permesso di soggiorno, lo stato di limbo al quale vengono condannati gli immigrati di seconda generazione (italiani a tutti gli effetti) sono forme di violenza gratuita, una negazione bella e buona dell’umanità e dei diritti di queste persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è tanto da fare, dunque. Ma il primo passo, ormai, è la riforma della legge sulla cittadinanza: bisogna renderla più accessibile ai tanti che ormai risiedono da anni qui e sono ormai italiani anche loro. Il secondo passo è rappresentato da serie politiche di integrazione che rimuovano gli ostacoli allo sviluppo umano di tutti i cittadini, senza distinzioni di sorta, nemmeno di etnia (è il compito della Repubblica, previsto dall’articolo 3 della Costituzione). Infine, sulla base del principio di sussidiarietà scritto nell’articolo 118, servono misure per accogliere e favorire ‘tutti’ quei cittadini, spesso immigrati, che svolgono attività di interesse generale. Anche così si costruirà un’Italia più unita, accogliente, europea. Varrebbe la pena che il governo lo ricordasse in questo speciale 2011 in cui si celebrano l’Anno europeo della cittadinanza attiva e i 150 anni dell’Unità d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;TERRA&lt;/span&gt;, quotidiano ecologista, 3 marzo 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8999962088076243290?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8999962088076243290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/rivolta-in-nord-africa-e-giunta-lora-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8999962088076243290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8999962088076243290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/rivolta-in-nord-africa-e-giunta-lora-di.html' title='Rivolta in Nord Africa, è giunta l’ora di riformare la legge sulla cittadinanza'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ngxJeGp2xNU/TXao_1LvnuI/AAAAAAAAAHY/0YkijE1HHjM/s72-c/immigratilibici.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1577216167226373852</id><published>2011-03-01T12:12:00.001+01:00</published><updated>2011-03-12T23:18:15.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Primo Marzo, lo sciopero dei migranti tra diritti e beni comuni</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-QQR5k6l0Nis/TXvxHdWBUrI/AAAAAAAAAIw/q7bq6UkBhFI/s1600/primomarzo.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="194" width="259" src="http://4.bp.blogspot.com/-QQR5k6l0Nis/TXvxHdWBUrI/AAAAAAAAAIw/q7bq6UkBhFI/s400/primomarzo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Anche quest’anno si svolge lo sciopero dei migranti. Il Primo Marzo è un progetto di partecipazione dal basso impegnato nella lotta al razzismo e nella difesa dei diritti umani. L’iniziativa nasce nel novembre del 2009, per iniziativa di quattro donne: Nelly Diop, Daimarely Quintero, Stefania Ragusa, Cristina Seynabou Sebastiani. Da subito ha riunito italiani, migranti, seconde generazioni: tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e della cultura dell'esclusione. La prima iniziativa risale al primo marzo del 2010, quando il movimento organizza una giornata di mobilitazione e sciopero indirizzata a far comprendere quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società e come sia importante che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona, combattere il razzismo e superare la contrapposizione tra "noi" e "loro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Migranti e beni comuni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso impegno si rilancia oggi. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non si può accettare la logica razzista dell’“aiutiamoli a casa loro”. La migrazioni sono spesso un modo per cambiare le proprie condizioni di vita. In più, bisogna ricordare sempre che l’apporto dei migranti per la crescita del nostro paese è e sarà cruciale. Certamente per ragioni economiche, come molte volte è stato sottolineato: i migranti producono infatti una parte consistente del PIL (11%), alimentano le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali, sopperiscono con il lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. Ma anche per ragioni sociali e culturali: rappresentano infatti una parte attiva e determinante nella costruzione di società diversa: più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste, l’Italia sarebbe oggi più povera. Soprattutto, i migranti sono una forza civile per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti, ma reagire ai ricatti conquistandone di nuovi.&lt;br /&gt;Insomma, l’apporto dei migranti nella costruzione di nuovi beni comuni, tra i quali lo stesso futuro dell’Italia, è fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un appello per i diritti&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Lo scorso anno, in risposta ai disordini e alle violenze di Rosarno, il movimento Primo Marzo aveva organizzato uno sciopero per dimostrare l’importanza del lavoro di 4,5 milioni di immigrati in Italia. “Oltre 300 mila persone si sono mobilitate per dire no al razzismo, alla legge Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza, ai Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e sì a una società multiculturale e più giusta”, si legge nell’appello. La situazione oggi è diversa e forse ancora più grave: “Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Iniziative in tutta Italia &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In programma manifestazioni e cortei in tutta Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, per richiamare l’attenzione sui diritti calpestati dei migranti. “La questione della cittadinanza rimane insoluta – dicono ancora gli organizzatori - e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza”. In piazza, non solo immigrati ma anche tanti italiani: “Non si tratta di uno sciopero etnico. Per portare avanti questa lotta, migranti e italiani devono muoversi insieme contro i ricatti, contro il razzismo, contro lo sfruttamento”. Roma celebra la giornata con un corteo per gridare insieme «siamo tutti libici, siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini». Quest’anno l’iniziativa non poteva che essere dedicata al coraggio dimostrato dalle popolazioni magrebine. Nella Capitale, il corteo si muoverà martedì alle 16.30 da piazzale Aldo Moro e si chiuderà in piazzale Esquilino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chiudere i CIE &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I manifestanti chiedono la chiusura dei Cie - i centri per l'identificazione e l'espulsione -, l’abrogazione della Bossi-Fini (in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno) e del reato di clandestinità. Con lo sciopero, poi, si ribadisce la necessità di passare dal “concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia”. Su questo tema Labsus ha ospitato diversi interventi con l’obiettivo di allargare il concetto di cittadinanza all’esercizio di diritti riconosciuti nelle Carte dei diritti internazionali e alla partecipazione concreta degli immigrati alla vita quotidiana del nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Rivoluzioni e sbarchi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La mobilitazione di quest’anno non può non puntare lo sguardo su quanto sta avvenendo nell’altra sponda del Mediterraneo. “Le rivoluzioni di piazza segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata - accusa il comitato Primo Marzo - Si evoca un inesistente ‘stato di emergenza’ solo per evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste”. Occorre invece, secondo i manifestanti, varare al più presto “una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo”. Insomma, bisognerebbe davvero ascoltare le sagge parole del Capo dello Stato che ha invitato tutti – soprattutto il governo – a rinunciare ad allarmismi e vittimismi, nel nome dell’accoglienza e del diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1577216167226373852?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1577216167226373852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/primo-marzo-lo-sciopero-dei-migranti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1577216167226373852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1577216167226373852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/03/primo-marzo-lo-sciopero-dei-migranti.html' title='Primo Marzo, lo sciopero dei migranti tra diritti e beni comuni'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-QQR5k6l0Nis/TXvxHdWBUrI/AAAAAAAAAIw/q7bq6UkBhFI/s72-c/primomarzo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-3946723055918687581</id><published>2011-02-28T12:54:00.001+01:00</published><updated>2011-03-08T23:12:57.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Intervista a Lord Nat Wei, l'uomo della "Big Society"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UBm9mNoOkVM/TXap4HReJII/AAAAAAAAAHg/Sz-Wo-SAwLA/s1600/natwei.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="174" width="290" src="http://3.bp.blogspot.com/-UBm9mNoOkVM/TXap4HReJII/AAAAAAAAAHg/Sz-Wo-SAwLA/s400/natwei.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lord Nat Wei, responsabile per il Governo britannico del programma "Big Society", ha illustrare a Roma, il 24 febbraio scorso, la riforma del welfare basata su una società civile sempre più attiva. Un grande progetto, sul quale predominano molte incognite. "Per vederlo compiuto - dice Nat Wei - potrebbero essere necessari anche più di 60 anni”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più potere ai cittadini coinvolgendoli nell’amministrazione del Paese e nell’erogazione dei servizi pubblici (anche in ambiti importanti come la sanità, trasporti pubblici, la sicurezza e l’istruzione) allo scopo di responsabilizzarli ed esaltare il loro spirito di iniziativa. Ma anche di realizzare cospicui risparmi per lo Stato, realizzando, con il tempo, un massiccio trasferimento di poteri e doveri alle comunità locali e alle organizzazioni civili. Ma a tutto beneficio dei cittadini, assicura il Governo inglese. Perché le persone conoscono bene i loro problemi e spesso sanno risolverli meglio di quanto possa fare un il livello centrale.&lt;br /&gt;È intorno a tutto questo che ruota la Big Society, il grande progetto di riforma del Welfare del Governo di David Cameron.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per illustrarne i principi, la Fondazione Roma ha invitato oggi a parlarne Lord Nat Wei, responsabile per il Governo britannico del programma Big Society.&lt;br /&gt;Genitori cinesi, 33 anni, Lord Wei è il più giovane membro della Camera dei Lord del Parlamento inglese. “Ci sono tre presupposti da cui partire per comprendere le ragioni di questa riforma”, spiega.&lt;br /&gt;“La prima è la mancanza di fiducia nelle istituzioni. Solo 2 inglesi su 5 si dicono soddisfatti de i servizi pubblici e la fiducia nei confronti del Governo è ai livelli più bassi mai raggiunti dopo la Seconda Guerra mondiale”. Insomma, se gli inglesi non si fidano delle istituzioni, che siano loro ad occuparsi della “cosa pubblica” e attraverso la valorizzazione delle loro competenze, del loro spirito di iniziativa e del loro legame con quel territorio, quel servizio, quel bene comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è altro. “In Inghilterra ci sono disuguaglianze sociali molto forti e un’ampia fascia della popolazione vive in condizioni di disagio. Le dimissioni ospedaliere alcol correlate sono cresciute del 5,7% dal 2006 al 2009”. La Big Society, spiega l’esperto del governo britannico, permetterà a tante persone in difficoltà non solo di essere aiutate, ma anche di diventare protagoniste di tutta una serie di attività che gli permetteranno di guadagnare qualche soldo, di sviluppare competenze, di spezzare quell’emarginazione in cui si trovano oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo presupposto: la crisi economica, che impone sfide e cambiamenti, anche considerato come lo sviluppo industriale si sia ormai spostato nell’Est del mondo rendendo ancora più difficile la ripresa economica nei Paesi occidentali. Cosa fare, allora? Se i finanziamenti statali sono destinati a diminuire, la risposta ai bisogni dei cittadini sta nella sussidiarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così, lo Stato si fa da parte e saranno le comunità locali, raccolte in cooperative o associazioni di volontariato a gestire tutta una serie di servizi pubblici di cui oggi si occupa lo Stato. E lo faranno attraverso i fondi messi a disposizione dalla “Big Society Bank” (che nell’idea del Governo sarà in parte finanziata attraverso i conti correnti dormienti di cui nessuno rivendica la titolarità da 15 anni) o attraverso fondi creati dai cittadini stessi.&lt;br /&gt;Questo permetterà alla comunità civile di poter essere artefice del proprio destino, di rispondere agli specifici bisogni della loro realtà territoriale, di preservare la loro storia e di immaginare il loro futuro. Ma permetterà anche allo Stato di ottenere notevoli risparmi. “Le nostre stime parlano di risparmi che variano dall’8 al 15%, a seconda della tipologia di servizi. Risorse che il Governo potrà poi investire di nuovo in interventi ed attività a vantaggio della Big Society”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Principi senz'altro innovativi. Forse troppo, tant'è che la riforma prospettata da Cameron, a leggere molti resoconti sulla stampa britannica, non sembra convincere del tutto gli inglesi, secondo i quali la Big Society è una bella maschera dietro la quale si nascondono pesanti tagli. Il timore è che i cittadini si troveranno con molti meno servizi e di qualità inferiore a quelli su cui possono contare oggi. A mantenere un certo pessimismo è anche la vaghezza, di cui si accusa il Governo Cameron, sugli strumenti che dovrebbero permettere di realizzare questa "perfetta" società civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lord Wei, in certi casi si parla di servizi molto importanti, come quelli sanitari. Il Governo avrà un ruolo regolatore e di verifica della qualità dei servizi che le “imprese di cittadini” riusciranno ad erogare e per garantire che non vi siano aree critiche abbandonate perché i cittadini non vogliono investirvi le proprie forze?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Io credo che la grande sfida della Big Society sia proprio quella del ruolo dello Stato e di come viene esercitato questo ruolo in termini di garanzia di uguaglianza nei servizi forniti ai cittadini. Ma la Big Society è un progetto in divenire, che ogni giorno cambia per rispondere agli elementi che emergono. Ed è un progetto che vogliamo realizzare con i cittadini. Consapevoli che per vederlo compiuto potrebbero essere necessari anche di 60 anni”.&lt;br /&gt;Abbiamo una tela molto ampia sulla quale stiamo operando, soprattutto nel settore dei meno abbienti, per liberare delle risorse, che sono limitate, nelle aree dove ce ne è più bisogno. In Inghilterra ci sono settori che hanno bisogno di più solidarietà e settori che ne hanno meno bisogno. Credo che dare alla società un ruolo da protagonista nelle aree di fragilità porterà un incremento della qualità dei servizi offerti. Soprattutto in quei servizi dove il Governo non può o non vuole agire.&lt;br /&gt;La Big Society chiaramente deve confrontarsi con gli obiettivi del Governo e con quelli dei cittadini. Ma non c’è una comunità che possa agire senza il supporto del Governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Secondo quali criteri i fondi della Big Society Bank verranno assegnati ai progetti presentati dai cittadini?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La Big Society Bank gestirà solo denaro da investire nel settore sociale, ma non sarà in diretto contatto con i cittadini o con gli enti caritatevoli. La Big Bank Society agirà attraverso le piccole banche locali, che poi assegneranno i fondi ai vari progetti in modo da rispondere alle necessità locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali saranno i prossimi passi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono tre settori, in particolare, su cui ci stiamo già concentrando. Uno è l’aggiornamento e la riforma dei servizi civili, poi il miglioramento della struttura legale e normativa in materia di “impresa sociale”, e l’individuazione di strumenti finanziari, come le agevolazioni fiscali e una nuova politica degli investimenti da parte delle banche.&lt;br /&gt;Il percorso è lungo e difficile, ma citando Margaret Meade, “Mai dubitare del fatto che un piccolo gruppo di persone consapevoli e attente possa cambiare il mondo. Infatti è sempre stato l'unico modo per riuscirci”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L.C.&lt;br /&gt;(tratto da &lt;a href="http://www.quotidianosanita.it/"&gt;Quotidiano Sanità&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.ferla@cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-3946723055918687581?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/3946723055918687581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/intervista-lord-nat-wei-luomo-della-big.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3946723055918687581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3946723055918687581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/intervista-lord-nat-wei-luomo-della-big.html' title='Intervista a Lord Nat Wei, l&apos;uomo della &quot;Big Society&quot;'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-UBm9mNoOkVM/TXap4HReJII/AAAAAAAAAHg/Sz-Wo-SAwLA/s72-c/natwei.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2227751840145685645</id><published>2011-02-25T18:43:00.002+01:00</published><updated>2011-03-08T23:17:48.841+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diritti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cittadini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Sussidiarietà pasticciata nel decreto 'Milleritardi'</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-RBNLgm42krI/TXaq8q_ATkI/AAAAAAAAAHo/tdUGNHRvCyU/s1600/1000pro.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="225" width="225" src="http://3.bp.blogspot.com/-RBNLgm42krI/TXaq8q_ATkI/AAAAAAAAAHo/tdUGNHRvCyU/s400/1000pro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dal confuso contenuto del decreto "Milleproroghe", simbolo evidente dell'incapacità del legislatore di regolare in modo credibile temi di interesse pubblico, il dato che emerge con forza è l'approccio superficiale e contraddittorio del governo in tema di politiche sociali e un'interpretazione tendenziosa dell'idea di sussidiarietà.&lt;br /&gt;Prime vittime di questa confusione normativa saranno i diritti delle persone meno protette e le stesse norme costituzionali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti cittadini italiani sono informati dell’approvazione del decreto ‘Milleproroghe’ e, soprattutto, del suo confusissimo contenuto, dopo quattro mesi di sostanziale paralisi dell’attività parlamentare? Molto probabilmente assai pochi. Per fortuna, l’iniziativa del Capo dello Stato ha contribuito a dare un po’ di visibilità ad un malcostume ormai consolidato nell’attività legislativa delle nostre istituzioni. Ma gli appunti da fare vanno anche al di là di quelli che Napolitano poteva fare nell’esercizio delle sue funzioni.&lt;br /&gt;Già l’appellativo ‘Milleproroghe’ mostra chiaramente l’ineffettività della legificazione in Italia. I termini di legge sono fatti per essere rispettati, non per essere prorogati. Ciascuna proroga, invece, inchioda il Governo ai suoi inadempimenti. Oppure rivela l’incapacità del legislatore di regolare in modo credibile i temi di interesse pubblico. In sostanza, “Milleproroghe” potrebbe tradursi anche con “Milleritardi” o con “Milleinadempienze”: nomi che rappresentano l’attitudine di una classe politico-amministrativa abituata a mandare messaggi contrari alla cultura delle regole. E così nel nostro Paese si fa strada l’idea che fissare un termine non significhi nulla, perché normalmente esso è destinato a essere prorogato. E quando il termine è scaduto, interviene la politica per riaprirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un contenuto confusionario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si capisce bene perché provvedimenti siffatti siano scritti in modo incomprensibile. Per smontare la certezza del diritto è necessario spargere un fumo di opacità, la norma va redatta in modo affrettato e abborracciato, le disposizioni ammucchiate nel segno del disordine. In questa indigeribile mistione, si creano gli spazi per le scorribande del lobbysmo più mediocre (come nel caso del ripristino di fatto del monopolio della Federazione Italiana Nuoto per il rilascio della patente di idoneità ai bagnini…) e il contenuto delle singole norme diventa oscuro alla generalità dei cittadini. Il loro significato sarà comprensibile soltanto a chi le ha scritte e ai loro ‘mandanti’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’oggetto del “Milleproroghe”, ovviamente, comprende le materie (e le brutture) più improbabili: da una sorta di condono strisciante per 600 case abusive in Campania, agli sgravi fiscali per le banche. E poi, in ordine sparso: una tassa sui biglietti del cinema, proroghe o riaperture di termini in tema di servizi trasfusionali, di smaltimento dei rifiuti, di provvidenze fiscali per il terremoto dell’Aquila e per l’eruzione dell’Etna, di finanziamento delle Autorità portuali, di gestione del personale scolastico, di rottamazione degli autoveicoli, di cooperazione internazionale di Polizia, di fecondazione assistita, di navigazione nei laghi lombardi, di blocco degli sfratti, di trasmissioni televisive, di informatica giudiziaria, di armi da fuoco portatili, e via elencando. Si registra la solita norma a sostegno del sottogoverno: il sindaco Alemanno, nell’ambito dei provvedimenti per ‘Roma capitale’, ottiene tre assessori in più (e li giustifica con una maggiore apertura alle donne….). Non manca, perfino, un rinvio di pagamento delle quote latte a favore dei padani inadempienti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto e i diritti sociali dei cittadini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le contraddizioni più gravi sono quelle che toccano i diritti sociali dei cittadini. Da un lato, infatti, il testo proroga senza ragioni il termine ultimo (31 marzo 2011) per il passaggio definitivo al regime ordinario dell’attività libero professionale intramuraria, cioè la possibilità di esercitare la propria attività da parte di medici specialisti autorizzati, al di fuori dell'orario di lavoro, presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale o presso i propri studi privati. Da tempo le regioni hanno i fondi necessari per garantire questo passaggio, pensato per garantire ai cittadini trasparenza nell’accesso alle cure, maggiore qualità e sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa, confermare la scelta di non rifinanziare nel 2011 (e dunque di non ‘prorogare’) il fondo nazionale per la non autosufficienza sembra l'ennesimo atto di indifferenza nei confronti delle persone più fragili e dei loro familiari. Il Governo dimostra scarsa attenzione alle politiche sociali e sordità verso le richieste delle organizzazioni civiche di tutela e delle stesse regioni. Il mancato finanziamento del fondo a livello nazionale crea disuguaglianze: i cittadini che risiedono in regioni in grado di finanziare autonomamente gli interventi potranno accedere alle relative prestazioni, gli altri no. Inoltre, sarà inevitabile l’aumento della spesa sanitaria, e un’assunzione di costi privati per le famiglie italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sussidiarietà di pessima qualità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra iniziativa che deve scandalizzare riguarda il ripristino della social card, strettamente legata ad una interpretazione capziosa dell’idea di sussidiarietà. Con questa misura il governo attribuisce a non meglio specificati enti caritatevoli l’incarico di assegnare il contributo. Ora, al di là della capacità di questa misura di risolvere il problema della povertà in Italia, la modalità scelta per realizzarla lascia inevase troppe domande. Come si selezionano gli enti caritatevoli? E, successivamente, tali enti come selezioneranno i beneficiari del contributo? Quali criteri utilizzeranno? Come verrà risarcito questo servizio ai cittadini visto che nulla è previsto a riguardo? E si potrebbe continuare. Molti osservatori temono già, non a torto, che nelle pieghe di una norma siffatta possa celarsi una zona vischiosa fatta di irresponsabilità, di ineguaglianze di fatto e di mancanza di trasparenza. Insomma, davvero un pessimo modo per attuare la sussidiarietà. Con il rischio, peraltro, di gettare un’ombra di discredito sulle pratiche sussidiarie delle realtà della società civile. Ma questo non deve stupire. In fondo, nel Libro Bianco sul Welfare – che Labsus ha già criticato in passato - erano già contenute le premesse per soluzioni così pasticciate e inappropriate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, anche alla luce di queste considerazioni, il ‘Milleproroghe’ – imposto dal Governo a colpi di ‘maximemendamenti’– appare doppiamente criticabile. Prima di tutto perché, per la scarsa qualità del prodotto legislativo, siamo di fronte ad una vera e propria ‘vessazione’ nei confronti dei cittadini italiani. Ma soprattutto perché le prime vittime di questa confusione normativa saranno soprattutto i diritti delle persone meno protette e le stesse norme costituzionali, compreso l’ultimo comma dell’art.118.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2227751840145685645?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2227751840145685645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/sussidiarieta-pasticciata-nel-decreto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2227751840145685645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2227751840145685645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/sussidiarieta-pasticciata-nel-decreto.html' title='Sussidiarietà pasticciata nel decreto &apos;Milleritardi&apos;'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-RBNLgm42krI/TXaq8q_ATkI/AAAAAAAAAHo/tdUGNHRvCyU/s72-c/1000pro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6925805232154904295</id><published>2011-02-22T15:20:00.001+01:00</published><updated>2011-03-12T23:11:34.110+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>La missione di Cameron</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ouEIhzdegJY/TXvvim5ZLGI/AAAAAAAAAIY/m0YwtyVWK4c/s1600/cameron.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="174" width="290" src="http://1.bp.blogspot.com/-ouEIhzdegJY/TXvvim5ZLGI/AAAAAAAAAIY/m0YwtyVWK4c/s320/cameron.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Io so che il primo compito del mio governo è quello di ridurre il deficit e il debito e favorire la ripresa economica. Questo è il mio dovere. Ma qual è la mia missione? Che cosa mi appassiona veramente?” Comincia così il discorso di David Cameron nel giorno di San Valentino. Un discorso che ha segnato la scena pubblica europea nella settimana scorsa. Un discorso necessario per dare alcune risposte alle numerose critiche rivolte alla Big Society.&lt;br /&gt;"Dobbiamo devolvere più potere ai governi locali affinché il popolo possa fare di più e acquistare più potere"&lt;br /&gt;E Cameron ha cercato di difendersi. “La rinascita sociale mi appassiona tanto quanto quella economica – ha detto Cameron. Se è vero che la società è frammentata, le famiglie sono frammentate, il livello della criminalità è aumentato così come l’appartenenza alle gang criminali, i problemi della gente si concentrano nel welfare e nella difficoltà del lavoro, se è vero che qualcosa dei nostri servizi pubblici non funziona come dovrebbe – ecco per me tutto questo ha a che fare con la Big Society”. Secondo il premier britannico, la parola che sta al cuore di tutto questo è: responsabilità. “Noi abbiamo bisogno che la gente si assuma più responsabilità”. Fa l’esempio della lotta al crimine. Certo, il governo ha un ruolo enorme: mettere la polizia nelle strade, assicurare la certezza delle sentenze, rendere sicure e disponibili le prigioni. “Ma il crimine non si può combattere senza che le comunità ci aiutino a garantire la loro sicurezza”.&lt;br /&gt;Ma come risponde Cameron alle principali critiche?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un progetto troppo vago?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima: sono in molti ad accusare il progetto della Big Society di essere troppo vago. Cameron riconosce che “non c’è una singola politica che si srotoli a questo scopo in tutto il paese”. Ma il motivo è che le iniziative da adottare sono trasversali a politiche diverse e vanno in varie direzioni. “Prima di tutto – spiega Cameron - noi dobbiamo devolvere più potere ai governi locali, e anche oltre questi, affinché il popolo possa fare di più e acquistare più potere”. In secondo luogo, “dobbiamo aprire i servizi pubblici, renderli meno monolitici, dire alle persone: se volete avviare una nuova scuola, potete farlo; se volete creare una cooperativa o una società mutualistica di servizi sanitari, puoi farlo”. In sostanza, alle organizzazioni della società civile bisogna dire: “se tu vuoi espandere e replicare te stesso attraverso il paese, noi vogliamo che tu lo faccia”. In terzo luogo, aggiunge Cameron, “dobbiamo avere più donazioni filantropiche e più volontariato nel nostro paese”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coprire i tagli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è una seconda domanda critica assai diffusa tra la gente: “Ok, questo discorso non è così vago, ma questa è soltanto una copertura per i tagli alla spesa pubblica, non è vero?”&lt;br /&gt;Cameron si difende: “Non è una copertura. Cercare e costruire una società più grande e più forte è cosa buona. Qualsiasi cosa accada alla spesa pubblica”. L’argomento usato dal premier inglese è questo: “Qualsiasi Primo Ministro oggi dovrebbe procedere a tagli della spesa pubblica. E allora, dovendo comunque adottare questi tagli, non è meglio che si cerchi allo stesso tempo di incoraggiare una più grande e forte società? Se ci sono servizi che lo stato non può più permettersi, non dobbiamo cercare di incoraggiare le comunità che vogliono offrire e aiutare se stesse e autogestirsi? Stiamo avviando la Big Society Bank e la stiamo dotando di 200 milioni di sterline provenienti dalle banche. Stiamo attivando un fondo transitorio in modo tale da sostenere quelle organizzazioni che hanno bisogno di risorse in questa difficile fase”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tagli indeboliscono la Big Society?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terza critica: può darsi che questa storia non sia una copertura per i tagli, ma i tagli renderanno la costruzione di una società più grande molto più difficile. A questa osservazione, Cameron risponde così: “ovviamente non c’è nessuna area che possa essere immune dai problemi della spesa pubblica che noi affrontiamo, ma se si guarda a quel che attualmente il governo centrale sta facendo, noi stiamo realizzando cose che potranno rendere possibile la big society”. Un primo impegno del governo britannico sarà la formazione di altri 5 mila community organisers per aiutare la costruzione della Big society. “Io non credo che si possa semplicemente ritirare lo Stato e, di conseguenza, la Big Society sorge miracolosamente”, spiega Cameron. “Ci sono persone eccezionali in questo paese che stanno edificando grandi organizzazioni di comunità e imprese sociali, ma il governo dovrebbe anche svolgere una funzione catalitica e di stimolo per aiutare la costruzione della Big Society”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la Big Society esiste già&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è un’ultima critica. Molti inglesi sostengono che si tratti solo di una retorica. In realtà, tutto ciò di cui parla il governo non è niente di nuovo. Questo è quanto accade già. Cameron sta solo cercando di attribuirsi l’ottimo lavoro che la gente già fa. “La mia risposta è: sì, è vero, non è completamente una novità”, si difende il premier. Che ammette: “l’idea di comunità che acquisiscono più controllo, di più volontariato, di più donazioni benefiche, di imprese sociali che assumono un ruolo più importante, di gente che avvia in proprio dei servizi di pubblica utilità – tutte queste cose stanno succedendo nel nostro paese. Tutte queste cose sono accadute nel nostro paese per anni”. E allora? Cameron pone delle altre domande: “dobbiamo cercare di fare di più? Come possiamo incoraggiare questi sforzi? Come possiamo riprodurli in tutto il paese? Come possiamo rendere questa nazione un posto davvero fantastico per una nuova opera benefica, per una nuova impresa sociale, per allargare l’offerta di servizi pubblici? Si, tutto ciò non è completamente nuovo, ma rappresenta un nuovo approccio di governo: invece di pensare di avere in Whitehall tutte le risposte, che cosa possiamo fare per aiutare a costruire una società più forte?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La passione e la diffidenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Cameron questa è una “passione assoluta”. “Penso che questo sia un modo diverso di governare, un nuovo modo per cercare di cambiare in meglio il nostro paese. Metterò tutta la mia passione in questa impresa. Ma sopra ogni cosa, tutto ciò dipenderà dall’impegno della gente, perché è l’intraprendenza che costruire la nostra agenda di lavoro”. Fin qui il suggestivo punto di vista del primo ministro inglese. Una difesa appassionata che molti però continuano a guardare con diffidenza. Intanto, il 24 febbraio si terrà a Roma, in un convegno sulla Big Society organizzato da Fondazione Roma e Ceida (con il patrocinio, tra gli altri di Cittadinanzattiva). L’ospite principale è Nat Wei, imprenditore sociale e membro della House of Lords, uno dei principali protagonisti del progetto di Big Society. Sarà interessante, intanto, ascoltare una fonte così diretta e autorevole. In attesa della prova dei fatti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6925805232154904295?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6925805232154904295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/la-missione-di-cameron.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6925805232154904295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6925805232154904295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/la-missione-di-cameron.html' title='La missione di Cameron'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ouEIhzdegJY/TXvvim5ZLGI/AAAAAAAAAIY/m0YwtyVWK4c/s72-c/cameron.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7366776285067717457</id><published>2011-02-15T15:01:00.001+01:00</published><updated>2011-03-08T23:20:03.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>Trasparenza e qualità della PA: c'era una volta una riforma….</title><content type='html'>Peccato. A vedere sotto i nostri occhi la progressiva agonia della riforma Brunetta cresce un forte sentimento di rammarico. Il decreto legislativo 150 del 2009 - che introduce importanti novità in tema di trasparenza e performance delle istituzioni pubbliche - rappresentava un formidabile passo in avanti in termini di efficacia, efficienza e produttività della PA e offriva indirizzi importanti in termini di lotta alla corruzione e agli abusi di potere.&lt;br /&gt;Oggi però, dopo appena un anno e mezzo dall’approvazione, quel cammino sembra sostanzialmente interrotto. I tagli lineari della manovra finanziaria hanno sottratto risorse importanti e così non ci sono più soldi per premiare i dipendenti meritevoli e attuare la riforma. L’azione collettiva si può usare con difficoltà e spesso, per i cittadini, il gioco non vale la candela. La Presidenza del Consiglio è stato il primo pezzo di amministrazione a sganciarsi dai controlli della legge, poi ci ha provato il Ministero dell’Economia. Mille resistenze vengono a tutti gli altri livelli, rafforzate dai tempi di attuazione e di adeguamento che la legge stessa prevede, per esempio in ambito di amministrazioni sanitarie. &lt;br /&gt;In più, l’ultimo accordo siglato dal governo con i sindacati ripristina di fatto la tradizionale palude burocratica e corporativa e recupera i contenuti del Memorandum Nicolais del gennaio 2007. Solo la Cgil non lo ha firmato, non certo per dissenso dai contenuti, ma solo per rimarcare ancora una volta la propria zelante opposizione al governo. E così, niente valutazione delle performance da parte di organismi indipendenti. Si ritorna ai controlli corporativo-sindacali effettuati da commissioni paritetiche (rappresentanti delle amministrazioni oggetto di controllo e rappresentanti dei sindacati dei dipendenti delle amministrazioni medesime). Il punto di vista dei cittadini viene sostanzialmente espulso. Inoltre, la differenziazione dei salari in base al merito va in soffitta a garanzia della certezza di irresponsabilità per tutti.&lt;br /&gt;In un contesto del genere, si auspicava una energica iniziativa riformatrice della CIVIT (la Commissione indipendente per la trasparenza, l’integrità e la valutazione, introdotta con la riforma). Ma le speranze si sono rivelate mal poste e i risultati assai deludenti. La Commissione è tutt’altro che indipendente, essendo di nomina governativa. La selezione dei commissari è fatta secondo le tradizionali logiche spartitorie dei partiti. L’attività è meramente formale, legata all’adempimento di atti burocratici e alla approvazione di delibere su norme e regolamenti. Nessuno spirito manageriale serio, scarsissima disponibilità alla consultazione e al coinvolgimento sistematico dei cittadini. Nonostante l’investimento economico - che comunque è importante - i progetti e le iniziative concrete stentano ancora a partire. Di fronte a tanta inadeguatezza e ai tradizionali ritardi,  uno dei commissari, il giovane docente Pietro Micheli, ha preferito presentare lettera di dimissioni e ritornare alla sua attività accademica a Londra. &lt;br /&gt;Allo stesso tempo, ogni proposta di candidatura per la Commissione, fatta allo scopo di allargare ai cittadini l’esercizio di poteri e responsabilità per il miglioramento della trasparenza e della qualità dell’azione amministrativa, si è sempre arenata nelle secche degli accordi tra maggioranza e opposizione: quel posto toccava ad altri, come al solito, per garantire la par condicio….&lt;br /&gt;Il quadro ci pare chiaro abbastanza. Ancora una volta la crisi della politica - che sembra accompagnarsi alla crisi dell’interesse generale – depotenzia l’azione delle istituzioni. Ma la legge resta comunque uno strumento di partecipazione, una modalità possibile per concretizzare il principio di sussidiarietà, un’occasione di empowerment. I cittadini, così, sono chiamati ad assumersi nuove responsabilità nell’ambito della trasparenza: valutazione della qualità dei servizi e del rendimento dei dirigenti pubblici, impegno per la legalità, pressione costante perché le istituzioni rendano conto del loro operato, verifica della qualità della spesa pubblica, controllo delle capacità di governo. Purché non resti – come spesso accade – l’ennesimo caso di sussidiarietà ‘nascosta’ o ‘negata’.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7366776285067717457?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7366776285067717457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/trasparenza-e-qualita-della-pa-cera-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7366776285067717457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7366776285067717457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/trasparenza-e-qualita-della-pa-cera-una.html' title='Trasparenza e qualità della PA: c&apos;era una volta una riforma….'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2943591151985743374</id><published>2011-02-14T12:36:00.000+01:00</published><updated>2011-02-14T12:39:09.600+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Society'/><title type='text'>A proposito di Big Society</title><content type='html'>Dice Adam Bienkov su Twitter: "Cameron: Long waiting list to join the Scouts shows public enthusiasm for the #bigsociety. No, it shows public enthusiasm for the Scouts".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2943591151985743374?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2943591151985743374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/proposito-di-big-society.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2943591151985743374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2943591151985743374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/proposito-di-big-society.html' title='A proposito di Big Society'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1945282307293681108</id><published>2011-02-14T09:41:00.000+01:00</published><updated>2011-02-14T09:42:28.924+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Protesta'/><title type='text'>Senonoraquando?</title><content type='html'>Ma, per capire, adesso bisogna tornare in piazza per 17 giorni di fila? O si riesce a fare prima? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;#senonoraquando&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1945282307293681108?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1945282307293681108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/senonoraquando.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1945282307293681108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1945282307293681108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/02/senonoraquando.html' title='Senonoraquando?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7640721375163703353</id><published>2011-01-25T22:29:00.000+01:00</published><updated>2011-01-25T22:47:30.276+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><title type='text'>I nuovi cittadini</title><content type='html'>Il 2011 sarà un anno di impegni e di celebrazioni molto importanti. Da una parte, la Commissione Europea ha deciso di dedicarlo alle ‘attività volontarie che promuovono la cittadinanza attiva’. Ecco perché quest’anno sentiremo molto spesso parlare di Anno europeo del volontariato o, nella dizione che noi preferiamo, di Anno Europeo della cittadinanza attiva. Dall’altra parte, questo è l’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Una scadenza rilevante non soltanto per aggiornare le interpretazioni del processo storico che ha visto la nascita dello stato italiano unitario (1861), ma, soprattutto, per ragionare tutti insieme sull’Italia che verrà e, in qualche modo, se questo è possibile, sui prossimi 150 anni di vita del nostro paese.&lt;br /&gt;Per un verso, dunque, emerge una domanda sul futuro dell’idea di cittadinanza in Europa e sulle potenzialità di quella innovativa forma che si definisce ‘cittadinanza attiva’. Per altro verso, e insieme, si apre la questione della cittadinanza nazionale, che oggi merita di essere ripensata alla luce di decenni di storia e, soprattutto, in vista della costruzione comune del futuro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Un mondo in trasformazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo duplice richiamo si colloca in un contesto globale in profonda trasformazione. Il sociologo tedesco Ulrick Beck, per esempio, legge nella realtà che viviamo un processo di cosmopolitizzazione delle società. Mentre, infatti, le pratiche della vita quotidiana sono sempre più ispirate e guidate da un approccio transnazionale, nelle classi dirigenti ed intellettuali continua a sopravvivere una vecchia tradizione che individua le radici delle norme giuridiche e delle politiche pubbliche nell’esclusiva dimensione nazionale. Il mutamento delle società globali richiede, viceversa, un mutamento delle nostre abitudini interpretative. Lo stato-nazione non può più essere considerato il punto di riferimento obbligato per l’indagine dei fenomeni sociali e politici, né riesce più a dare tutte le risposte per la soluzione dei problemi e per l’accompagnamento dei processi. Le società contemporanee diventano sempre più ‘transnazionali’ grazie a diversi fattori (universalizzazione dei diritti umani, crescita del commercio transnazionale di prodotti culturali, intensificazione ed estensione delle vie di comunicazione, la diffusione della mobilità umana e dei flussi migratori, ecc.). In questo quadro si colloca, oggi, il rapporto tra immigrazione e cittadinanza (se ne è parlato il 25 gennaio al Senato nel convegno “I nuovi cittadini” promosso da Cittadinanzattiva e dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia). Un rapporto che possiamo cominciare ad approfondire a partire da una domanda (in che senso nuovo oggi gli immigrati sono titolari di diritti?) e da una sfida (quella della cittadinanza attiva e della sussidiarietà costituzionale). &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Gli immigrati sono titolari di (quali) diritti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A questa domanda si può rispondere prima di tutto ammettendo il superamento del nesso Stato-nazione come principio normativo del regime dei diritti di cittadinanza. La cittadinanza, nella sua triplice declinazione basata su diritti, appartenenza e partecipazione, risponde ad altri criteri regolativi: il riconoscimento della persona umana al di là dei propri legami con una comunità specifica, l’esercizio concreto e attivo dei diritti al di là della titolarità formale degli stessi. &lt;br /&gt;La cittadinanza diviene ‘post-nazionale’ e si ancora al regime internazionale dei diritti umani, all’insieme di norme, convenzioni, dichiarazioni che lo sostanziano. In questo rinnovato spazio pubblico, i diritti non scaturiscono dalla sovranità dello Stato-nazione ma dalla “Costituzione”. Non è un caso che la Costituzione italiana sia costruita in questa chiave progressiva. Da un lato, infatti, essa recepisce la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, accogliendo tutele di diritti che vengono ben prima di quelle legate alla cittadinanza nazionale: basti pensare al diritto alla salute di cui i cittadini immigrati godono e che il nostro servizio sanitario nazionale si deve impegnare a tutelare, anche se non sono cittadini italiani (v. sentenza n.269/2010 della Corte costituzionale). Dall’altro, essa apre alle profonde trasformazioni che provengono dalla costruzione della cittadinanza europea, con il suo profondo contenuto di libertà. Si afferma una nuova coscienza storica che distingue tra i diritti della personalità (o, se si preferisce, della cittadinanza costituzionale e universale), che in quanto tali devono essere estesi a ‘tutti’, e diritti di cittadinanza (in chiave nazionale), che possono essere riconosciuti ai ‘membri’ di una specifica comunità politica. In tale quadro, i diritti di libertà per eccellenza, che in quanto tali dovrebbero poter essere garantiti a tutti, e che stanno inoltre a fondamento della nuova cittadinanza europea, sono proprio “il diritto di residenza ed il diritto di circolazione”!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cittadinanza attiva, sussidiarietà, immigrazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se questo ragionamento, poi, si sposta nel campo della cittadinanza attiva la prospettiva si allarga. L’art.118, u.c. della Costituzione mostra benissimo come i cittadini singoli o associati che svolgono attività di interesse generale non sono affatto i titolari di diritti di cittadinanza nazionale, bensì i titolari di diritti di fondamento ‘costituzionale’ (dunque, prima di tutto, diritti umani contenuti nelle Carte internazionali e diritti di cittadinanza secondo gli sviluppi della normativa europea). Tutti i cittadini, pertanto, compresi i cittadini immigrati, sono nelle condizioni di esercitare i propri diritti, di assumersi responsabilità nella vita pubblica, di dare il proprio contributo per lo sviluppo sociale e civile del luogo in cui risiedono. Dunque di svolgere attività di interesse generale. Siamo di fronte ad una cittadinanza sostanziale che si sviluppa nelle politiche della vita quotidiana, ben al di là di questioni meramente formali di appartenenza ad un determinato Stato-nazione.&lt;br /&gt;L’insieme di tutte queste considerazioni ricaccia in un passato davvero antico i criteri di attribuzione della cittadinanza oggi vigenti. L’ordinamento italiano fonda l’attribuzione della cittadinanza nazionale su una sorta di ‘familismo giuridico’: si è cittadini per eredità di sangue o per via di matrimonio. Come è possibile accettare ancora oggi che la cittadinanza si acquisisca per ‘tradizione familiare’, in qualche modo per ‘destino’, piuttosto che per ‘elezione’, per la libera e autonoma scelta di chi decide di vivere nel nostro paese, vi risiede stabilmente condividendo la nostra sorte comune, e qui si impegna con il proprio lavoro, le proprie attività economiche, le proprie iniziative civiche, nella costruzione di una comunità nazionale aperta, accogliente e solidale?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;La missione della Repubblica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a tutto ciò, l’ipertrofizzazione burocratica della gestione dei permessi di soggiorno o lo stato di limbo al quale vengono condannati gli immigrati di seconda generazione (italiani a tutti gli effetti) è una violenza gratuita, una negazione bella e buona dell’umanità stessa di questi soggetti. Alla luce di questo ragionamento, la missione delle istituzioni repubblicane dovrebbe essere ben diversa. In primo luogo, si tratta di rinnovare l’impegno per la rimozione degli ostacoli allo sviluppo umano di tutti i cittadini, senza distinzioni di sorta, come prevede l’art.3 della Costituzione. In secondo luogo, sulla base del principio di sussidiarietà iscritto nell’art.118, u.c., bisognerà favorire ‘tutti’ quei cittadini che svolgono attività di interesse generale, esercitando diritti e responsabilità. Anche così, certamente, si costruirà un’Italia più unita e più europea. Varrebbe la pena di ricordarlo, in questo speciale anno 2011.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7640721375163703353?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7640721375163703353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/01/i-nuovi-cittadini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7640721375163703353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7640721375163703353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/01/i-nuovi-cittadini.html' title='I nuovi cittadini'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-2755592849332291261</id><published>2011-01-03T17:54:00.001+01:00</published><updated>2011-03-12T23:21:36.484+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democracy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accountability'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Battisti, Saviano e l'ultima violenza</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-FrzuKO79Aec/TXvx6Bl_dcI/AAAAAAAAAI4/7lMSxpfkPoI/s1600/battisti.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="194" width="259" src="http://1.bp.blogspot.com/-FrzuKO79Aec/TXvx6Bl_dcI/AAAAAAAAAI4/7lMSxpfkPoI/s400/battisti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’esultanza di un certo manipolo di intellettuali per il ‘NO’ del Brasile all’estradizione di Battisti era questione di ore, se non minuti, e puntualmente è arrivata. Come anticipato in un precedente post la lista dei difensori è lunga e – visto che si tratta di gente anche molto nota che non ha bisogno di ulteriore pubblicità - chi vuole potrà cercarsela da solo su internet (un appello a favore di Battisti risale al 2004, sottoscritto da molti italiani e francesi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione merita una pausa di approfondimento per la varietà di argomentazioni giuridiche, politiche e morali che solleva. Ma, soprattutto, interroga la responsabilità di tutti coloro che hanno a cuore la costruzione di una ragione pubblica rispettosa dei fatti e dei diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. il primo insieme di questioni è squisitamente giudiziario. Alcuni intellettuali di nazionalità italiana e francese - rappresentati dalla figura di Fred Vargas, archeozoologa e scrittrice di gialli, autrice di un libello con il quale dimostra l’innocenza dell’imputato - sono convinti che quello di Battisti sia il caso di un uomo ingiustamente perseguitato. Certamente, le vicende giudiziarie, specie nei casi di terrorismo, sono tutt’altro che semplici e pacifiche e nessuno può escludere errori anche da parte dei magistrati. Tuttavia, la storia giudiziaria di Battisti dice che più di settanta giudici si sono occupati del caso, nel corso di ben nove processi (il primo è iniziato nel 1981, l'ultimo è terminato nel 1993) che hanno giudicato Battisti responsabile di un elevato numero di rapine, di possesso illegale di armi e di quattro omicidi. La pena dell'ergastolo non è mai stata scontata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul versante giudiziario si contestano almeno tre punti: la legislazione d’emergenza contro il terrorismo, l’uso dei pentiti, il giudizio in contumacia. Il tema della legislazione d’emergenza è importante: è assai discutibile che, in determinate situazioni, per quanto complesse, gli strumenti normali del diritto possano essere aggravati con i conseguenti rischi per le garanzie degli imputati. Allo stesso tempo, legislazioni specializzate esistono e sono state applicate, per esempio, anche sul versante della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni intellettuali – specie in Francia – accusano lo stato italiano di aver sospeso la democrazia per aver usato i pentiti contro il terrorismo. D’altra parte, però, l’uso dei collaboratori di giustizia nella lotta alla mafia si è rivelato un metodo vincente che molte legislazioni – anche quella francese – hanno copiato. Perché, allora, non esiste nessun caso Dreyfus tra i padrini di Cosa Nostra? Né si può dire che la legislazione speciale sia stata costruita su misura per il cittadino Cesare Battisti. Si tratta comunque di norme che coprono quei reati, chiunque li abbia commessi, e per questo mantengono i loro requisiti essenziali di generalità e astrattezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla condanna in contumacia, infine, c’è poco da obiettare. Nel processo si deve garantire la difesa dell’imputato, ma non la sua impunità perché semplicemente non si è presentato in giudizio. Non farsi processare sarebbe ovviamente la difesa ideale, ma l’ordinamento giuridico non prevede soluzioni così comode. Ovviamente, se irregolarità formali o violazioni di legge a tutela del diritto di difesa dell’imputato vi sono state – come alcuni accusano – vanno rilevate e sanzionate. Ma si fa fatica onestamente a immaginare che ciò sia accaduto in tutti e nove i processi che sono stati celebrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta un dato di fondo assai sgradevole sull’uso politico della magistratura che tutti ovviamente fanno volentieri appena si tratta di difendere se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. C’è poi una seconda area di questioni – in verità assai varie - che sono di natura prettamente politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima – incarnata, per esempio, dal filosofo francese Bernard Henry Lévy - non entra nel merito della colpevolezza di Battisti, ma si limita a proporre un’interpretazione estensiva della dottrina Mitterrand, che amplia il diritto d’asilo a tutti gli ex terroristi. Il punto di partenza ovviamente è assai nobile, scomoda perfino attitudini di tipo ‘volterriano’, si basa sulla difesa della libertà di espressione e di militanza politica. Il tema è assai complesso ma, in buona sostanza, resta prigioniero di nodi concettuali irrisolvibili. Intanto, perché non mette mai in conto la tutela delle vittime di questi atti ‘politici’: le vittime, di fronte, per esempio, alla libertà ‘politica’ di sparare, perdono ogni rilevanza, sia dal punto di vista umano che giuridico. E poi perché realizza una gelatina di ragioni nelle quali diventa impossibile discernere: quanto incide il ‘colore’ politico del terrorista? quanto cambia la situazione se la bomba è fatta esplodere in un paese governato da una dittatura sanguinaria e o da una democrazia di tipo liberale? L’illuminismo delle premesse, insomma, rischia di capovolgersi nel suo contrario: il rischio, tra gli altri, di eticizzazione dello stato è inevitabile, così come è inevitabile la manipolazione politica della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti intellettuali francesi – un esempio per tutti è quello dello scrittore e saggista Philippe Sollers – hanno sostanzialmente avallato due idee tipiche di un certo cliché culturale italiano (Toni Negri, Oreste Scalzone, ex brigatisti) e che un po’ si tengono tra loro. La prima è l’idea che in Italia negli anni Settanta ci fosse una guerra civile. La seconda è che in Italia vi fosse un regime di fatto fascista e che di conseguenze le violenze fossero giustificate. Ovviamente Battisti farebbe parte di una lunga fila di vittime di questa guerra civile e/o di questo stato fascista. L’argomento è trito. Sfruttato da decenni per avallare la violenza (in luogo) del proletariato. Perfino suggestivo perché trasforma sconclusionati e meschini rivoluzionari in eroi maledetti, paladini della libertà, perseguitati politici. Sarà per questo che piace ai romanzieri. Ma, con tutto il romanticismo, la buona volontà e l’immaginazione narrativa possibili, proprio non regge. Basta mettere in fila gli elenchi delle persone ammazzate e gambizzate e ascoltare le ragioni e le dichiarazioni dei brigatisti italiani, per capire i disastri che la cecità ideologica ha potuto produrre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Collegato a questi è l’ultimo argomento politico. Se tutto questo è vero (la guerra civile, il disagio sociale, la protervia fascista, ecc.) la cosiddetta generazione dei perdenti, quelli che hanno imbracciato le armi, non hanno responsabilità per gli atti commessi, i loro non sono crimini ma fatti politici che si iscrivono nella fatica di quegli anni. Serve, insomma, la ‘soluzione politica’ che, ovviamente, si risolve in un’amnistia. E, soprattutto, si risolve nel solito disprezzo per il diritto e per i diritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche anno fa Giovanni Moro propose l’unica soluzione seria e accettabile: realizzare anche in Italia quella commissione per la riconciliazione che in Sudafrica ha chiuso in qualche modo la vicenda dei crimini dell’apartheid barattando la giustizia con la verità. Il problema è che in Italia e in Francia mancano le condizioni di base – culturali prima di tutto – per la vittoria della trasparenza e della responsabilità sulla partigianeria. Ancora oggi, infatti, quegli intellettuali e quei militanti che dovrebbero raccontare quella scomoda verità continuano a percorrere la strada della ossessione e della manipolazione ideologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti però: Roberto Saviano che pure nel 2004 firmò l’appello per Battisti ha chiesto successivamente di essere esonerato e di questa capacità di riconoscere gli errori gli va dato atto. Ci piace pensare che almeno lui avesse capito che l’ultima violenza contro le vittime è proprio quella di trasformare i carnefici in perseguitati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-2755592849332291261?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/2755592849332291261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/01/battisti-saviano-e-lultima-violenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2755592849332291261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/2755592849332291261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2011/01/battisti-saviano-e-lultima-violenza.html' title='Battisti, Saviano e l&apos;ultima violenza'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-FrzuKO79Aec/TXvx6Bl_dcI/AAAAAAAAAI4/7lMSxpfkPoI/s72-c/battisti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1332827286679639919</id><published>2010-12-31T17:40:00.000+01:00</published><updated>2011-01-01T16:49:57.193+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democracy'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Accountability'/><title type='text'>Battisti, i chierici e le vittime</title><content type='html'>Finisce maluccio, questo 2010, con il 'NO' del governo brasiliano all'estradizione di Cesare Battisti.&lt;br /&gt;Ancora una volta prevale l'idea che la violenza sia giustificata e accettabile come strumento della politica.&lt;br /&gt;Di nuovo vince quell'eredità ideologica che ancora alligna in molti ambienti, anche sedicenti 'intellettuali', come quelli che hanno coperto, tutelato e foraggiato Battisti nel suo esilio in Francia.&lt;br /&gt;Oggi non possiamo fare a meno di stigmatizzare quella perversa ossessione che, a cominciare dalle devastazioni delle manifestazioni di piazza, passando via via per tutti gli stadi della violenza, per finire all'omicidio politico, nobilita come combattenti di giuste cause dei criminali che disprezzano il diritto (come garanzia di tutela e di convivenza per ciascuno) e i diritti (come patrimonio intangibile di tutti i cittadini).&lt;br /&gt;Riconoscere alla ferocia e al sopruso una legittimità nel dibattito politico è una responsabilità grave, che va contrastata con i mezzi che la ragione pubblica, il dialogo e le norme ci mettono a disposizione. &lt;br /&gt;In secondo luogo, e come conseguenza di quella ossessione, vi è l'invisibilità delle vittime.&lt;br /&gt;In questo caso si tratta del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, 52 anni, del poliziotto 25enne Andrea Campagna, del gioielliere Torregiani, 43 anni, del macellaio Lino Sabbadin, 46 anni, assassinati tra il '78 e il '79.&lt;br /&gt;E con loro, i famigliari, colpiti moralmente e fisicamente da queste violenze (il figlio di Torregiani è paraplegico da allora).&lt;br /&gt;Tutti evidentemente nemici di qualche presunta giusta causa, tutti giudicati colpevoli di non si sa quale collusione dal tribunale improvvisato della cecità ideologica. Dove sono oggi i presunti difensori del popolo di fronte alla negazione dei diritti di questi innocenti?&lt;br /&gt;I cittadini comuni raramente hanno avuto strumenti efficaci per difendersi da questi sopraffattori: sia quelli che hanno colpito, hanno sparato, hanno fatto scoppiare le bombe; sia quelli che hanno scritto, aizzato, coperto la violenza approfittando dei loro pulpiti.&lt;br /&gt;Cominciamo allora a riconoscerli questi chierici (l'elenco sarebbe lungo...) e a boicottarli, a non leggere i loro articoli, a non comprare i loro libri, a disobbedire a questa paccottiglia culturale con la cultura e il dialogo, a non condividere la responsabilità di farne anche dei maestri di pensiero. Affinché si assumano, almeno ogni tanto, quella responsabilità che deriva dalla professione intellettuale, usata spesso come arma ideologica.&lt;br /&gt;Infine, visto che la politica e le istituzioni pubbliche colluse non lo fanno, coltiviamo il diritto, come fonte di difesa e di riparazione di ogni sopruso, e tuteliamo i diritti, come presidio a tutela delle vittime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1332827286679639919?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1332827286679639919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/12/battisti-i-chierici-e-le-vittime.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1332827286679639919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1332827286679639919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/12/battisti-i-chierici-e-le-vittime.html' title='Battisti, i chierici e le vittime'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7433485038061109659</id><published>2010-12-14T23:31:00.002+01:00</published><updated>2011-03-12T23:15:31.024+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><title type='text'>Quello che non si dice sulla Big Society</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bQBixomgCnc/TXvweSzehDI/AAAAAAAAAIo/ry_BYoXbUwg/s1600/bigsociety.jpg" imageanchor="1" style="clear:right; float:right; margin-left:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="111" width="111" src="http://1.bp.blogspot.com/-bQBixomgCnc/TXvweSzehDI/AAAAAAAAAIo/ry_BYoXbUwg/s400/bigsociety.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La curiosità degli europei circa la capacità di David Cameron di realizzare il sogno della Big Society è molto grande. In questi mesi, il premier britannico ha proclamato un obiettivo ambizioso: trasformare l’Inghilterra in una strutturata, mai vista, esemplare Big Society, in virtù “della più grande redistribuzione di potere dalle élites di Whitehall agli uomini e alle donne della strada”. In sostanza, mentre lo Stato si fa da parte, saranno le comunità locali, con i fondi messi a disposizione dalla Big Society Bank e la partecipazione dei cittadini comuni più intraprendenti, a gestire, tanto per fare alcuni esempi, i trasporti pubblici, la raccolta dei rifiuti, la conservazione dei parchi e via elencando, trasformando di fatto il sistema di governo del Regno Unito.&lt;br /&gt;Big Society, è vera sussidiarietà? Cameron ha dichiarato, tra l’altro: “questa terra è piena di talenti inespressi, di uomini e donne in grado di guidare la propria vita. Stimoleremo il volontariato, la filantropia e l’azione sociale. Ci sono cose che un primo ministro fa perché il dovere lo chiama, ridurre il debito è una di queste. Altre, come la Big Society, perché sono il cuore e la passione a spingerlo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immediatamente, l’Economist ha offerto molto volentieri il proprio endorsement. Il che non stupisce se si pensa che per l’autorevole periodico britannico l’ultimo governo laburista è stato responsabile di politiche di spesa eccessive. E l’azione del premier uscente Gordon Brown è stato stigmatizzata per essere quella di un socialista vecchio stampo. Viceversa, nella visione di Cameron, la comunità locale e la società civile rappresentano la dimensione più adatta a supportare l’individuo, lo strumento migliore per consentire alle persone di attivarsi in modo snello, senza burocrazie, per affrontare al meglio le diverse necessità di ognuno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "potere alla gente", uno degli slogan più accattivanti di Cameron, significa proprio che le persone e le associazioni di cittadini possono gestire da sole una serie di funzioni che normalmente erano monopolio dello Stato. E questo sembra avere la forza di rompere i tradizionali steccati ideologici e le vecchie distinzioni tra destra e sinistra. Anche perché evidenti tracce di autonomia del sociale rispetto al politico sono presenti in tutte le culture politiche, siano esse di impronta progressista o conservatrice. Ovviamente, però, le cose sono sempre più complesse di quanto appaiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I tagli alla spesa pubblica&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In primo luogo, l’impulso per la Big Society deve essere contestualizzato in una congiuntura molto dolorosa caratterizzata dalla scelta del governo di ridurre l' enorme indebitamento subito e a dosi massicce. Il Gabinetto di Cameron ha in programma tagli della spesa pubblica fino al 40% in molti settori, tagli che costringeranno la gente a pagare di più per i servizi pubblici, a prolungare la vita lavorativa, ad avere in futuro pensioni più basse. Su questo punto le critiche del Labour in patria, ma di tutte le sinistre in Europa e in Italia sono molto violente. Critiche che hanno colpito anche il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, accusato di populismo per aver chiesto a tutti i cittadini di fare le loro proposte su come tagliare la spesa pubblica utilizzando un sito dedicato. Proprio l'opposizione laburista ha criticato questa mossa, “pensata per ingannare la gente e far credere che ci sia sostegno popolare ai tagli alla spesa previsti dal governo”. Agli inglesi però l'idea è piaciuta: la Spending Challenge è partita il 24 giugno e da allora ha ricevuto 100mila suggerimenti tra cui 45mila proposte concrete e dettagliate su come risparmiare, eliminando quelle attività amministrative che risultano inutili, superflue e costose. I consigli sono stati passati ai rispettivi ministeri per essere valutati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il welfare che dobbiamo aspettarci&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, comincia a farsi strada l’idea che il ciclo sessantennale di crescita delle democrazie occidentali si sia interrotto e che i nostri presupposti di ricchezza, agiatezza e servizi sociali debbano essere riconsiderati. L' attuale crisi finanziaria c’entra poco. Difficilmente godremo ancora di quella ricchezza e di quella forza che ci hanno consentito di costruire generosi sistemi di welfare, semplicemente aumentando tasse e spesa pubblica. Gli Stati del mondo sviluppato non avranno i fondi necessari per tenerli in piedi. Tutti i governi, di qualunque colore politico, dovranno chiedere una maggiore compartecipazione dei cittadini, un aumento di responsabilità sociali di persone e imprese, maggiori capacità di fare e di produrre servizi, maggiore indipendenza dall’assistenza pubblica, uno sforzo collettivo per costruire nuovi legami sociali. Molto probabilmente, la Big Society si basa anche su questo calcolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, è molto difficile capire oggi se quello di Cameron sia soltanto uno slogan per far digerire importanti tagli nel pubblico impiego e nell’assistenza statale. Così come è difficile dire, nel caso in cui viceversa vi fossero delle intenzioni serie, se questa sfida sarà vinta. Certo è, però, che la cultura politica britannica ci pare storicamente più attrezzata rispetto a quella italiana per affrontare il tema del trasferimento di poteri e responsabilità dallo Stato ai cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le condizioni per affrontare la sfida con successo &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Esistono almeno tre condizioni perché un obiettivo di questa portata possa essere affrontato e raggiunto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima condizione è l’esistenza di una diffusa dimensione civica nel paese. Non si parla qui di senso civico o di virtù civiche per le quali è sempre assai complicato compiere delle valutazioni oggettive. In questo caso, per dimensione civica si intende quell’ambiente favorevole (atteggiamenti, comportamenti, visioni della realtà, tecnologie, prassi, modelli organizzativi, schemi professionali, clima di accoglienza e di fiducia, norme e regole) alla presenza e alla azione dei cittadini nella vita pubblica. In tal senso, in Italia esiste una profonda dicotomia, per esempio, tra l’elevato livello di fiducia che la popolazione esprime nei confronti delle organizzazioni civiche e le diffidenze culturali, le barriere corporative e le prassi inibitorie che i ceti dirigenti nazionali (nelle professioni, nei media, nelle università, nelle amministrazioni e nella politica) esercitano nei confronti dell’attivismo civico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda condizione è l’esistenza di organizzazioni civiche capaci di assumersi poteri e responsabilità nella sfera pubblica, partecipando alla elaborazione, implementazione e valutazione delle politiche. Da questo punto di vista, le notizie sono certamente incoraggianti. Come dimostrano anche studi importanti, il fenomeno della cittadinanza attiva in Italia è cresciuto tantissimo negli ultimi anni, sia quantitativamente che qualitativamente, soprattutto al Sud. L’Italia può contare su associazioni di promozione sociale, realtà del volontariato, organizzazioni di tutela dei diritti, movimenti ambientalisti, capaci di esercitare un forte impatto in molti settori cruciali della vita quotidiana: asistenza sociale, tutela ambientale, qualità dei servizi e via elencando. Nella prospettiva della Big Society resta, però, un importante elemento di debolezza, evidenziato già nel 2008 dalla prima edizione del Civil Society Index, che è la mancanza di risorse (strutturali, economiche, finanziarie, tecniche, ecc.). Risorse senza le quali è assai difficile che la “society” possa davvero diventare “big”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza condizione necessaria è l’esistenza di istituzioni politico-amministrative efficienti ed efficaci. Perché davvero lo Stato sia in grado di raccogliere la sfida della Big Society è necessario che sia sollevato dal peso delle sue stesse burocrazie e che queste aumentino la loro produttività, senza sprechi e in un contesto di trasparenza. Argomenti apparentemente scontati, ma sappiamo quante resistenze vi si oppongano. Ma c’è di più e si tratta di una questione dirimente: gli apparati politico-amministrativi dovrebbero essere principalmente “catalizzatori” e “capacitatori”. In altri termini, la loro mission principale dovrebbe essere proprio l’empowerment dei cittadini. Nulla di strano, in teoria, se si pensa che questa mission è scritta con estrema chiarezza nell’art.118, ultimo comma della Costituzione. Molto complicato, nei fatti, perché significa chiedere allo Stato – e ai ceti che ne beneficiano - una diminuzione di poteri ed un aumento di responsabilità che nessuna classe dirigente – di destra o di sinistra – è in grado di accettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il dibattito in Italia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Invece di occuparsi di questi temi, il dibattito sulla Big Society si è subito ridotto a poca roba. La maggioranza degli osservatori guarda con distacco, come fosse un fioco riflesso di culture e paesi lontani. Un’ampia zona grigia di potenziali attori se ne disinteressa, compresi quei segmenti di progressismo politico che dovrebbero avere più coraggio nel raccogliere le novità insite in sfide siffatte. E così, alla fine, si creano i due partiti estremi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte, i critici (a priori) che vi leggono il solito tentativo di smantellare lo stato e di tagliare posti pubblici. Tra questi, purtroppo, molte persone di quella sinistra che dovrebbe addirittura menar vanto di una certa tradizione di autonoma iniziativa del sociale rispetto al politico e che dovrebbe apprezzare, in contrasto con le logiche di mercato, l’idea di auto-organizzazione dal basso nel governo di beni comuni. E che invece appare spaventata dalla progressiva fine del dirigismo e del centralismo amministrativo: la Big Society sarebbe un trucco usato per coprire drastici tagli con la retorica del nuovo civismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’altra, stanno i tifosi che cantano le magnifiche sorti e progressive della proposta, spesso allo scopo di giustificare un approccio alla sussidiarietà che resta assai discutibile. In verità, nei teorici – ma verrebbe da dire, con appena un pizzico di polemica, nei “pratici” – di questa posizione, la società civile si dispone secondo modalità corporative di gestione e offerta di beni comuni: nel campo si muovono soggetti quasi profit che presumono di garantire la libertà di scelta degli utenti, ma che in realtà stabiliscono nuove forme di discriminazione di fatto. In più, lo Stato, che pure apparentemente si ritira dall’intervento diretto nell’offerta di tali beni, si atteggia a negoziatore e appaltatore, spesso attraverso contiguità tutt’altro che trasparenti, in tal modo mantenendo un ruolo pervasivo di dominus, seppure all’interno di logiche partigiane. Nell’ambito delle istituzioni politico-amministrative - sia a livello regionale che a livello di governo nazionale - non mancano esponenti di questa impostazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I nodi irrisolti della Big Society&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Cosa ancor più grave, i tifosi acritici della Big Society dimenticano di valutare, con la serietà e il realismo necessari, i numerosi nodi ancora irrisolti da quella prospettiva, specialmente in tema di responsabilità permanente delle istituzioni, di accesso universale ai diritti da parte dei cittadini, di strumenti per rendere effettivo l’empowerment delle organizzazioni civiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, la prima considerazione riguarda il ruolo dello Stato nel rafforzamento delle capacità dei cittadini di partecipare al governo delle politiche pubbliche. In realtà, se davvero lo Stato, come prevede lo stesso principio di sussidiarietà, volesse stimolare e supportare le organizzazioni civiche, colmare le loro debolezze strutturali, tecniche e finanziarie, aumentarne le capacità di incidere nella vita del paese nei diversi ambiti d’intervento, con un investimento territoriale capillare, l’impegno necessario, in termini culturali, amministrativi ed economici, non sarebbe certamente modesto. Insomma, “capacitare” i cittadini è una responsabilità delle istituzioni che ha i suoi costi e rappresenta una vera e propria politica pubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le risorse a disposizione della Big Society Bank in UK o della Fondazione per il Sud in Italia sono ben poca cosa rispetto agli obiettivi che bisognerebbe raggiungere.&lt;br /&gt;In secondo luogo, dare spazio alla società civile, non può significare perdere di vista l’obiettivo di raggiungere e mantenere su tutto il territorio nazionale un alto livello qualitativo di risposte e un minimo di omogeneità territoriale che serve per far crescere il Paese e attutire le diseguaglianze tra regione e regione. Ora, è vero che oggi il tema dell’accesso, dell’universalità e della tutela eguale dei diritti sembra ormai quasi soltanto affare delle organizzazioni civiche. Ma è anche vero che le istituzioni pubbliche – anche per motivi di capacità e risorse disponibili effettive – non potrebbero esimersi da investimenti e interventi massivi in molteplici settori (istruzione, ricerca, infrastrutture, servizi sociali e sanitari, servizi di pubblica utilità, ecc.) con la duplice finalità di accompagnare le iniziative civiche e di consentire al Paese di muoversi tutto intero verso un obiettivo condiviso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7433485038061109659?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7433485038061109659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/12/quello-che-non-si-dice-sulla-big.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7433485038061109659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7433485038061109659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/12/quello-che-non-si-dice-sulla-big.html' title='Quello che non si dice sulla Big Society'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bQBixomgCnc/TXvweSzehDI/AAAAAAAAAIo/ry_BYoXbUwg/s72-c/bigsociety.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8888740988339506951</id><published>2010-04-21T11:22:00.000+02:00</published><updated>2010-04-21T11:26:34.492+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Abusi sessuali: responsabilità ecclesiali e giudizio dei cittadini</title><content type='html'>E’ possibile esprimere un punto di vista civico sullo scandalo della pedofilia nella chiesa? E’ possibile cioè valutare i fatti e formulare dei giudizi a partire da una prospettiva diversa da quelle che oggi sembrano legittimate a farlo, quelle del credente o del non credente, del cattolico e del laico, del teologo o del filoso, dello storico o del pastore, e via elencando?&lt;br /&gt;La risposta più comune – lo sappiamo – sarebbe: no! Gli argomenti contrari – con una semplificazione estrema – possono ridursi a questi. La Chiesa non ha nulla a che fare con la dimensione temporale e si occupa di peccati. Per i reati dei singoli c’è la magistratura. Che deve fare il suo corso, ma che si occupa appunto dei criminali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viceversa, ci sono diversi motivi per cui i cittadini possono esprimere un punto di vista sulla questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo: i diritti. Le persone che sono state oggetto di abusi – in altre parole, vittime - sono cittadini come tutti gli altri. La violazione dei loro diritti non è, pertanto, meno significativa che in altri casi. Chiunque si ponga – puramente e semplicemente – dal punto di vista dei cittadini deve tener conto di queste violazioni, segnalarle e denunciarle. Inoltre, nei casi raccolti - migliaia in Italia e nel mondo – la violazione è avvenuta all’interno di strutture che hanno caratteristiche precise e ricorrenti che possono dunque essere oggetto di una valutazione che le accomuna. Ciò trasforma questi fatti in un problema di interesse generale. Non più soltanto una vicenda giudiziaria terza, con la sua dinamica interna tra colpevole e vittima. Il punto di vista civico si gioca anche nell’abito di una sfera pubblica, segnata dalla ricorrenza di quelle condizioni generali nelle quali si compie la violazione del diritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo: la trasparenza. Per anni i reati commessi nelle strutture ecclesiali sono stati nascosti. La soluzione del problema avveniva in condizioni di segretezza o, più semplicemente, non avveniva. Ai cittadini, viceversa, va riconosciuto in tutte le situazioni in cui si stabilisce una relazione con una istituzione che esercita poteri e responsabilità un accesso totale alle informazioni che riguardano i loro diritti. Tra i quali per esempio c’è anche quello alla sicurezza e all’integrità fisica. I casi di abusi e violazione – di qualsiasi genere – che si verificano in una qualsiasi struttura pubblica sono normalmente esposte allo scrutinio pubblico. Anche allo scopo di evitare che possano ripetersi. Viceversa, il silenzio che ha circondato per anni le situazioni oggi finalmente riconosciute e denunciate ha avuto due gravissime conseguenze: da una parte la diffusione di atti che, in una situazione di trasparenza, si sarebbero potuti intercettare e prevenire; dall’altro, la ‘vittimizzazione secondaria’ di tutti quegli abusati che, dopo aver subito la violazione, hanno dovuto soffrire anche il silenzio, il rifiuto, la marginalizzazione e l’esclusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo: la responsabilità. I ragionamenti fatti finora ci portano alla valutazione del modo di agire delle strutture ecclesiali. Anche in questo caso, nonostante qualsiasi argomento di altra natura (teologico o storico, ecc.), è possibile formulare un giudizio sulla gestione della vicenda da parte degli uomini della chiesa e, in particolare, di quanti ricoprono ruoli di responsabilità. Il modo in cui si governano i problemi interni è un fattore di valutazione da parte della comunità. In questo caso, nessun argomento è possibile usare rispetto ad una presunta autorefenzialità di quelle strutture, come qualcuno ha cercato di fare. Non si tratta di problemi interni alla chiesa, per il semplice fatto che gli abusi sono avvenuti dentro scuole, seminari, oratori, chiese. Luoghi nei quali si svolgono funzioni di carattere pubblico, in particolare di carattere educativo. E nelle quali, in ogni caso, si stabiliscono relazioni pubbliche con cittadini che usufruiscono di servizi formativi e culturali.  D’altra parte, se si ritiene giustamente che un oratorio eserciti funzioni pubbliche che sono riconosciute e sostenute, perché dovrebbe divenire irresponsabile quando viola dei diritti? In sostanza, le vittime, i familiari delle vittime, la comunità di riferimento di quelle strutture (in altre parole: i cittadini comuni) hanno facoltà di chiedere il conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quarto: la fiducia. Il modo in cui si affrontano e risolvono queste situazioni di crisi – che ovviamente potrebbero capitare in altri contesti – è cruciale anche per rafforzare le relazioni di fiducia. Le famiglie che affidano i propri figli alle parrocchie o alle scuole o agli oratori lo fanno sulla base di un rapporto fiduciario. Ritengono di poter stare tranquille e non temono alcunché. La gravità di queste vicende non sta soltanto negli abusi gravissimi che sono stati compiuti, che già da soli minano questo rapporto di fiducia. Ma sta anche nel fatto che a questi abusi non si sia immediatamente rimediato. Questo aumenta il clima di sospetto e la percezione del rischio. I cittadini hanno tutto il diritto di valutare se queste strutture siano o meno affidabili e se i propri figli debbano frequentarle o starne alla larga. Che cosa succederebbe se fatti del genere avvenissero, per esempio, negli ospedali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, ci sono tutte le condizioni per esprimere un punto di vista civico su una questione simile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A poco valgono due argomentazioni difensive che hanno l’obiettivo di sollevare queste strutture dal giudizio della comunità. &lt;br /&gt;La prima è: ma la lotta alla pedofilia dovrebbe essere condotta a tutto campo! Ma qui non si sta facendo una generica lotta contro la pedofilia. La questione non è ideologica, ma pratica. In queste settimane sono sotto giudizio degli atti concreti e specifici che si sono verificati in strutture che li hanno coperti con il segreto. Di questo si parla e si deve giudicare. Ed è propria di un punto di vista civico la valutazione di situazioni concrete e il tentativo di risolvere un problema di interesse pubblico, al di là degli orientamenti politici, filosofici o religiosi di ciascuno.&lt;br /&gt;La seconda argomentazione difensiva è: perché tutto questo accanimento contro la Chiesa? Ammesso che in alcuni commentatori vi possa essere un’acrimonia del tutto particolare e fondata su motivazioni di altra natura, davvero si può pensare che un allarme sociale generalizzato non sarebbe esploso a livello internazionale se vicende simili si fossero radicate, diffuse e consolidate, per esempio, nelle scuole o negli ospedali italiani, irlandesi, tedeschi, australiani, americani, ecc.? Davvero si può ignorare che il livello di gravità – e dunque di allarme sociale – aumenti quando determinate violazioni si realizzano in determinati contesti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, liberare alcune questioni da improprie sovrastrutture culturali, illuminare i fatti alla luce della loro concretezza, valutare sulla base delle esperienze la fallibilità delle strutture umane, incarnare il punto di vista delle persone in carne ed ossa nella direzione della coerenza con la realtà e del rispetto dei diritti ci pare che rappresenti un progresso in tutte le situazioni. E che aiuti ad imparare un metodo e uno stile di discernere che sono forse più corretti e universalmente accettabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8888740988339506951?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8888740988339506951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/04/abusi-sessuali-responsabilita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8888740988339506951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8888740988339506951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/04/abusi-sessuali-responsabilita.html' title='Abusi sessuali: responsabilità ecclesiali e giudizio dei cittadini'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5442031454935721031</id><published>2010-04-12T12:51:00.000+02:00</published><updated>2010-04-12T12:53:12.661+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Voglia di trasparenza</title><content type='html'>Abuso di potere, corruzione, illegalità, mancanza di trasparenza sono stati il filo conduttore delle notizie delle ultime settimane. Hanno toccato in ordine sparso la Protezione civile, il Consiglio nazionale dei Lavori pubblici, alcune compagnie telefoniche, senatori della Repubblica, magistrati. Un intreccio di vicende, una molteplicità di personaggi, un intricato groviglio di collusioni e complicità nei quali i colpi di scena della realtà hanno surclassato le invenzioni della fantasia. &lt;br /&gt;La Corte dei Conti, dal canto suo, ha rinnovato l’annuale grido di dolore sull’Italia degli sprechi, del malaffare, dei reati contro la pubblica amministrazione. Le risorse pubbliche sottratte alla collettività dalla politica e dall’amministrazione colluse sono ingenti. Di conseguenza, molti cittadini ricavano l’impressione che le stesse Istituzioni vivano nell’illegalità e si allontanano ogni giorno con comprensibile disgusto da questo strano zoo.&lt;br /&gt;Il Governo ha annunciato un nuovo provvedimento contro la corruzione. Le notizie di cui disponiamo sono ancora sommarie e aspettiamo di studiare con attenzione il testo. Sappiamo, per adesso, che il provvedimento contiene una serie di strumenti - piano nazionale anticorruzione, osservatorio sulla corruzione, banca dati lavori pubblici ed esaltazione della trasparenza con l’utilizzo spinto delle nuove tecnologie – che dovrebbero aiutare a prevenire la corruzione nelle pubbliche amministrazioni. &lt;br /&gt;Secondo quanto si legge nei comunicati del governo, le pubbliche amministrazioni dovranno pubblicare sui siti istituzionali informazioni relative a procedimenti amministrativi “sensibili”: autorizzazioni, concessioni, appalti pubblici, erogazioni di benefici economici a persone o enti pubblici o privati, concorsi e progressioni di carriera. Le stazioni appaltanti dovranno trasmettere, tempestivamente e direttamente all’Autorità di vigilanza, tutti i dati relativi a contratti di lavori, servizi e forniture, al fine di realizzarne l’anagrafe e consentire la conoscibilità dell’attività contrattuale della PA, nonché dagli altri soggetti tenuti al rispetto della normativa sugli appalti pubblici. Dovrebbero poi aumentare i controlli sugli enti locali e gli impedimenti a candidare a cariche pubbliche soggetti che si sono macchiati di reati.&lt;br /&gt;Servirà l’ennesima legge? In Italia – i cittadini lo sanno - non mancano le norme. Anzi, ce n’è fin troppe. Manca l’applicazione. E manca la trasparenza di atti, comportamenti, risultati conseguiti. Perché la trasparenza non si esaurisce nella curiosità sugli stipendi dei manager pubblici o nella predisposizione dei tornelli all’ingresso. Trasparenza è qualcosa di più. Significa abbassare le barriere all’accesso alle informazioni. Lasciare che i cittadini possano ‘ficcare il naso’ nell’azione amministrativa. Sapere se la propria pratica o la propria domanda vanno a buon fine senza bisogno di ‘mettere olio nel motore’. Accettare la valutazione civica dei servizi e l’intervento diretto nelle attività amministrative da parte dei soggetti interessati. &lt;br /&gt;Molta strada bisogna ancora fare. Qualche tempo fa, quando cominciò a porsi la questione della ricostruzione in Abruzzo, le organizzazioni civiche si fecero avanti. Forse avrebbe aiutato, in quella fase, promuovere forme di democrazia partecipata per coinvolgere i cittadini abruzzesi sulla ricostruzione e per favorire il loro controllo sulle opere. Ma non se ne fece niente. E oggi se ne pagano le conseguenze …&lt;br /&gt;Insomma, la trasparenza è una cosa seria, uno degli elementi fondamentali grazie ai quali i cittadini possono chiedere conto alle istituzioni del loro operato, verificare la tracciabilità amministrativa degli atti, partecipare all’intero ciclo del policy making, pretendere il rispetto delle norme di legge e di comportamento. Solo così, in definitiva, si può pretendere l’accountability dei soggetti pubblici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5442031454935721031?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5442031454935721031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/04/voglia-di-trasparenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5442031454935721031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5442031454935721031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2010/04/voglia-di-trasparenza.html' title='Voglia di trasparenza'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7601190385856423086</id><published>2009-04-03T13:16:00.000+02:00</published><updated>2009-04-03T13:21:34.140+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><title type='text'>Chiusa la stagione del turismo procreativo</title><content type='html'>Dalla prossima settimana”, annuncia il dottor Antonino Guglielmino, direttore dell'Unità di Medicina della Riproduzione di Hera a Catania, “per chiudere la penosa stagione del turismo procreativo, daremo nuovamente il via alle tecniche di diagnosi genetica di preimpianto. Vogliamo dare immediatamente ai nostri pazienti la possibilità di poter usare una tecnica che il nostro centro ha realizzato per primo in Italia”. L'annuncio della ripresa delle tecniche di diagnosi genetica di preimpianto è stato dato nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma, il 2 aprile, presso la sede di Cittadinanzattiva dalle associazioni (Associazione Hera Onlus di Catania, Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato e SOS Infertilità di Milano) che hanno sostenuto le coppie che hanno presentato i ricorsi poi giunti in Corte Costituzionale.&lt;br /&gt;“Non c'entra nulla con l'eugenetica o un attacco alla vita; anzi, è una sentenza che consente una maggiore tutela della salute della donna, evitandole inutili interventi invasivi”, ha dichiarato Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, “e restituisce quella necessaria flessibilità e libertà di scelta su quanti ovuli impiantare che spetta alla professionalità del medico caso per caso, instaurando un corretto rapporto tra medico e paziente. Si restituisce finalmente ai protagonisti il potere di scelta e di decisione”. &lt;br /&gt;“Siamo felici che qualcuno abbia capito la nostra sofferenza e presi in considerazione”, hanno dichiarato Miriam e Giovanni, la coppia che ha presentato ricorso al Tribunale di Firenze, e   da cui ha preso il via il ricorso alla Corte Costituzionale. “Il  nostro non è un capriccio, siamo colpiti in prima persona dalle patologie che potremmo, al 50%, trasmettere ai nostri figli; un tumore maligno che colpisce alla retina e che può portare alla cecità e che si unisce alla nostra infertilità. E' evidente quindi che non vorremmo fare vivere ai nostri figli la nostra stessa sofferenza. Uno degli aspetti più odiosi della intera vicenda è che hanno tentato di farci sentire in colpa perché vogliamo tutelare il diritto alla vita e alla salute dei nostri figli”. &lt;br /&gt;“Noi abbiamo subito sulla nostra pelle la legge, e l'abbiamo sconfitta con due viaggi all'estero, a Istanbul, dovendo ingoiare degli amari bocconi e affrontando una spesa di oltre 20.000 euro. La nostra fatica e le nostre sofferenze l'abbiamo parzialmente dimenticate, poiché il secondo tentativo è andato a buon fine”, hanno dichiarato Sandra e Davide, una coppia portatrice di malattia genetica. “Solo con un enorme sacrificio ci siamo potuti permettere questa spesa”, hanno continuato, “ e ci sono coppie che invece sono costrette a tirarsi indietro, a rinunciare un figlio o a considerare l'orribile alternativa dell'aborto terapeutico. Quando abbiamo appreso di questa decisione della Corte abbiamo provato un enorme senso di gioia, sia per la nostra intenzione di voler allargare la famiglia, e non dover essere più costretti ad andare all'estero, ma anche per tutte le altre coppie che stanno patendo o hanno patito le sofferenze di una legge finalmente giudicata per quello che è”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla conferenza stampa hanno preso parte oltre ai pazienti protagonisti della battaglia legale che ha portato al pronunciamento della Corte Costituzionale. Una battaglia condotta da un collegio nazionale di difesa costituito dall’avvocato Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva, dalla professoressa Marilisa D’Amico, avvocato e ordinario presso la Statale di Milano, l’avvocato Massimo Clara del foro di Milano, l’avvocato Ileana Alesso del foro di Milano e dall’avvocato Nello Papandrea del Foro di Catania I giudici di Firenze e Roma riconoscendo fondati gli elementi contenuti nei ricorsi hanno emesso delle Ordinanze con le quali hanno investito la Corte Costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E' solo una tappa di un lungo percorso, partito con campagne di informazione e di sostegno alle famiglie sul corretto uso della PMA, passata attraverso il sostegno ad un referendum che purtroppo non ha raggiunto il quorum”,ha dichiarato Rossella Bartolucci, Presidente di SOS Infertilità, “che oggi, con questa grande vittoria in campo legale, unico strumento rimasto a nostra disposizione contro una legge sbagliata, ha raggiunto un importante risultato.  Ora  proseguirà con una campagna capillare di informazione alle coppie, puntando ad un coinvolgimento delle professioni mediche coinvolte affinché attuino su tutto il territorio nazionale i contenuti della Sentenza”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da oggi sono già disponibili tre  numeri  per i cittadini interessati ad avere informazioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;800 097 999, &lt;a href="www.sosinfertilita.net "&gt;www.sosinfertilita.net &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;095/7335199, &lt;a href="www.hera.it "&gt;www.hera.it &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;06/36718444, &lt;a href="www.cittadinanzattiva.it "&gt;www.cittadinanzattiva.it &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: Ufficio stampa di Cittadinanzattiva&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7601190385856423086?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7601190385856423086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/04/chiusa-la-stagione-del-turismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7601190385856423086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7601190385856423086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/04/chiusa-la-stagione-del-turismo.html' title='Chiusa la stagione del turismo procreativo'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6163959215821724101</id><published>2009-03-17T15:50:00.000+01:00</published><updated>2009-03-17T15:56:00.306+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Internet e trasparenza: i nuovi poteri dei cittadini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sb-51M3mkkI/AAAAAAAAAF8/Uw6ULpK0ZGY/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 124px; height: 104px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sb-51M3mkkI/AAAAAAAAAF8/Uw6ULpK0ZGY/s400/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314170408959119938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Suggerisco un'interessante lettura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faith in government is rooted in transparency, and online resources are giving citizens an indispensible weapon in the arsenal of democracy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By Ellen S. Miller&lt;br /&gt;Source: &lt;a href="http://www.usatoday.com/"&gt;USAToday&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;How powerful is the Internet in getting crucial safety information out to the public? In one case, that information went out 707 times per minute. That's how often, on average, people seeking information about salmonella-tainted peanut butter clicked on a website and widget sponsored by the U.S. Food and Drug Administration (FDA) over a six-week period a total of nearly 44 million hits. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This was exponentially more than the number of people who called agency hotline numbers. By typing the brand or bar code of a product into the search engine, parents everywhere could find out if the peanut butter sandwich they were putting in their kids' lunch bags that day might contain salmonella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yet, the peanut butter problem also shows how far we have to go to prod government to make information available to the public. This week — Sunshine Week — news organizations shed light on how the public benefits from knowing what the government is doing, and why. And the Internet increasingly can play a role in providing more information to expose crises such as the salmonella story.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recently, the story has unfolded about how one peanut-processing company, Peanut Corp. of America, could operate in filth with poorly trained employees and ignore its own tests showing salmonella infestation. We also found out that the only way the FDA could obtain copies of those testing records was to invoke terrorism laws. If the public had access to those records online, perhaps the illnesses of 19,000 people in 43 states and nine deaths could have been avoided.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Online resources also can help explain why the FDA can't get inspection records more easily. Through OpenSecrets.org, which tracks campaign contributions and lobbying expenses, we can find out that food processing and sales companies have contributed nearly $95 million to federal candidates and parties over a decade. Those companies also spent more than $29 million last year on lobbying. The industry has often blocked efforts to strengthen FDA's authority.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The salmonella story shows the many ways we are on the cusp of pushing for a government that is truly transparent. We now have the technological tools not only to get information out to the public, but also to help expose why there's a problem in the first place.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It's no accident that President Obama has made transparency a major part of his stimulus plan. He recognizes that conveying information to the public about how their money is being spent will enhance accountability. If done well, this approach can turn passive citizens into activists who help ensure that government works. With more newspapers laying off reporters and closing their doors, the Internet is allowing others to augment the press' function in watchdogging government.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There's a mighty appetite for this information. Last September, when the House took up the $700 billion Wall Street bailout bill, House servers crashed after Speaker Nancy Pelosi posted the text on her website. When people did get their eyes on the text, they read it eagerly. Over the course of about two weeks, nearly 1,000 comments were posted on PublicMarkup.org, a site enabling the public to examine and debate legislation. Thousands of bloggers pored over the bill to find examples of earmarks, such as a reduction in taxes for wooden-arrow manufacturers.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A few years ago, bloggers known as the "Porkbusters" helped expose Alaska's "bridge to nowhere." This project to connect the tiny town of Ketchikan (population 8,900) to the even tinier Island of Gravina (population 50) cost some $320 million and was funded through three separate earmarks in a highway bill. Exposure created a huge furor and essentially stopped that earmark.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;To take advantage of the full power of the Internet, there are some simple things every agency should do. All data should be made available in formats that are open, searchable and "mashable." That way, creative programmers can more easily create new ways of looking at things. For example, the EarmarkWatch.org map shows thousands of earmarks in the fiscal 2008 defense-appropriations bill layered over a map of the country.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There is also much Congress should do. For years, the Senate has refused to require members to file their campaign finance records electronically. Instead, they submit their records in paper form to the Federal Election Commission, which must then go through the laborious process of re-converting them back into electronic records at the cost of about $250,000 a year. Sen. Russ Feingold, D-Wis., recently introduced a bill that would require electronic filing. The House of Representatives has done it this way for years.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And while Congress has strengthened lobbying disclosure laws, they still don't go far enough. Lobbyists are required only to file quarterly, and then in very general terms. So ferreting out who lobbied on what and why is an exercise in "who done it" long after the fact. Lobbyists should file online daily with whom they meet and what they talk about.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fundamental shift is beginning. Government is starting to recognize how the Internet can play a transformational role in restoring trust to its institutions and officials. And we, the people, are just beginning to imagine the ways we can use this transparency to demand more accountability.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6163959215821724101?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6163959215821724101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/internet-e-trasparenza-i-nuovi-poteri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6163959215821724101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6163959215821724101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/internet-e-trasparenza-i-nuovi-poteri.html' title='Internet e trasparenza: i nuovi poteri dei cittadini'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sb-51M3mkkI/AAAAAAAAAF8/Uw6ULpK0ZGY/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4500885380376089536</id><published>2009-03-13T10:07:00.000+01:00</published><updated>2009-03-13T10:12:47.674+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Trasparenza e valutazione: accordo tra Cittadinanzattiva e Funzione Pubblica</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbojehHu-QI/AAAAAAAAAF0/4yluqQQph7g/s1600-h/Thumbnail.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 203px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbojehHu-QI/AAAAAAAAAF0/4yluqQQph7g/s400/Thumbnail.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5312597717630777602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Al via il Protocollo di intesa tra Dipartimento della Funzione Pubblica e Cittadinanzattiva: una collaborazione tra istituzioni e cittadini per la lotta alla corruzione e la valutazione civica della PA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorare insieme per la promozione della cultura della legalità e della analisi civica della qualità dei servizi offerti, attraverso una collaborazione tra il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, e Cittadinanzattiva. Questo il senso del protocollo di intesa firmato questa mattina tra il Capo Dipartimento della funzione pubblica, cons. Antonio Naddeo  e il segretario generale di Cittadinanzattiva, Teresa Petrangolini. &lt;br /&gt;Il filo conduttore sarà rappresentato dai temi sussidiarietà, trasparenza e valutazione. Tra i diversi impegni contenuti nell'accordo, la realizzazione, in almeno 15 città italiane, di iniziative  di sensibilizzazione e formazione sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione e dei bilanci comunali. Saranno sperimentate iniziative innovative di valutazione civica dell'azione amministrativa, soprattutto negli ambiti della giustizia, scuola,  sanità e servizi pubblici, basate anche sul patrimonio di segnalazioni di Cittadinanzattiva ottenute dagli stessi cittadini. &lt;br /&gt;Un ulteriore punto qualificante consiste nella collaborazione per la messa a sistema e valorizzazione del servizio Linea Amica. &lt;br /&gt;“La collaborazione con  una organizzazione come Cittadinanzattiva – dichiara il Ministro Brunetta - è di grande importanza per le iniziative che il mio Ministero ha intrapreso sulla trasparenza, la valutazione è la lotta alla corruzione. La pubblica amministrazione deve avere come obiettivo primario quello di soddisfare i bisogni dei cittadini e la loro parola è fondamentale per indirizzare l’azione amministrativa”&lt;br /&gt;“L'obiettivo di questa iniziativa”, dichiara Teresa Petrangolini, “è quello di contrastare la corruzione nella PA e i  fenomeni di illegalità diffusa attraverso gli strumenti della partecipazione attiva dei cittadini, la trasparenza e la valutazione civica, ambiti in cui la nostra organizzazione ha consolidato una esperienza oramai pluriennale”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Protocollo è scaricabile su &lt;a href="http://www.cittadinanzattiva.it/"&gt;www.cittadinanzattiva.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4500885380376089536?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4500885380376089536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/trasparenza-e-valutazione-accordo-tra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4500885380376089536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4500885380376089536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/trasparenza-e-valutazione-accordo-tra.html' title='Trasparenza e valutazione: accordo tra Cittadinanzattiva e Funzione Pubblica'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbojehHu-QI/AAAAAAAAAF0/4yluqQQph7g/s72-c/Thumbnail.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6168292872452515520</id><published>2009-03-11T16:30:00.000+01:00</published><updated>2009-03-11T16:35:02.892+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democracy'/><title type='text'>Verso la biennale della democrazia a Torino</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbfZ5ff6sbI/AAAAAAAAAFs/Vx6pb_WkJdc/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 124px; height: 124px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbfZ5ff6sbI/AAAAAAAAAFs/Vx6pb_WkJdc/s400/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311953867237929394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Con questo articolo segnalo un importante evento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Biennale Democrazia non è solo un modo di rievocare e celebrare retrospettivamente uno degli aspetti più importanti della vicenda dell’Italia unita. Vuole essere soprattutto uno strumento per la formazione e la diffusione di una cultura della democrazia che si traduca in pratica democratica, all’altezza dei problemi del momento presente. Essa concentrerà le sue iniziative in una triplice attività di diffusione e approfondimento dell’etica democratica: come habitus dei cittadini, come rispetto delle regole comuni e come consapevolezza dei caratteri della democrazia, quale ideale politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * La promozione della democrazia come habitus implica la diffusione, anche nella pratica, di modelli comportamentali basati, a titolo d’esempio, sulla definizione e assunzione pratica di criteri di giustizia validi in generale; sulla cura e la messa in comune dei diversi talenti di cui ogni individuo è dotato; sullo spirito del dialogo e dell’uguaglianza; sulla apertura, curiosità e disponibilità alla “contaminazione” nei riguardi delle identità culturali diverse; sull’atteggiamento critico nei confronti delle proprie assunzioni di partenza e sulla capacità di apprendimento da quelle altrui; sull’atteggiamento sperimentale, disposto ad apprendere dai propri errori; sull’assunzione delle responsabilità che conseguono all’applicazione del principio maggioritario, tanto da parte di chi sta con la maggioranza quanto da parte di chi risulta minoranza; sull’atteggiamento altruistico e sull’onestà comunicativa, attraverso una speciale attenzione alla precisione, alla comprensibilità, al carattere non violento e non suggestivo del linguaggio impiegato. Si immagina che questa attività di promozione, anche attraverso esperienze di coinvolgimento pratico, si indirizzi naturalmente, e in primo luogo, là dove si formano i cittadini della democrazia di domani, cioè alle scuole. Ma la pratica della democrazia potrà essere promossa altresì attraverso l’organizzazione di esperienze pratiche di “democrazia deliberativa” nei più diversi ambiti, nelle quali coinvolgere persone motivate, competenti e responsabili, al fine di promuovere modelli di partecipazione qualificata alle scelte collettive.&lt;br /&gt;    * L’esigenza di rispetto delle regole comuni sarà oggetto di un programma diffusivo, rivolto non solo a sollecitare la presa di coscienza del valore della legalità, come condizione-base di una vita civile, politica e amministrativa il più possibile liberata da prepotenze, inganni, favoritismi e ingiustizie, ma anche a promuovere la partecipazione e il controllo, circa il corretto uso dei poteri pubblici e privati, incidenti sulla vita collettiva dei cittadini. Anche a questo proposito, si potranno promuovere esperienze di partecipazione-controllo a diversi livelli e nei diversi settori della vita collettiva.&lt;br /&gt;    * La democrazia come ideale politico sarà l’oggetto di un programma di lezioni e conferenze dedicate innanzitutto alle dottrine democratiche, alla storia delle loro realizzazioni, dei loro fallimenti e tradimenti, ai problemi e alle sfide di fronte ai quali essa si trova nel mondo contemporaneo, con l’attenzione rivolta non solo alla dimensione immediatamente politica della democrazia. Tutti gli aspetti della vita collettiva, infatti, si prestano e richiedono di essere presi in considerazione dal punto di vista della democrazia: a titolo d’esempio, i caratteri delle strutture urbane e architettoniche e le maniere di viverle; i modi di organizzazione del lavoro e la tutela dei lavoratori, le istituzioni culturali, a iniziare da quelle scolastiche; i sistemi di informazione e comunicazione; i rapporti che si dicono “di genere”; i modi di convivenza interindividuale. La democrazia è diffusiva di sé; la si può cercare in tutti i rapporti sociali e la si può trovare usando tutti i mezzi della comunicazione sociale: non solo quindi lezioni e conferenze, ma anche spettacoli cinematografici, teatrali e musicali ai quali ci si rivolgerà ugualmente, non solo per raggiungere un pubblico il più vasto possibile, ma anche per toccare uno spettro di tematiche il più ampio possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le iniziative di cui ai punti indicati, pratiche e teoriche, saranno integrate. In particolare, quelle da svolgersi nelle scuole e in luoghi di esperienze concrete dovranno avere anche un valore propedeutico a quelle di tipo teorico; ma anche il contrario: la trattazione dei temi della democrazia in teoria potrà avere ricadute nella dimensione pratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo programma si svilupperà negli anni. Con cadenza biennale, a iniziare dall’aprile del 2009, si concentreranno le iniziative “visibili”, di maggiore richiamo e coinvolgimento sociale; ma il periodo di tempo intermedio non sarà un tempo passivo e muto, poiché sarà dedicato a promuovere esperienze e riflessioni diffuse capillarmente nel tessuto della città e della regione, così come una teoria e una pratica democratiche richiedono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gustavo Zagrebelsky&lt;br /&gt;Presidente Biennale Democrazia&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.biennaledemocrazia.it/"&gt;www.biennaledemocrazia.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6168292872452515520?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6168292872452515520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/verso-la-biennale-della-democrazia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6168292872452515520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6168292872452515520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/verso-la-biennale-della-democrazia.html' title='Verso la biennale della democrazia a Torino'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbfZ5ff6sbI/AAAAAAAAAFs/Vx6pb_WkJdc/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1068527892518878028</id><published>2009-03-10T15:18:00.000+01:00</published><updated>2009-03-10T15:25:37.130+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Safety'/><title type='text'>Volontari per la sicurezza: alcune esperienze italiane tra dubbi e opportunità</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbZ4Gtgw8_I/AAAAAAAAAFk/gjJtl5XK50s/s1600-h/thumbnail_25217.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbZ4Gtgw8_I/AAAAAAAAAFk/gjJtl5XK50s/s400/thumbnail_25217.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311564867221648370" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Grazie all’assiduo impegno dell’Osservatorio Media di Labsus.org, straordinariamente impegnato in questa ricerca oltre i limiti della sussidiarietà, siamo riusciti a tracciare una mappa dei principali profili che il fenomeno sta assumendo nel nostro paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad essere analizzati sono stati, come già in parte anticipato, quotidiani locali e nazionali, siti internet e altre fonti di vario tipo. I criteri utilizzati nella classificazione si basano principalmente sulle caratteristiche dei cittadini attivi che aderiscono alle ronde e sul rapporto che essi intrattengono con i soggetti pubblici o con i partiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato: una polarizzazione dei casi attorno ad alcuni profili-tipo di ronda, a cui si aggiungono esperienze ben al di fuori della legalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Congedati impegnati&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al primo profilo appartengono le ronde composte da ex membri delle forze dell’ordine, su iniziativa o in collaborazione con gli enti locali: è questo il caso dell’esperienza di Viareggio, dove il sindaco ha stipulato un accordo con dei bersaglieri a riposo che pattugliano le strade e disincentivano la microcriminalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’utilizzo di ex militari a riposo, quindi di persone con esperienza nel campo della sicurezza, è alla base del Gruppo volontari per la sicurezza istituito ad Assisi dal Comune nel 2004. In entrambi i casi i volontari non intervengono direttamente, ma sono dotati di apparecchi con cui contattare le forze dell’ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un aspetto del caso di Assisi è però degno di nota: le ronde, avviate su richiesta degli ordini religiosi presenti nella città, sono una parte del più generale progetto di riqualificazione degli spazi urbani e dell’illuminazione cittadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Savona sono poi attivi i nonni civici, impegnati in prossimità delle scuole o di giardini e parchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando il Comune chiama&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono poche le esperienze nelle quali il coinvolgimento di semplici cittadini e pensionati è richiesto dagli stessi sindaci. In questi casi i volontari intraprendono percorsi di formazione, vengono dotati di cellulari e segni di riconoscimento, agiscono in stretto coordinamento con la polizia locale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fanno parte di questa modalità di collaborazione tra ente pubblico e privati numerosi casi già riportati da Labsus, si veda sopra tutte l’esperienza di Borgo Panigale (BO). Questa chiamata dei cittadini assume varie declinazioni: monitoraggio di discariche abusive, disincentivazione della microcriminalità, attenzione alla vita di quartiere, e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Torino si assiste dal 1998 a una collaborazione tra Comune e Coordinamento comitati spontanei torinesi, impegnati a sorvegliare alcune aree a rischio della città. Altre esperienze si possono vedere a Capriata d’Orba (AL) e a Traversetolo (PR), dove pensionati vigilano su giardini pubblici e luoghi affollati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Volontari di strada&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I più conosciuti sono i City Angels, attivi in Italia dal 1994. Sono associazioni di volontari che tra vari impegni in ambito sociale (assistenza a anziani, immigrati, senzatetto, tossicodipendenti) girano per le città segnalando situazioni di disagio e di emarginazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di molti partecipanti alla ronde, gli iscritti alle associazioni frequentano corsi di formazione e possiedono nozioni basilari in primo soccorso, alcolismo e tossicodipendenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre alle esperienze milanesi, si segnalano quelle di Napoli, Bologna, Bergamo, Pescara e Livorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noi facciamo da soli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tv e giornali ne parlano, e le ronde diventano una realtà. Gruppi autogestiti si moltiplicano in tutto il territorio nazionale. Impossibile mapparli tutti: non esistono dati a causa del loro carattere spontaneo ed estemporaneo, ed inoltre non operano in collaborazione con gli enti locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la maggior parte si tratta di residenti che organizzano ronde a seguito di furti e rapine, come avviene a Fiumicino. Un caso eclatante si segnala a Bari, dove a seguito di gravissimi atti di bullismo nelle scuole diversi genitori, coordinati da un’associazione civica e dotati di moto, binocoli e Gps, hanno deciso di pattugliare il territorio e le discoteche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si segnalano inoltre diversi casi in provincia di Macerata e di Ancona già interrotti per intervento diretto del Prefetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I militanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bandiera della sicurezza ha un colore: aumentano al Nord le ronde politicizzate. Lega (presente con la rete Veneto Sicuro), Fiamma Tricolore e Azione Giovani creano propri gruppi di sorveglianza del territorio a Torino, Lodi, Milano, Udine, Trieste ed in altre realtà di provincia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Treviso la Lega collabora con la Protezione Civile nel pattugliamento del territorio fin dallo scorso dicembre. Il fatto che una struttura pubblica venga utilizzata da un partito, oltre a sollevare numerose polemiche, ha portato ad un’interrogazione parlamentare sul caso. Pur non vietandola, la Procura ha comunque definito inopportuna l’esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra iniziativa promossa dalla Lega è Genova sicura, che opera in coordinamento con le forze dell’ordine ma senza accordi con il Comune. Caravaggio, definita dai quotidiani spagnoli El Pais e El Mundo “la città più xenofoba d’Italia”, ospita invece una ronda di volontari di area leghista integrata da poliziotti in pensione ed ex-militari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche qui non mancano le varianti originali, come le ronde rosa a Roma, composte esclusivamente da donne su iniziativa de La Destra. E si potrebbe continuare a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una fotografia fuori fuoco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma una divisione netta tra le modalità sopra descritte è spesso faticosa, i confini sono sfumati: iniziative nate spontaneamente possono poi trovare l'appoggio delle forze dell'ordine - è il caso di Albissola (SV) - o si può assistere all'infiltrazione politica in gruppi inizialmente autogestiti. In alcuni casi il Comune si trova a dover dialogare con esperienze molto diverse. Recentemente a Padova la presenza simultanea di più ronde (una delle quali composta da soli extracomunitari) ha provocato una confusione tale da richiedere l’intervento straordinario delle forze dell’ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i casi descritti fin qui non restituiscono la completezza del quadro. La paura percepita e la sensazione di uno Stato assente arrivano a spingere alcune persone a cercare una giustizia privata. Il fenomeno non è nuovo, come mostra il caso di Fiuggi. E i casi di aggressioni armate riportate dalla cronaca recente sono tristemente troppi: a Torino sono state arrestate recentemente cinque persone che partecipavano a raid armati ai danni di tossicodipendenti. Nell’estrema periferia sud di Roma si registrano numerose imboscate ai danni di membri delle comunità rom, non quantificabili per il timore dei clandestini di denunciare le violenze subite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che resta al termine di questa breve inchiesta è una fotografia ancora fuori fuoco: si intuiscono le figure, ma non si delineano i contorni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Alice Lombardi e Filippo Ozzola&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1354&amp;Itemid=30"&gt;Labsus.org&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1068527892518878028?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1068527892518878028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/volontari-per-la-sicurezza-alcune.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1068527892518878028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1068527892518878028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/volontari-per-la-sicurezza-alcune.html' title='Volontari per la sicurezza: alcune esperienze italiane tra dubbi e opportunità'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbZ4Gtgw8_I/AAAAAAAAAFk/gjJtl5XK50s/s72-c/thumbnail_25217.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-3266725659526724856</id><published>2009-03-06T10:03:00.000+01:00</published><updated>2009-03-06T10:12:03.232+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Legalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mafia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><title type='text'>I beni confiscati ai mafiosi non andranno più alla società civile</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbDoKj_LNKI/AAAAAAAAAFc/feyddOShcm0/s1600-h/beni_confiscati_31122007_graf.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 286px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbDoKj_LNKI/AAAAAAAAAFc/feyddOShcm0/s400/beni_confiscati_31122007_graf.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309999228826367138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il governo modifica la destinazione dei beni sottratti alle mafie. Non tornano più alla società civile, ma sono dirottati ai ministeri e alle spese correnti, tramite aste pubbliche. Si tratta di una norma frettolosa e incoerente sotto il profilo giuridico. E' inefficiente dal punto di vista economico e amplia l'area di illegalità perché incentiva i mafiosi a cercare prestanomi in ambienti sempre più allargati. E i ricavi per lo Stato potrebbero essere davvero minimi. La logica sembra quella di sottrarre sequestri penali e misure di prevenzione al controllo del giudice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aggressione ai patrimoni mafiosi è sicuramente il percorso vincente per la lotta alla criminalità organizzata. Ma colpire le organizzazioni criminali nella loro principale ragione d’essere - i redditi e i patrimoni - suscita il loro interesse, nel tentativo di appropriarsene nuovamente tramite i curcuiti collusivi e di prestanomi di cui queste organizzazioni si servono.&lt;br /&gt;Questa considerazione, unita all’idea di restituire le risorse alla società civile a cui erano state tolte, ha per anni costituito la base della scelta di destinare alla comunità i beni sottratti alle mafie. Lo stesso ministero della Giustizia afferma: “In effetti la elevata concentrazione di beni oggetto dei sequestri e delle confische perché nelle disponibilità di appartenenti alle organizzazioni criminali nelle aree dell'Obiettivo 1 ha posto in evidenza come la sicurezza, intesa come condizione ed insieme effetto dello sviluppo economico e sociale, sia strettamente legata alla percezione sociale della effettiva pratica della legalità. In tal senso il valore anche simbolico dell'immediato uso sociale dei beni stessi, reso possibile dalla sistemazione dei loro elementi identificativi, diventa elemento cruciale nella affermazione di una nuova cultura libera da sudditanze rispetto alle ideologie criminali”. (1)&lt;br /&gt;Recenti interventi dell’esecutivo, per motivi di bilancio o per togliere giurisdizionalità al sequestro di beni in generale, hanno di fatto delegittimato l’impianto dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali faticosamente costruito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL FONDO UNICO GIUSTIZIA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si è arrivati al “Fondo unico giustizia”? E di che cosa si tratta?&lt;br /&gt;Il 27.10.2005 viene costituita Equitalia spa partecipata da Agenzia delle Entrate, cioè ministero dell’Economia, e altri. La società effettua la riscossione a livello nazionale di ogni forma di tributo, imposta, contributo: gestisce in regime privatistico fiumi di risorse finanziarie pubbliche. Il 28.4.2008 viene costituita Equitalia Giustizia spa, con Equitalia come socio unico. Gestisce in regime privatistico, fra l’altro, tutte le risorse afferenti al cosidetto “Fondo unico giustizia”: sono  tutte le somme liquide o comunque investite sotto qualsiasi forma in prodotti bancari o finanziari sui quali è stato pronunciato un sequestro penale o per misure di prevenzione o che siano state sottoposte a confisca nei medesimi procedimenti,e addirittura le somme confiscate a società a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti le violazioni in materia di modelli organizzativi aziendali (responsabilità penale dell’impresa). Viene disposto che ciascun terzo delle risorse finanziarie intestate al “Fondo unico giustizia” vengano destinate al ministero dell’Interno, al ministero della Giustizia e all’entrata del bilancio dello Stato. (2)&lt;br /&gt;La nuova normativa impone alcune riflessioni.&lt;br /&gt;In primo luogo, appare formulata in maniera assai frettolosa tenuto conto non solo delle molte imprecisioni e improprietà nella terminologia adottata. In particolare, si rileva un’inconcepibile confusione nell’accostamento o accomunamento fra l’istituto del sequestro e quello della confisca. Il provvedimento di sequestro, sia esso per misure di prevenzione o penale, ha natura temporanea e conclude la sua vita solamente a seguito della pronuncia definitiva dell’autorità giudiziaria competente che vi ha dato luogo. La confisca invece, se coperta da giudicato, assume il carattere della definitività da cui consegue il diritto dell’Erario di appropriarsi del bene.&lt;br /&gt;Inoltre, il trasferimento delle disponibilità in sequestro al “Fondo unico giustizia” in costanza di sequestro determinerebbe una considerevole incoerenza giuridica, ancorché la norma preveda la possibilità di rimborso nel caso in cui il sequestro debba concludersi con la sua revoca. Ciò produrrà un ingente contenzioso con richieste di onerosi risarcimenti per il danno subito. Inoltre, la norma appare nettamente in contrasto con l’articolo 2 ter legge 575/65: l’amministratore giudiziario deve amministrare i beni in sequestro, ivi comprese le somme di disponibilità finanziarie, incrementandone il patrimonio e il loro rendimento. Tutto ciò non potrà avvenire se le disponibilità verranno sottratte alla gestione dell’amministratore giudiziario.&lt;br /&gt;La norma presenta anche profili di incostituzionalità. E infatti proprio per effetto della confusione concettuale e terminologica tra sequestro e confisca, al legislatore è sfuggito che, fino al provvedimento che in via definitiva disponga la confisca, il soggetto destinatario del sequestro penale o per misura di prevenzione, non è affatto espropriato dei beni ma solamente spossessato; è quindi in netto contrasto con l’articolo 42 della Costituzione la norma che azzera il diritto di proprietà al di fuori di un provvedimento giurisdizionale avente autorità di giudicato (la confisca definitiva) senza neppure la previsione dell’indennizzo.&lt;br /&gt;L’amministratore giudiziario molto spesso utilizza le disponibilità liquide ottenute con il sequestro e quelle derivanti dalla locazione degli immobili pure sotto sequestro, per provvedere a opere di manutenzione o per il pagamento delle tasse e imposte dovute, come Ici, Irpef, Imposta registro. Nel caso di trasferimento delle somme, le imposte rimarranno non pagate e gli immobili non vedranno crescere il loro valore patrimoniale per effetto della mancata manutenzione.&lt;br /&gt;Ancora più grave è la questione del trasferimento al “Fondo unico giustizia” delle disponibilità finanziarie relative ad aziende in piena attività. In questo caso, risulta di fatto impossibile mantenere in vita l’azienda, con danno per gli occupati e per il mercato privato di una parte dell’attività economica costituita dall’azienda in sequestro che, benché possa essere il frutto di illeciti arricchimenti, in prospettiva, esercitate tutte le attività di bonifica aziendale, potrà entrare di diritto nell’economia sana del territorio. L’applicazione della normativa porterà inevitabilmente al fallimento della società amministrata per insolvenza procurata dalla privazione delle proprie finanze. Nel migliore dei casi, ove il valore dei beni aziendali sia sufficiente a coprire il passivo, le aziende potranno essere poste in liquidazione. Ma sorge sempre il dubbio che, nel corso della fase liquidatoria, il “Fondo unico giustizia” possa pretendere che le somme rinvenienti dalla vendita dei beni e destinate al pagamento dei debiti, vengano trasferite anch’esse. Anche in questi casi l’eventualità che il sequestro venga revocato, cosa che si verifica non di rado, non potrà che arrecare grave danno al legittimo titolare dell’azienda, che nel frattempo sarà stata dichiarata fallita o avrà concluso la propria liquidazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA SOCIETÀ CIVILE PERDE TRE VOLTE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esecutivo ha scelto di modificare la destinazione dei beni sottratti alle mafie, orientandoli ai ministeri e alle spese correnti, tramite aste pubbliche. ﾈ chiaro che gli stessi meccanismi con cui i mafiosi si aggiudicano appalti pubblici sono utilizzati anche in questi casi per riappropriarsi di “propri” beni sequestrati. Emergono alcune considerazioni da questa scelta di nuova destinazione di beni sequestrati o confiscati. In primo luogo, la comunità ha subito tre tipi di perdite sullo stesso bene: 1. sottrazione del bene alla economia legale, 2. costi di indagini - umani, materiali e di tempo - per recuperarlo e mantenerlo, 3. (con l’ultima scelta dell’Esecutivo) costi di nuove indagini per recuperare nuovamente tale bene. Quindi, abbandonare uno dei principi che aveva guidato il ritorno alla comunità dei beni sottratti ai mafiosi non sembra una scelta particolarmente efficiente né favorevole alla “rule of law”. In secondo luogo, questa scelta incentiva i mafiosi a cercare ulteriori prestanomi in ambienti (fisici o relazionali) sempre meno vicini a quelli originari del mafioso, i cui contatti usuali sono presumibilmente già stati individuati nelle indagini che hanno portato alla prima confisca o al primo sequestro: si favorisce così un ampliamento dell’area di illegalità. In terzo luogo, gli accordi illegali o gli atteggiamenti collusivi dei mafiosi con prestanomi fanno sì che la stessa asta non porti alla massimizzazione del ricavo per l’offerente, come è usuale nell’asta all’inglese, anzi si può facilmente prevedere che le offerte porteranno alla minimizzazione dell’esborso per i prestanome dei mafiosi. Ne segue che i ricavi per lo Stato potrebbero essere davvero minimi, prossimi ai prezzi di riserva, se questi sono stati posti, oppure a cifre quasi nulle in caso di prezzo di riserva pari a zero. Infine, questo supplemento di operazioni a parità di risorse degli organismi di contrasto non può che ridurne l’efficienza complessiva, a meno di un proporzionale aumento di produttività di tutti i pezzi della macchina repressiva alla stessa velocità con cui tali norme vengono introdotte; il che pare improbabile visto che fautore di tale miglioramento dovrebbe essere lo stesso esecutivo (inistero della Giustizia), che è responsabile della scadente gestione della macchina amministrativa della giustizia.&lt;br /&gt;Non è dunque comprensibile lo spirito con il quale il governo abbia affrontato l’argomento. C’è da ipotizzare che abbia voluto porre in essere il primo tassello per togliere giurisdizionalità ai sequestri penali o per misure di prevenzione, sottraendoli al controllo del giudice per porli invece sotto il controllo del governo medesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Marco Arnone e Elio Collovà&lt;br /&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000960.html"&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1)Ministero della Giustizia: &lt;a href="http://www.giustizia.it/ministero/struttura/sippi_bis.htm"&gt;http://www.giustizia.it/ministero/struttura/sippi_bis.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(2)Il ministero della Giustizia ha diramato le istruzioni operative per l’applicazione della riforma e indicazioni procedurali e organizzative relative a tutte le risorse che devono affluire al “Fondo unico giustizia”. Nelle stesse si fa riferimento alle somme che dovranno eventualmente essere restituite agli aventi diritto anche nel caso di revoca di sequestro: “La riforma normativa prevede che affluiscano a tale fondo, tra l’altro, le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione, che saranno gestiti e successivamente riversati agli aventi diritto o allo Stato dalla società Equitalia Giustizia”. Dunque, nel caso in cui il provvedimento di sequestro, dovesse concludersi nel merito con una revoca, Equitalia Giustizia dovrà farsi carico di restituire (sic!) agli aventi diritto le somme a suo tempo incamerate. Non è dato di sapere come e in che misura verranno restituiti anche gli interessi che ne sarebbero derivati e di cui non si può negare il diritto a riceverli da parte dei legittimi titolari, che tali sono in quanto affrancati da decreto coperto da giudicato definitivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-3266725659526724856?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/3266725659526724856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/i-beni-confiscati-ai-mafiosi-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3266725659526724856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/3266725659526724856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/i-beni-confiscati-ai-mafiosi-non.html' title='I beni confiscati ai mafiosi non andranno più alla società civile'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SbDoKj_LNKI/AAAAAAAAAFc/feyddOShcm0/s72-c/beni_confiscati_31122007_graf.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7086362784359511416</id><published>2009-03-05T16:24:00.000+01:00</published><updated>2009-03-05T16:29:01.070+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europe'/><title type='text'>Votiamo per una carta europea dei diritti del malato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa_vtXjLs0I/AAAAAAAAAFU/yEHiQTEUkL0/s1600-h/banner_consultazioni.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 93px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa_vtXjLs0I/AAAAAAAAAFU/yEHiQTEUkL0/s400/banner_consultazioni.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309726048387838786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sul sito delle &lt;a href="http://www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu/propositions"&gt;Consultazioni europee dei cittadini&lt;/a&gt; continua la raccolta di proposte. Oggi ricordiamo il tema dei diritti del malato.&lt;br /&gt;Ritengo che l'Europa debba essere capace di recepire quanto emerge dalla società in merito alla promozione e la tutela dei diritti. Una delle cose che mi aspetto dal nuovo Parlamento è l'approvazione della Carta europea dei diritti del malato che è nata dal basso ad opera di organizzazioni civiche dei paesi membri. Sarebbe un buon modo per dare alcuni criteri comuni nella gestione della salute pur in presenza di sistemi sanitari differenti.&lt;br /&gt;La Carta europea dei diritti del malato è stata scritta nel 2002 su iniziativa di Active Citizenship Network, in collaborazione con 12 organizzazioni civiche dei Paesi dell’Unione&lt;br /&gt;europea. Essa proclama 14 diritti dei pazienti che, nel loro insieme, mirano a garantire un “alto livello di protezione della salute umana” (articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) assicurando l’elevata qualità dei servizi erogati dai diversi sistemi sanitari nazionali in Europa.&lt;br /&gt;I 14 diritti sono una concretizzazione di diritti fondamentali e, come tali, devono essere riconosciuti e rispettati in ogni Paese; essi sono correlati con doveri e responsabilità che sia i cittadini che gli altri attori della sanità devono assumere. La Carta si applica a tutti gli individui, riconoscendo il fatto che le differenze, come l’età, il genere, la religione, lo status socioeconomico ecc., possono influenzare i bisogni individuali di assistenza&lt;br /&gt;sanitaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7086362784359511416?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7086362784359511416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/votiamo-per-una-carta-europea-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7086362784359511416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7086362784359511416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/votiamo-per-una-carta-europea-dei.html' title='Votiamo per una carta europea dei diritti del malato'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa_vtXjLs0I/AAAAAAAAAFU/yEHiQTEUkL0/s72-c/banner_consultazioni.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7969058418855297152</id><published>2009-03-04T11:32:00.000+01:00</published><updated>2009-03-04T11:37:22.017+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europe'/><title type='text'>Vota l'iniziativa comunitaria per la promozione della cittadinanza attiva</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa5ZsbYku4I/AAAAAAAAAFM/LILPVdurJQ8/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 82px; height: 82px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa5ZsbYku4I/AAAAAAAAAFM/LILPVdurJQ8/s400/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309279630516337538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vota anche tu per promuovere la cittadinanza attiva in Europa sul sito delle &lt;a href="http://www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu/propositions"&gt;Consultazioni europee dei cittadini&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;La proposta è che l'Unione Europea rivolga stabilmente a tutti i cittadini degli Stati membri un invito affinché si impegnino in maniera costante nel servire le proprie comunità e il proprio paese.&lt;br /&gt;Non si chiede al popolo europeo di partecipare soltanto per un giorno, ma di assumere un impegno costante del proprio tempo (un'ora, un weekend, ecc.) per un servizio alla comunità nella quale si vive.&lt;br /&gt;Questo impegno potrebbe essere sostenuto con strutture (un'Agenzia ad hoc?) e risorse (un Fondo europeo ad hoc) adeguate, dando ordine e stabilità ad una sensibilità che l'UE ha già dimostrato di avere in questi anni valorizzando spesso le iniziative civiche.&lt;br /&gt;Questa iniziativa si dovrebbe sviluppare su tre direttrici principali:&lt;br /&gt;1) Incoraggiare un servizio civile europeo per affrontare le grandi sfide contemporanee;&lt;br /&gt;2) Integrare le attività scolastiche e universitarie con azioni di servizio alle comunità;&lt;br /&gt;3) Rafforzare/espandere la capacità delle organizzazioni civiche di innovare e diffondere/scambiare i programmi di successo tra i diversi Paesi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7969058418855297152?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7969058418855297152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/vota-liniziativa-comunitaria-per-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7969058418855297152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7969058418855297152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/vota-liniziativa-comunitaria-per-la.html' title='Vota l&apos;iniziativa comunitaria per la promozione della cittadinanza attiva'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa5ZsbYku4I/AAAAAAAAAFM/LILPVdurJQ8/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5417753824783371778</id><published>2009-03-03T11:23:00.000+01:00</published><updated>2009-03-03T11:30:38.610+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europe'/><title type='text'>Votiamo per la cittadinanza europea agli immigrati residenti da 5 anni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa0GiSNvsjI/AAAAAAAAAFE/PLRac7eDbtM/s1600-h/Cittadinanza+europea.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 230px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa0GiSNvsjI/AAAAAAAAAFE/PLRac7eDbtM/s400/Cittadinanza+europea.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308906721814491698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cittadinanza Europea per chi risiede legalmente da almeno 5 anni nell'UE. Oggi possiamo chiederlo!&lt;br /&gt;Come è possibile che ci siano milioni di persone che vivono in tutto e per tutto come cittadini della Unione ma non sono riconosciuti come tali? Che sostengono con le loro tasse i servizi e le attività degli stati e delle città ma non possono votare per il sindaco né concorrere alla formazione della volontà politica della Unione, dalla quale, tanto per fare un esempio, provengono il 75% delle norme sul lavoro, l’80% di quelle sull’ambiente e il 90% di quelle sul consumo? Che abbiano una libertà di movimento nulla o ridotta? Che non abbiano diritti pari ai loro doveri e non abbiano poteri pari alle loro responsabilità?&lt;br /&gt;Deve essere l’Europa a prendersi carico di questo atto di riconoscimento e coinvolgimento. Nel 2003, il Comitato economico e sociale della Unione europea aveva proposto che ai cittadini di paesi terzi, residenti legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Unione, venisse attribuita la cittadinanza europea senza che essa fosse condizionata dalla varietà delle leggi sulla concessione della cittadinanza nazionale. Questa proposta fu allora ignorata. Ma per quanto tempo essa potrà essere ignorata ancora? L’Europa dei cittadini dovrebbe fare urgentemente un passo in questa direzione. Puoi votare questa proposta sul sito delle &lt;a href="http://www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu/propositions?page=1"&gt;Consultazioni europee dei cittadini&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5417753824783371778?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5417753824783371778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/votiamo-per-la-cittadinanza-europea.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5417753824783371778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5417753824783371778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/votiamo-per-la-cittadinanza-europea.html' title='Votiamo per la cittadinanza europea agli immigrati residenti da 5 anni'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sa0GiSNvsjI/AAAAAAAAAFE/PLRac7eDbtM/s72-c/Cittadinanza+europea.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1542883200963078360</id><published>2009-03-02T10:23:00.000+01:00</published><updated>2009-03-02T10:30:33.197+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europe'/><title type='text'>Ultimi giorni per le consultazioni europee dei cittadini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaunI-FYoQI/AAAAAAAAAE8/xGI8CN69v04/s1600-h/2812.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 344px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaunI-FYoQI/AAAAAAAAAE8/xGI8CN69v04/s400/2812.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308520358332637442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ancora pochi giorni a disposizione per partecipare alle Consultazioni europee dei cittadini e votare le proposte che saranno presentate alle Istituzioni comunitarie. Potete farlo sul sito delle &lt;a href="http://www.consultazioni-europee-dei-cittadini.eu/propositions"&gt;Consultazioni europee&lt;/a&gt;. Vi suggerisco in particolare queste tre proposte:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;1. Cittadinanza europea per chi risiede legalmente da almeno 5 anni nell’UE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile che ci siano milioni di persone che vivono in tutto e per tutto come cittadini della Unione ma non sono riconosciuti come tali? Che sostengono con le loro tasse i servizi e le attività degli stati e delle città ma non possono votare per il sindaco né concorrere alla formazione della volontà politica della Unione, dalla quale, tanto per fare un esempio, provengono il 75% delle norme sul lavoro, l’80% di quelle sull’ambiente e il 90% di quelle sul consumo? Che abbiano una libertà di movimento nulla o ridotta? Che non abbiano diritti pari ai loro doveri e non abbiano poteri pari alle loro responsabilità?&lt;br /&gt;Deve essere l’Europa a prendersi carico di questo atto di riconoscimento e coinvolgimento. Nel 2003, il Comitato economico e sociale della Unione europea aveva proposto che ai cittadini di paesi terzi, residenti legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Unione, venisse attribuita la cittadinanza europea senza che essa fosse condizionata dalla varietà delle leggi sulla concessione della cittadinanza nazionale. Questa proposta fu allora ignorata. Ma per quanto tempo essa potrà essere ignorata ancora? L’Europa dei cittadini dovrebbe fare urgentemente un passo in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;2. Una iniziativa comunitaria per la promozione della cittadinanza attiva&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La proposta è che l'Unione Europea rivolga stabilmente a tutti i cittadini degli Stati membri un invito affinché si impegnino in maniera costante nel servire le proprie comunità e il proprio paese.&lt;br /&gt;Non si chiede al popolo europeo di partecipare soltanto per un giorno, ma di assumere un impegno costante del proprio tempo (un'ora, un weekend, ecc.) per un servizio alla comunità nella quale si vive.&lt;br /&gt;Questo impegno potrebbe essere sostenuto con strutture (un'Agenzia ad hoc?) e risorse (un Fondo europeo ad hoc) adeguate, dando ordine e stabilità ad una sensibilità che l'UE ha già dimostrato di avere in questi anni valorizzando spesso le iniziative civiche.&lt;br /&gt;Questa iniziativa si dovrebbe sviluppare su tre direttrici principali:&lt;br /&gt;1) Incoraggiare un servizio civile europeo per affrontare le grandi sfide contemporanee;&lt;br /&gt;2) Integrare le attività scolastiche e universitarie con azioni di servizio alle comunità;&lt;br /&gt;3) Rafforzare/espandere la capacità delle organizzazioni civiche di innovare e diffondere/scambiare i programmi di successo tra i diversi Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;3. Fare propria la carta europea dei diritti del malato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritengo che l'Europa debba essere capace di recepire quanto emerge dalla società in merito alla promozione e la tutela dei diritti. Una delle cose che mi aspetto dal nuovo Parlamento è l'approvazione della Carta europea dei diritti del malato che è nata dal basso ad opera di organizzazioni civiche dei paesi membri. Sarebbe un buon modo per dare alcuni criteri comuni nella gestione della salute pur in presenza di sistemi sanitari differenti.&lt;br /&gt;La Carta europea dei diritti del malato è stata scritta nel 2002 su iniziativa di Active Citizenship Network, in collaborazione con 12 organizzazioni civiche dei Paesi dell’Unione&lt;br /&gt;europea. Essa proclama 14 diritti dei pazienti che, nel loro insieme, mirano a garantire un “alto livello di protezione della salute umana” (articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) assicurando l’elevata qualità dei servizi erogati dai diversi sistemi sanitari nazionali in Europa.&lt;br /&gt;I 14 diritti sono una concretizzazione di diritti fondamentali e, come tali, devono essere riconosciuti e rispettati in ogni Paese; essi sono correlati con doveri e responsabilità che sia i cittadini che gli altri attori della sanità devono assumere. La Carta si applica a tutti gli individui, riconoscendo il fatto che le differenze, come l’età, il genere, la religione, lo status socioeconomico ecc., possono influenzare i bisogni individuali di assistenza&lt;br /&gt;sanitaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1542883200963078360?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1542883200963078360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/ultimi-giorni-per-le-consultazioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1542883200963078360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1542883200963078360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/03/ultimi-giorni-per-le-consultazioni.html' title='Ultimi giorni per le consultazioni europee dei cittadini'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaunI-FYoQI/AAAAAAAAAE8/xGI8CN69v04/s72-c/2812.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8422410426490739546</id><published>2009-02-27T10:51:00.000+01:00</published><updated>2009-02-27T10:58:21.756+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Non Profit'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fundraising'/><title type='text'>Charities and Nonprofit: Are Obama's Plans in contradiction?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sae5LHeMYtI/AAAAAAAAAE0/gVmBWkXE58Y/s1600-h/112006top.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sae5LHeMYtI/AAAAAAAAAE0/gVmBWkXE58Y/s400/112006top.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307414286514807506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;President Barack Obama created a federal effort to help religious groups and grass-root charities fight social ills. He signed an executive order establishing the White House Office of Faith-Based and Neighborhood Partnerships, a revamped version of the office started by President George W. Bush, and a council of religious and nonprofit leaders to advise him on antipoverty efforts and other issues. &lt;br /&gt;“The goal of this office will not be to favor one religious group over another — or even religious groups over secular groups. It will simply be to work on behalf of those organizations that want to work on behalf of our communities, and to do so without blurring the line that our founders wisely drew between church and state,” the president said on 5 February during a speech at the National Prayer Breakfast, an annual meeting of political and religious officials in Washington. “This work is important, because whether it’s a secular group advising families facing foreclosure or faith-based groups providing job-training to those who need work, few are closer to what’s happening on our streets and in our neighborhoods than these organizations,” he said. (&lt;a href="http://philanthropy.com/news/updates/7030/obama-creates-effort-to-help-religious-groups-fight-poverty"&gt;Read more&lt;/a&gt;) &lt;br /&gt;At the same time, some charities and nonprofit experts are worried that President Obama’s proposal to impose new limits on charitable tax deductions for wealthy people would dampen giving at a time when charities are under severe strain because of the recession. “During the current economic downturn, which has forced nonprofits to do more with less, any proposal which would result in a decrease in private giving will be a disaster for America’s charities, and for those who depend upon them,” said United Jewish Communities, an umbrella group for Jewish social-service charities.&lt;br /&gt;Mr. Obama proposed the new caps as a way to finance changes in the country’s health-care system. In a document outlining his 2010 budget plans, President Obama proposed limiting the value of the tax rate for itemized deductions, including donations to charity, to 28 percent for families making more than $250,000. In other words, the taxpayer would save 28 cents on their federal income taxes for each dollar donated. (&lt;a href="http://philanthropy.com/news/updates/index.php?id=7244"&gt;Read more&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8422410426490739546?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8422410426490739546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/charities-and-nonprofit-are-obamas.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8422410426490739546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8422410426490739546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/charities-and-nonprofit-are-obamas.html' title='Charities and Nonprofit: Are Obama&apos;s Plans in contradiction?'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/Sae5LHeMYtI/AAAAAAAAAE0/gVmBWkXE58Y/s72-c/112006top.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-1900644899448839840</id><published>2009-02-26T09:49:00.000+01:00</published><updated>2009-02-26T09:56:01.583+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Memorandum for the heads of executive departments and agencies</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaZZC7qD1JI/AAAAAAAAAEs/xWZ7Yw5Z-W4/s1600-h/map_usa.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 307px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaZZC7qD1JI/AAAAAAAAAEs/xWZ7Yw5Z-W4/s400/map_usa.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307027117811422354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito il memorandum che il presidente degli Stati Uniti ha rivolto ai dirigenti delle amministrazioni pubbliche americani. Un esempio da seguire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    SUBJECT: Transparency and Open Government&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    My Administration is committed to creating an unprecedented level of openness in Government. We will work together to ensure the public trust and establish a system of transparency, public participation, and collaboration. Openness will strengthen our democracy and promote efficiency and effectiveness in Government.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Government should be transparent. Transparency promotes accountability and provides information for citizens about what their Government is doing. Information maintained by the Federal Government is a national asset. My Administration will take appropriate action, consistent with law and policy, to disclose information rapidly in forms that the public can readily find and use. Executive departments and agencies should harness new technologies to put information about their operations and decisions online and readily available to the public. Executive departments and agencies should also solicit public feedback to identify information of greatest use to the public.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Government should be participatory. Public engagement enhances the Government’s effectiveness and improves the quality of its decisions. Knowledge is widely dispersed in society, and public officials benefit from having access to that dispersed knowledge. Executive departments and agencies should offer Americans increased opportunities to participate in policymaking and to provide their Government with the benefits of their collective expertise and information. Executive departments and agencies should also solicit public input on how we can increase and improve opportunities for public participation in Government.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Government should be collaborative. Collaboration actively engages Americans in the work of their Government. Executive departments and agencies should use innovative tools, methods, and systems to cooperate among themselves, across all levels of Government, and with nonprofit organizations, businesses, and individuals in the private sector. Executive departments and agencies should solicit public feedback to assess and improve their level of collaboration and to identify new opportunities for cooperation.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    I direct the Chief Technology Officer, in coordination with the Director of the Office of Management and Budget (OMB) and the Administrator of General Services, to coordinate the development by appropriate executive departments and agencies, within 120 days, of recommendations for an Open Government Directive, to be issued by the Director of OMB, that instructs executive departments and agencies to take specific actions implementing the principles set forth in this memorandum. The independent agencies should comply with the Open Government Directive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    This memorandum is not intended to, and does not, create any right or benefit, substantive or procedural, enforceable at law or in equity by a party against the United States, its departments, agencies, or entities, its officers, employees, or agents, or any other person.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    This memorandum shall be published in the Federal Register.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    BARACK OBAMA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-1900644899448839840?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/1900644899448839840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/memorandum-for-heads-of-executive.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1900644899448839840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/1900644899448839840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/memorandum-for-heads-of-executive.html' title='Memorandum for the heads of executive departments and agencies'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaZZC7qD1JI/AAAAAAAAAEs/xWZ7Yw5Z-W4/s72-c/map_usa.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-5513235465307399360</id><published>2009-02-25T10:19:00.000+01:00</published><updated>2009-02-25T10:28:00.148+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Election day'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Referendum'/><title type='text'>Referendum fuori dall'election day. Quorum a rischio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaUOcyBOkQI/AAAAAAAAAEk/S1HRREGAdvk/s1600-h/altanreferendum.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 391px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaUOcyBOkQI/AAAAAAAAAEk/S1HRREGAdvk/s400/altanreferendum.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306663623552045314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quorum a rischio col voto la domenica dopo le Europee. Segni: presi per i fondelli. Calderoli: ne uscirebbe un sistema per noi inaccettabile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell'8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de &lt;a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000964.html"&gt;lavoce.info&lt;/a&gt;, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali…) raggruppate nell'election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato.(&lt;a href="http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_25/referendum_stella_12716f0a-0307-11de-a752-00144f02aabc.shtml"&gt;leggi tutto...&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-5513235465307399360?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/5513235465307399360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/referendum-fuori-dallelection-day.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5513235465307399360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/5513235465307399360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/referendum-fuori-dallelection-day.html' title='Referendum fuori dall&apos;election day. Quorum a rischio'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaUOcyBOkQI/AAAAAAAAAEk/S1HRREGAdvk/s72-c/altanreferendum.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-265619449813679054</id><published>2009-02-24T13:22:00.000+01:00</published><updated>2009-02-24T15:58:10.878+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Safety'/><title type='text'>Sicurezza partecipata, oltre la retorica anti-ronde</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaPo16cBxiI/AAAAAAAAAEc/vW1iDGUuufo/s1600-h/re220xqmX_20090220.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 153px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaPo16cBxiI/AAAAAAAAAEc/vW1iDGUuufo/s400/re220xqmX_20090220.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306340798890100258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decreto anti-stupri sta creando in queste ore un acceso dibattito. Alcune misure hanno scatenato forti preoccupazioni. Si teme che il decreto possa mettere in discussione il principio di legalità e il monopolio della forza da parte dello stato. O che possa autorizzare i privati cittadini a trasformarsi in sceriffi o giustizieri. Si tratta di preoccupazioni corrette, comprensibili, condivisibili. Anche da parte dell’autore di questo blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Oltre i pregiudizi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In verità, però, bisogna riconoscere che queste preoccupazioni sono fondate più su pregiudizi che su informazioni. E i media che accusano il decreto di prevedere la legalizzazione della giustizia “fai da te” con il riconoscimento delle c.d. ronde di privati cittadini non fanno – onestamente – un buon lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'articolo 6 del decreto legge (“Piano straordinario di controllo del territorio”), infatti, contiene due disposizioni molto chiare. &lt;br /&gt;Al comma 3 si legge:  “I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale”. &lt;br /&gt;E al comma 4 si precisa: “Le associazioni sono iscritte in apposito elenco tenuto a cura del prefetto. Con decreto del Ministro dell'interno, da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, sono determinati gli ambiti operativi, i requisiti per l'iscrizione nell'elenco e sono disciplinate le modalità di tenuta dei relativi elenchi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Capire meglio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessun riferimento, dunque, a ronde armate, né all’esercizio di funzioni di ordine pubblico da parte dei privati cittadini. Piuttosto, un’attività di tipo sussidiario che integra l’azione pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi gruppi di cittadini saranno coordinati dai prefetti, collaboreranno con i sindaci, saranno sprovvisti di armi, ma dotati di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell'ordine, saranno formati prevalentemente da associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà data precedenza, ha spiegato il ministro dell'Interno Roberto Maroni ad associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo, «persone che sanno quello che fanno», ha aggiunto il titolare del Viminale. Ma solo nel caso in cui non faranno parte forze dell'ordine in congedo il dl prevede che saranno senza oneri a carico delle finanze pubbliche. Gli elenchi dei volontari verranno tenuti dalle Prefetture e il modello è quello dei volontari per i vigili del fuoco o quello dei "City Angels", volontari che a Milano operano da 15 anni. L'obiettivo, ha voluto precisare a tal proposito Maroni, è quello di passare «dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà poi un decreto del ministro dell'Interno, da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, a determinare gli «ambiti operativi» del provvedimento. Una specifica che sarebbe stata richiesta dal Quirinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sicurezza partecipata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come possiamo definire, in breve, questo tipo di attività? La risposta la dà il capo della Polizia, Antonio Manganelli. “Non chiamiamole ronde – dice - ma ‘sicurezza partecipata’, l’unica ricetta possibile oggi, io la chiamo sicurezza civica» ha detto. «L’obiettivo della tranquillità sociale si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra”. E' una strada interessante. Tanto più perché offre la possibilità di mettere sotto controllo rischi ed esagerazioni, evitando che gruppi di facinorosi possano davvero immaginare di farsi giustizia da soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In verità, il tema della sicurezza partecipata (o sussidiaria, o civica) è molto diffuso, per esempio, nell’esperienza americana e anglosassone, in generale. E meriterebbe un’attenta analisi e diffusione.  Ma esistono dei casi anche da noi (li ha raccolti, svolgendo un ottimo servizio, la rivista telematica &lt;a href="http://www.labsus.org"&gt;Labsus.org&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basti pensare al caso dei City Angels che da anni operano a Milano. I responsabili di questa associazione tracciano molto bene il confine tra le ronde e la cittadinanza attiva: “Se per ronde si intendono persone che segnalano situazioni sospette alle forze dell'ordine, si tratta di cittadini benemeriti che fanno ciò che chiunque dovrebbe fare, e non si può nemmeno parlare di ronde nel senso etimologico della parola. Se invece per ronde si intendono persone che intendono pattugliare zone delle città sostituendosi alle forze dell'ordine, sono non solo inutili, ma anche pericolose. Perché si tratta di persone impreparate che rischiano di trovarsi in situazioni pericolose e di dover essere soccorse, anziché soccorrere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pratica la prima modalità d’azione è riconducibile al dettato dell’articolo 118 ultimo comma della Costituzione, visto che i cittadini si prendono cura di un bene comune insieme alle forze dell'ordine e agli enti locali. Le ronde, invece, organizzate al di fuori di qualsiasi collaborazione con le amministrazioni, non hanno legittimità e sono potenzialmente pericolose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Il caso dei City Angels&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I City angels sono stati il primo gruppo italiano di cittadini attivi nel campo della sicurezza ma anche della solidarietà. L’opera di contrasto alla criminalità da strada è gestita soprattutto attraverso la deterrenza visiva (la loro divisa è un basco blu e una giubba rossa), ma effettuano anche arresti in flagranza di reato, come la legge consente a qualunque cittadino. “In 14 anni di attività – spiegano - abbiamo sedato 600 risse, sventato 300 furti, 250 borseggi e 120 scippi; ma abbiamo anche servito 3milioni di pasti ai senzatetto e distribuito 900mila vestiti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbinamento tra solidarietà e sicurezza è, secondo Furlan, il punto di forza dell’associazione che, peraltro, è fortemente multietnica, con la presenza di ‘angeli’ di diciassette nazionalità (romeni, albanesi, ucraini, marocchini, sudamericani, africani) che svolgono funzioni di mediazione culturale. Un luogo, quindi, di realizzazione vera della cittadinanza anche per immigrati che formalmente non la vedono riconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Altri esempi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non mancano altri esempi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In due comuni in provincia di Chieti, precisamente ad Ari e Rizzacorno, sono stati attivati giri notturni di sorveglianza passiva. I volontari sono consapevoli del loro ruolo: a turno, ogni notte, due persone, con la consapevolezza di non possedere i requisiti per compiere arresti o farsi giustizia da soli, viaggiano in auto per sorvegliare sui sonni tranquilli dei propri vicini di casa. ‘Armati’ di telefonini e di agenda con tutti i numeri utili gli abitanti di Rizzacorno si conoscono benissimo e se notano qualcosa di sospetto o un’auto non famigliare avvisano subito gli abitanti dell’abitazione e soprattutto le forze dell’ordine. Ad Ari, i volontari che si sono attivati, oltre a compiere sorveglianza passiva infondono maggiore sicurezza negli abitanti. L’iniziativa, in questo paese, è stata promossa dal sindaco che ha agevolato i volontari con una delibera dell’assemblea civica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Comune di Ravenna, per parte sua, ha attivato un servizio di mediazione di comunità per promuovere il miglioramento del quartiere della stazione, in particolare per quanto riguarda la sicurezza e la percezione della sicurezza. Gli operatori incontrano in un “punto di ascolto e di cittadinanza attiva” i residenti, i commercianti, i frequentatori della zona e le associazioni di migranti, raccogliendo segnalazioni e proposte. In pratica, una significativa esperienza di "sicurezza condivisa" che supporta lo sforzo del Comune per rendere la zona più sicura attraverso l’animazione, la rete di servizi per avvicinare le persone in condizioni di marginalità, azioni di monitoraggio notturne per scoraggiare in tempo atti di vandalismo e simili, presidio di fronte alle scuole e agli uffici postali, nei mercati e nelle fiere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esperienze altrettanto interessanti sono state compiute in questa direzione dalla Regione Liguria con una legge ad hoc e dalla città di Genova, che in questo momento sembrano all'avanguardia su questo punto. Chi non ricorda, d'altronde, l'accordo di qualche settimana fa tra il Comune di Genova e le prostitute della città vecchia per la cura del decoro urbano e della sicurezza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, talvolta urlare allo scandalo serve a poco. Il rischio è molteplice: non si affronta un obiettivo problema di interesse pubblico (la sicurezza, in questo caso), si blocca qualsiasi ipotesi di cambiamento, non si sviluppano risposte originali ed efficaci. E’ un peccato che, in un caso come questo, remore ideologiche infondate rinnovino tradizionali diffidenze nei confronti dell’azione volontaria dei cittadini e impediscano di cogliere le opportunità provenienti da una corretta applicazione del principio di sussidiarietà previsto dalla nostra stessa Costituzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-265619449813679054?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/265619449813679054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/sicurezza-partecipata-oltre-la-retorica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/265619449813679054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/265619449813679054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/sicurezza-partecipata-oltre-la-retorica.html' title='Sicurezza partecipata, oltre la retorica anti-ronde'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaPo16cBxiI/AAAAAAAAAEc/vW1iDGUuufo/s72-c/re220xqmX_20090220.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-6574262868791046270</id><published>2009-02-23T09:43:00.000+01:00</published><updated>2009-02-23T09:50:14.744+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Media Freedom'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europe'/><title type='text'>Media manipulation and political control in Russia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaJirIc-_-I/AAAAAAAAAEU/bj4zuAfqvUo/s1600-h/PutinDM_468x658.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 284px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaJirIc-_-I/AAAAAAAAAEU/bj4zuAfqvUo/s400/PutinDM_468x658.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305911804138815458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;The political system Putin has built rests on two pillars: the ‘resource blessing’ and traditional societal weakness. In late 2008, the former was seriously shaken: as the global economic crisis reduced the price of oil to less than one-third of its previous level, Putin’s carefully constructed system was suddenly tested by circumstances beyond his control. The robust growth and budget surplus of the past few years are over, and there is little doubt among economists that 2009 will be a year of recession and budget deficit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Production is down, the rouble is losing value, unemployment is up, and there is a rapidly rising sense of insecurity among the people. Meanwhile, economic crisis policies are made by a closed circle of top officials in the habitual, ontransparent way, raising suspicions of inefficient and corrupt distribution of government funds.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The mass-audience channels are playing down the gravity of the crisis; their&lt;br /&gt;coverage is, as usual, focused on Russia’s leaders, who are shown firmly in&lt;br /&gt;charge and taking good care of the people. So as not to arouse unwelcome&lt;br /&gt;public reaction, the mass protests that took place in the Russian Far East in&lt;br /&gt;December 2008 simply went unreported. But the government may be facing a&lt;br /&gt;serious dilemma: if the gap between life on the screen and hard everyday&lt;br /&gt;realities gets too broad, television may no longer prove an efficient tool in&lt;br /&gt;maintaining social and political stability. On the other hand, easing the&lt;br /&gt;government’s grip on coverage runs counter to the very nature of the current&lt;br /&gt;regime. The more independent media outlets are comprehensively reporting&lt;br /&gt;economic and social developments, and the picture they paint is increasingly&lt;br /&gt;disquieting. Hence another dilemma: the logic of Putin‘s rule may push for still&lt;br /&gt;tighter controls of the defiant media, but at a time of economic troubles such a&lt;br /&gt;move may backfire by fostering discontent.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;If the crisis hits Putin’s rock-solid approval rating (according to the Levada&lt;br /&gt;Center’s survey conducted in January 2009, it was still over 80 per cent,&lt;br /&gt;despite the growing concerns related to the crisis)13 it may also shake the&lt;br /&gt;hitherto solid loyalty of the elites. Loyalty to the government paid off when the&lt;br /&gt;economy was booming, but recession may impel the elites to take the&lt;br /&gt;initiative and push for political change. According to The New Times, ‘small&lt;br /&gt;and medium-sized businesses may finally understand that liberalization of the&lt;br /&gt;regime is their only chance to survive’.14 Business and other elites remain&lt;br /&gt;timid, but if they realize the urgency of the current economic crisis, they may&lt;br /&gt;press for such liberalization. This might then undermine the other pillar of the&lt;br /&gt;regime: paternalistic governance and the overwhelming dominance of the&lt;br /&gt;state over the society.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;For the first time since Putin became president and moved to reconsolidate&lt;br /&gt;the state, there is a chance of a reverse swing: a rise of societal activity and&lt;br /&gt;political pluralism. This would enable the media to regain political relevance&lt;br /&gt;and reassume the role of serving the public interest. But a darker scenario is&lt;br /&gt;far from ruled out: in seeking to pre-empt or suppress public protests and&lt;br /&gt;political turmoil, the government may opt for a further crackdown and&lt;br /&gt;isolationist, anti-Western policies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Source: Maria Lipman (editor of Pro et Contra and Co-Chair of the Carnegie&lt;br /&gt;Moscow Center Program Civil Society and the Regions)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-6574262868791046270?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/6574262868791046270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/media-manipulation-and-political.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6574262868791046270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/6574262868791046270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/media-manipulation-and-political.html' title='Media manipulation and political control in Russia'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaJirIc-_-I/AAAAAAAAAEU/bj4zuAfqvUo/s72-c/PutinDM_468x658.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8213891111167411646</id><published>2009-02-22T13:42:00.000+01:00</published><updated>2009-02-22T13:48:34.267+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Healthcare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><title type='text'>Malati cronici: diritti a caro prezzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaFJcMZT_PI/AAAAAAAAAEM/8sTD4NgBtKA/s1600-h/2199%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 370px; height: 289px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaFJcMZT_PI/AAAAAAAAAEM/8sTD4NgBtKA/s400/2199%5B1%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305602584731712754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Paga di tasca propria le carenze del servizio sanitario nazionale e lotta quotidianamente con la burocrazia per ottenere quanto garantito a livello pubblico. È questa la fotografia del cittadino affetto da malattie croniche e rare che emerge dall'VIII Rapporto sulle politiche della cronicità "Il prezzo dei diritti", presentato questo mese a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva, al quale aderiscono 140 organizzazioni. I costi: ogni mese i malati cronici spendono oltre 1700 euro, fra badante, farmaci, protesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo gli ultimi dati Istat 2008, a soffrire di almeno una patologia cronica in Italia è il 39,2% dei residenti e il 20,5% dichiara di essere affetto da due o più malattie croniche. Questa percentuale sale notevolmente quando si passa alla fascia anziana della popolazione: l'86,9% degli ultrasettantacinquenni soffre di almeno una malattia cronica e il 68,3% di due o più. Le malattie croniche più diffuse sono nell'ordine: artrosi/artrite (17,9%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,6%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,4%), diabete (4%). Per quanto riguarda le malattie rare, stime ufficiali parlano di circa 30 milioni di persone affette da patologie rare nell'Unione europea; in Italia hanno ricevuto un riconoscimento formale 284 malattie rare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per curarsi, i malati cronici in Italia sostengono ingenti costi privati per supplire a quanto non garantito dal servizio pubblico e operano quotidianamente un braccio di ferro con la burocrazia per ottenere quanto invece è riconosciuto dalla legge e dal servizio sanitario nazionale. La spesa media mensile sostenuta dal paziente e dalla sua famiglia è di 1760 euro, con in testa i costi legati alla badante che ammontano a 986 euro al mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tema di assistenza farmaceutica, il 50% delle Associazioni di malati cronici segnala il mancato accesso ai farmaci necessari e insostituibili per la cura della patologia, mentre il 33% denuncia differenze regionali, ma anche tra Asl della stessa regione, per l'accesso ai farmaci; il 53% segnala il mancato accesso ai farmacinecessari per la prevenzione e il controllo delle complicanze, rispetto ai quali il 20% delle Associazioni dichiara l'esistenza di differenze territoriali nell'accesso. Tutte queste difficoltà fanno sì che i pazienti, come segnalato dal 43% delle Associazioni, debbano sostenere privatamente i costi per l'acquisto di farmaci per la cura e/o il controllo delle complicanze della patologia non garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste le proposte del Cnamc:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;prevedere forme di partecipazione delle organizzazioni civiche ai processi decisionali. Ad esempio: istituendo presso l'Inps un organismo permanente di consultazione composto da rappresentanti delle organizzazioni civiche che possa esprimersi sulle criticità esistenti e avanzare proposte di miglioramento. Un organismo analogo potrebbe essere istituito presso l'Aifa per migliorare l'accesso ai farmaci; ed ancora le organizzazioni dovrebbero essere coinvolte nel monitoraggio dei Lea nelle Regioni con i Piani di rientro;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;prevedere un canale di priorità nelle prenotazioni delle prestazioni volte al monitoraggio delle patologie croniche;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;includere nei Lea le prestazioni necessarie per la terapia del dolore e le cure palliative destinate ai malati cronici non oncologici;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;revisionare ed integrare l'elenco delle patologie croniche invalidanti e l'elenco delle patologie rare;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;revisionare il Nomenclatore Tariffario delle Protesi, garantendo qualità, innovazione e personalizzazione;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;garantire l'accesso ai farmaci di fascia C, innovativi, orfani, parafarmaci, integratori alimentari, necessari e insostituibili per la cura e la gestione delle complicanze delle patologie croniche e rare, attualmente a carico dei cittadini e contemporaneamente semplificare le norme per l'immissione in commercio dei farmaci e, in particolare, di quelli per le patologie rare;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dare piena attuazione alla legge 80/2006 che esonera alcune categorie di malati cronici dalle visite di controllo annuali per la verifica della permanenza dello stato di invalidità e revisionare/integrare l'elenco delle categorie di pazienti cronici che usufruiscono di tale legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'annuale edizione del Rapporto sulle politiche della cronicità mette in rilievo le difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari per circa 23 milioni di italiani. Quasi il 57% delle associazioni afferma che il diritto all'accesso è per nulla o poco rispettato, il 40% dice che lo è parzialmente e soltanto il 3% afferma che esso è totalmente rispettato. Le conseguenze? Disastrose sui portafogli e sulla salute: ben l'83% dice che la conseguenza è l'aumento dei costi privati, per l'80% aumentano le complicanze della malattia e ben il 70% denuncia un conseguente peggioramento dello stato di salute. &lt;br /&gt;È soprattutto la burocrazia a far da ostacolo nell'accesso ai servizi socio-sanitari: circa il 77% delle associazioni che hanno partecipato al Rapporto ha evidenziato che essa rappresenta la principale criticità. In particolare la burocrazia incide nell'accesso ai farmaci, alle prestazioni sanitarie (con le liste di attesa), rilascio e rinnovo della invalidità, presidi protesi e ausili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre la metà delle associazioni (circa il 57%) ha difficoltà, inoltre, ad ottenere i benefici socioeconomici previsti dalla legge, in particolare denunciano il mancato accesso a: indennità di accompagnamento (il 47% delle associazioni), riconoscimento dell'invalidità civile e dell'handicap (37%), criteri di esenzione limitati (33%), mancato riconoscimento del codice esenzione (30%) e del contrassegno ed esenzione bollo auto (30%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad essere inadeguata è l'offerta di servizi sanitari territoriali (residenze sanitarie assistenziali, assistenza domiciliare, lungodegenza, riabilitazione) per i quali il 57% delle associazioni lamenta difficoltà nell'accesso. Nella stessa percentuale denunciano l'assenza di figure socio-assistenziali (ad esempio badanti), nel 46% dei casi la carenza di Centri di riferimento specializzati. Una vera e propria chimera, inoltre, l'assistenza psicologica: il 77% delle associazioni ne segnala la mancanza. Eppure, come ci raccontano le associazioni aderenti al Cnamc, lo stress psicologico da gestire per questi pazienti e le loro famiglie è notevole, ma ad esso il Ssn non dà praticamente alcuna risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: www.cittadinanzattiva.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8213891111167411646?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8213891111167411646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/malati-cronici-diritti-caro-prezzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8213891111167411646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8213891111167411646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/malati-cronici-diritti-caro-prezzo.html' title='Malati cronici: diritti a caro prezzo'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SaFJcMZT_PI/AAAAAAAAAEM/8sTD4NgBtKA/s72-c/2199%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-8575842152752304265</id><published>2009-02-20T09:53:00.001+01:00</published><updated>2009-02-24T15:52:42.128+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civicness'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><title type='text'>UK civil society larger employer than banking and accountancy sectors</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ5wqlNOXmI/AAAAAAAAAEE/Mi5vqvkTdL0/s1600-h/Civil_society_Almanac_Cover.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 252px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ5wqlNOXmI/AAAAAAAAAEE/Mi5vqvkTdL0/s400/Civil_society_Almanac_Cover.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304801287933419106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;New figures in the UK Civil Society Almanac 2009 launched at last NCVO’s Annual conference, reveal that UK civil society (which includes charities, housing associations, universities and co-operatives) is a larger employer than both the banking and accountancy industries combined and is a significant and growing employer of 1.3 million people.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The voluntary and community sector (VCS) makes up the core of civil society, representing 47% of employees within wider civil society and is also a major employer of 1 in 50 of the total UK workforce, accounting for 2.2% of all UK employees.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Over the last ten years, the VCS has experienced a much higher rate of increase (24%, equivalent to 123,000 employees) than both the private sector (9%) and the public sector (16%).  The VCS expanded to 634,000 employees in ten years, which is more than the working population of Birmingham[i], affirming that it is a major component of the UK labour market.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The significant and growing size of the VCS shows that it is increasingly becoming an attractive career option, offering real employment to many people, with 20,000 more employees taking up careers in it this year than last year. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The majority of the VCS workforce are women. In 2006/07 marginally more women (71%) were employed in the voluntary and community sector than in the public sector (64%) and many more than in the private sector (39%). The number of women in the VCS has also seen a continual steady increase in the last ten years.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Part-time work is also a significant part of voluntary and community sector employment with 235,000 part-time employees and 399,000 full-time employees in the UK voluntary and community sector.  Part-time employment is much higher in the VCS than in both the public and private sectors, with 37% of employees in the VCS compared to 29% of employees in the public sector and 23% of employees in the private sector.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The evidence shows that the sector’s income, expenditure and workforce has grown year-on-year since the Millennium and that it was in peak financial condition before the recession.  Income to the voluntary and community sector has increased by 3.3% to £33.2billion. The total number of UK charities now stands at over 170,900, a net rise of 6,810 organisations.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speaking at NCVO’s Annual Conference, Stuart Etherington, CEO of NCVO, said:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    It is vitally important that we do not underestimate the immense contribution the whole of civil society makes to the quality of peoples’ lives, to their local communities and to the UK economy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    With the current recession there will inevitably be some winners and losers, but this period could also be seen as a positive opportunity for the sector to harness and employ those highly-skilled individuals in the workforce who are now seeking to move from employment in the private sector into the public and voluntary and community sector.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-8575842152752304265?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/8575842152752304265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/uk-civil-society-larger-employer-than.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8575842152752304265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/8575842152752304265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/uk-civil-society-larger-employer-than.html' title='UK civil society larger employer than banking and accountancy sectors'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ5wqlNOXmI/AAAAAAAAAEE/Mi5vqvkTdL0/s72-c/Civil_society_Almanac_Cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-7163977822092883062</id><published>2009-02-19T13:49:00.000+01:00</published><updated>2009-02-24T15:54:10.265+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civicness'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Active Citizenship'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><title type='text'>Il paradosso della fiducia. L'Italia del Civil Society Index</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ1cCOFNXpI/AAAAAAAAAD8/v49F3aZU-6M/s1600-h/ciurmaglia.gif"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 272px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ1cCOFNXpI/AAAAAAAAAD8/v49F3aZU-6M/s400/ciurmaglia.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304497129321750162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutelano diritti, si prendono cura dei beni comuni, producono &lt;span style="font-style:italic;"&gt;empowerment &lt;/span&gt;dei cittadini partecipando al ciclo delle politiche pubbliche: nell’universo delle organizzazioni della società civile – che comprende anche associazioni sportive, ricreative, culturali e artistiche, così come sindacati e associazioni imprenditoriali e professionali – possono essere stimate in circa 86.000 le organizzazioni di cittadini attive nelle politiche pubbliche e che svolgono attività di interesse generale. Ma qual è l'attenzione che la popolazione, da una parte, e la classe dirigente del paese, dall'altra, esprimono nei loro confronti? Si tratta di una domanda legittima, anche alla luce della progressiva involuzione che caratterizza la vita politica italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci troviamo di fronte, in realtà, all'ennesimo paradosso italiano. Accade infatti che le organizzazioni della società civile godano della massima fiducia da parte dei cittadini ma contino poco nelle grandi scelte politiche, anche a causa di un’auto-percezione riduttiva del proprio ruolo. In concreto, un'Italia a due velocità: la società politica che riscuote sempre meno consenso ma ha ancora a disposizione gli strumenti tradizionali di occupazione del potere; la società civile che, nonostante i milioni di cittadini impegnati e il favore dell’opinione pubblica, viene continuamente ricacciata nell’irrilevanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi risultati emergono adesso dal Civil Society Index l'indagine sulla società civile in Italia, realizzata da Cittadinanzattiva e Fondaca, e che io ho avuto il piacere di coordinare. L'indagine è diventata oggi un volume pubblicato da Rubbettino con il titolo «La società civile tra eredità e sfide» e con la firma di Giovanni Moro, che di Fondaca è presidente, e della collega Ilaria Vannini.&lt;br /&gt;Il Civil society index è un progetto mondiale di ricerca promosso dal network internazionale chiamato CIVICUS: World Alliance for Citizen Participation in più di 50 paesi nel mondo. Lo studio analizza la situazione degli ultimi anni in Italia, dove è cresciuta l'attenzione per la società civile organizzata come attore delle politiche pubbliche e produttore di capitale sociale. A questo nuovo interesse, tuttavia, come dicevamo, non corrisponde un pari livello di conoscenza di una realtà articolata che sfugge a semplificazioni e giudizi affrettati.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tra le organizzazioni della società civile italiane possiamo individuare almeno 20 categorie (ad es.: sindacati, organizzazioni civiche impegnate in attività di tutela dei diritti umani, dei consumatori; associazioni professionali e imprenditoriali quali CCIAA, associazioni di commercianti; movimenti sociali per la pace, la terra; associazioni giovanili e studentesche; ecc.). Sono per lo più presenti al nord (51%), piuttosto che al sud (27,7%) e al centro (21,2%). Tra i milioni di cittadini coinvolti, le donne sono il 50,8% ma occupano posizione di leadership solo in 3 organizzazioni su 10, così come delle realtà che aderiscono al Forum del Terzo settore, solo 33 dei 157 ruoli dirigenziali (21%) sono occupati da donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista delle risorse economiche, una parte consistente della popolazione fa donazioni, anche se la percentuale di reddito personale donata è di gran lunga inferiore all’1%. Ancora troppo marcata la differenza tra quei cittadini che sono a conoscenza dei benefici fiscali per le attività filantropiche, propensi a donare di più di coloro che li ignorano (donando in media 212€ all’anno contro 92€, secondo stime del triennio 2003/06).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro limite da segnalare è che il 42% delle organizzazioni di volontariato dipende da fondi pubblici, con tutti i conseguenti rischi di manipolazione e controllo da parte dei poteri istituzionali e politici. Tuttavia, le imprese private mostrano una crescente attenzione sia al dialogo che al supporto finanziario di queste organizzazioni: circa il 70% delle imprese in Italia destina loro delle donazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aspetto più rilevante che emerge dall'indagine, però, sta tutto nel paradosso anticipato all'inizio. Da un lato, le organizzazioni della società civile dimostrano di avere una enorme capacità di impatto concreto nella realtà, in termini di soluzione dei problemi considerati come i più rilevanti dai cittadini. Dall’altro, quando devono esercitare influenza nella vita politica hanno un effetto assolutamente trascurabile: sulla legge finanziaria, sul bilancio dello Stato, sulle politiche pubbliche. Ciò nonostante, questo mondo varigato e necessario ottiene dai cittadini il massimo della fiducia pubblica, ancora di più del Presidente della Repubblica o dei Carabinieri, una fiducia superiore di ben 10 volte a quella di cui godono i partiti politici, all’ultimo posto nella classifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Gli italiani si fidano molto delle organizzazioni della società civile, più delle istituzioni, ma questo non basta per influenzare le politiche pubbliche” spiega Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Ciò non significa che le organizzazioni civiche non contino o non incidano nella realtà. Significa solo che al loro operato non viene dato il giusto peso politico. È come se ci fosse a disposizione del Paese una nuova classe dirigente, che affronta i problemi, si mobilita, ma che è fuori dai giochi che contano, sia per mancanza di consapevolezza di sé, sia per gli ostacoli che incontra all’esterno. Comunque in questi anni il cittadino si è molto rafforzato, anche se resta ancora tanto da fare per costringere la politica a mettersi dalla parte della gente, e far sì che fiducia e peso politico siano sullo stesso piano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La raggiunta maturità della società civile italiana” aggiunge il presidente di Fondaca Giovanni Moro “emerge principalmente dalla capacità di mobilitare risorse volte ad affrontare i problemi più rilevanti del Paese. Questa capacità è di importanza cruciale, dal momento che le disuguaglianze sociali ed economiche, così come i problemi ambientali, stanno rapidamente aumentando in Italia. Tuttavia, per svolgere pienamente questo ruolo, le Osc devono ulteriormente migliorare la propria struttura, oltre che essere meglio supportate dai propri interlocutori, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;in primis&lt;/span&gt; le forze politiche e i mass media. Solo così si potrà superare l’attuale paradosso dato da alti livelli di fiducia dei cittadini nei confronti delle Osc e il loro basso peso nell’arena pubblica italiana”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il messaggio è chiaro. C'è tanta strada da fare. Ma la direzione è quella giusta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-7163977822092883062?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/7163977822092883062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/societa-civile-vuol-dire-fiducia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7163977822092883062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/7163977822092883062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/societa-civile-vuol-dire-fiducia.html' title='Il paradosso della fiducia. L&apos;Italia del Civil Society Index'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZ1cCOFNXpI/AAAAAAAAAD8/v49F3aZU-6M/s72-c/ciurmaglia.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-175008965941936201</id><published>2009-02-18T11:10:00.000+01:00</published><updated>2009-02-24T15:55:03.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sussidiarietà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politics'/><title type='text'>Dopo il voto in Sardegna: un punto di vista civico sulla fase politica</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZvfZrSsnAI/AAAAAAAAAD0/fe8NMWZBxpc/s1600-h/11749.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 279px; height: 332px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZvfZrSsnAI/AAAAAAAAAD0/fe8NMWZBxpc/s400/11749.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304078618369760258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I fatti di questo febbraio 2009 – i risultati delle elezioni regionali in Sardegna e la crisi del partito di opposizione – lasciano un segno. Sono sempre più necessarie valutazioni che non siano di parte, che non vengano dall’interno delle forze politiche in competizione, ma che interpretino gli interessi dei cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progressivo crollo dell’opposizione è un tema forte che va al di là del confronto tra le parti. Esso investe la questione generale degli equilibri della democrazia. E la questione istituzionale dei pesi e dei contrappesi in un sistema maggioritario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’interesse dei cittadini – che una democrazia compiuta deve assicurare – è che vi sia un governo capace di governare e, dunque, capace di attuare le linee programmatiche che sono state premiate alle elezioni. E allo stesso tempo che vi siano una serie di soggetti – politici, istituzionali, civili – capaci di vigilare sul suo operato, di verificarlo e di garantire che il principio di maggioranza non si traduca in abuso di potere. Sotto questo profilo, il panorama – assai complesso - che abbiamo di fronte è pressappoco questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano istituzionale, esistono una serie di soggetti costituzionali che, magari tra le polemiche, ma con una certa forza e autorevolezza, riescono a garantire gli adeguati contrappesi. Si tratta del Presidente della Repubblica, della Corte Costituzionale e della Magistratura. Ciascuno di questi soggetti, in questi anni, ha svolto un ruolo fondamentale nell’esercizio delle proprie competenze specifiche: rifiutando provvedimenti incostituzionali del governo, perseguendo i reati contro la pubblica amministrazione, producendo sentenze e interpretazioni corrette delle norme vigenti alla luce dei principi costituzionali. Il loro contributo è cruciale, pertanto, negli equilibri complessivi del nostro sistema democratico e deve essere cura di tutti che la loro azione sia rafforzata e garantita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su un piano diverso, ma non poco decisivo, vale la configurazione bipolare e maggioritaria del sistema politico affermatosi in questi anni, a partire dagli anni ’90. Si tratta di una conquista, auspicata e pratica dai cittadini italiani - anche grazie alle successive iniziative referendarie - che oggi mostra tutti i suoi vantaggi (con l’occasione si può ricordare che nel prossimo giugno si voterà per un referendum che modifica la legge elettorale proprio in questa direzione). Essa, infatti, invita a non frammentare le forze politiche e costringe al ragionamento, al dialogo e alla sintesi. Che peso avrebbe oggi un’opposizione frammentata in una pluralità di ‘partitucoli’ e ‘gruppuscoli’? Da questa base salda dovrà ripartire anche la riorganizzazione e il ripensamento della parte che oggi è sconfitta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul piano civile, infine, si deve sottolineare il ruolo di tutte quelle organizzazioni civiche che si occupano quotidianamente di tutelare diritti, di proteggere beni comuni, di fronteggiare e risolvere problemi di interesse pubblico. Non si tratta soltanto di un patrimonio generico di civiltà, ma di un pilastro di una moderna governance. La cittadinanza attiva infatti può e deve svolgere funzioni - che vanno dalla vigilanza del potere politico amministrativo alla realizzazione di politiche pubbliche - che sono fondamentali per un equilibrato sviluppo sociale, civile e ambientale. L’articolo 118, u. c. della Costituzione, da questo punto di vista, offre una precisa sponda costituzionale, perché recita: "Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi più che mai, da queste fondamenta occorre ripartire perché i cittadini – non il loro governo – siano davvero i padroni di casa della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.f.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-175008965941936201?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/175008965941936201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/dopo-il-voto-in-sardegna-un-punto-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/175008965941936201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/175008965941936201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/dopo-il-voto-in-sardegna-un-punto-di.html' title='Dopo il voto in Sardegna: un punto di vista civico sulla fase politica'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZvfZrSsnAI/AAAAAAAAAD0/fe8NMWZBxpc/s72-c/11749.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-4392673847085094201</id><published>2009-02-17T10:22:00.000+01:00</published><updated>2009-02-17T10:54:25.488+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Transparency'/><title type='text'>Un'alleanza civica per la trasparenza dei comuni italiani</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZqJPn5DiGI/AAAAAAAAADs/0l8rx_zVLAk/s1600-h/Budget.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 216px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZqJPn5DiGI/AAAAAAAAADs/0l8rx_zVLAk/s400/Budget.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303702412681513058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel corso del 2008, Cittadinanzattiva e Civicum organizzarono a Napoli un incontro pubblico con il Comune sul tema della trasparenza dei bilanci. In verità, realizzare quell'evento con la partecipazione dell'assessore Cardillo si rivelò un'operazione assai complessa per le forti diffidenze mostrate dall'amministrazione comunale. I fatti successivi - lo scandalo che ha attraversato la giunta napoletana - ha spiegato a posteriori perché la politica fosse così ostile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo caso di corruzione a Napoli - che in realtà non era difficile sospettare a giudicare dall'indagine sulla trasparenza del bilancio realizzata dalla Fondazione Civicum - ci dice che la guardia non può essere mai abbassata. &lt;br /&gt;Per questo è opportuno rilancia un'alleanza civica tra le forze più impegnate sul tema della trasparenza in Italia: certamente Cittadinanzattiva, Civicum e Transparency International, ma non soltanto.&lt;br /&gt;L'attenzione sulla chiarezza dei bilanci comunali, sulla efficienza della governance delle “controllate” municipali e sull'anagrafe degli eletti è cruciale. E alla base si tratta di lavorare per favorire un rapporto sempre più stretto fra cittadini e istituzioni e per contribuire a migliorare la vita pubblica italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna aprire una nuova stagione, a partire dal fatto che non esistono buoni e cattivi tra le forze politiche ma che il rischio di corruzione alligna trasversalmente nei modelli di comportamento condivisi dalle classi dirigenti. Attivare i contatti tra tutti quei soggetti che a livello locale fanno qualcosa in questa direzione è decisivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco alcune idee-guida che possono orientare il percorso.&lt;br /&gt;1) la necessità che i cittadini si occupino sempre di più della cosa pubblica, stato o comune che sia, raccogliendo un desiderio di pulizia e di efficienza che emerge da alcuni anni in Italia, anche attraverso manifestazioni significative (basti pensare all'enorme pubblico conquistato da libri come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La casta&lt;/span&gt; o &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gomorra &lt;/span&gt;e il successo di blog molto critic nei confronti del mondo politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) l’indispensabilità della trasparenza dei conti pubblici, a qualsiasi livello, dal comune allo stato, per raggiungere una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;governance &lt;/span&gt;efficace e aperta, come qualche tempo fu riconosciuto anche lucidamente dall'ex ministro Padoa Schioppa nella introduzione al “Libro Verde” del ministero dell’Economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) il riconoscimento che questi obiettivi, e la soluzione dei relativi problemi, potranno essere centrati soltanto con un approccio “civico”, che veda il coinvolgimento dei cittadini sia come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;watchdog &lt;/span&gt;delle amministrazioni pubbliche sia come valutatori della qualità dei suoi servizi. La crisi dei partiti sembra ormai aver raggiunto un punto di non ritorno: e sembra che non ci siano molti spazi nel discorso politico per il tema della trasparenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cittadinanzattiva - con l'aiuto di diversi partner - sta definendo un programma di lavoro assai ricco: dall'osservatorio sulle attività dei parlamentari alla sensibilizzazione sulla trasparenza dei bilanci comunali, dall'anagafe degli eletti alla valutazione civica della Pa. Ce n'è abbastanza per cambiare le cose. Ma questo potrà accadere soltanto con la partecipazione di tanti cittadini armati di buona volontà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;v.f.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/153125957544533913-4392673847085094201?l=vittorioferla.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vittorioferla.blogspot.com/feeds/4392673847085094201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/unalleanza-civica-per-la-trasparenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4392673847085094201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/153125957544533913/posts/default/4392673847085094201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vittorioferla.blogspot.com/2009/02/unalleanza-civica-per-la-trasparenza.html' title='Un&apos;alleanza civica per la trasparenza dei comuni italiani'/><author><name>Vittorio Ferla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15752113901022888859</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://3.bp.blogspot.com/-XduyUbmbCgw/TWEVgh6V2uI/AAAAAAAAAGY/nEkNsE9HTtY/s220/new%2Byork%2B198.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZqJPn5DiGI/AAAAAAAAADs/0l8rx_zVLAk/s72-c/Budget.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-153125957544533913.post-63110919607938543</id><published>2009-02-16T11:21:00.000+01:00</published><updated>2009-02-24T15:56:35.708+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rights'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Financial crisis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Civil Society'/><title type='text'>Let’s put finance in its place! For a new economic and social model</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZlBL57I3CI/AAAAAAAAADk/BBFYtbhEe0I/s1600-h/sub-prime-mortgages-2.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 279px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_A_GnZ0SOC68/SZlBL57I3CI/AAAAAAAAADk/BBFYtbhEe0I/s400/sub-prime-mortgages-2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303341708988701730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Call for the signature of NGOs, trade unions and social movements&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Belem, February the 1st of 2009 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The financial crisis is a systemic crisis that emerges in the context of global crises (climate, food, energy, social…) and of a new balance of power. It results from 30 years of transfer of income from labour towards capital. This tendency should be reversed. This crisis is the consequence of a capitalist system of production based on laissez-faire and fed by short term accumulation of profits by a minority, unequal redistribution of wealth, an unfair trade system, the perpetration and accumulation of irresponsible, ecological and illegitimate debt, natural resource plunder and the privatization of public services. This crisis affects the whole humanity, first of all the most vulnerable (workers, jobless, farmers, migrants, women…) and Southern countries, which are the victims of a crisis for which they are not at all responsible.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The resources to get out of the crisis merely burden the public with the losses in order to save, with no real public benefit, a financial system that is at the root of the current cataclysm. Where are the resources for the populations which are the victims of the crisis? The world not only needs regulations, but also a new paradigm which puts the financial system at the service of a new international democratic system based on the satisfaction of human rights, decent work, food sovereignty, respect for the environment, cultural diversity, the social and solidarity economy and a new concept of wealth. Therefore, we demand to:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * Put a reformed and democratised United Nations at the heart of the financial system reform, as the G20 is not the legitimate forum to resolve this systemic crisis.&lt;br /&gt;    * Establish international permanent and binding mechanisms of control over capital flows.&lt;br /&gt;    * Implement an international monetary system based on a new system of reserves, including the creation of regional reserve currencies in order to end the current supremacy of the dollar and to ensure international financial stability.&lt;br /&gt;    * Implement a global mechanism of state and citizen control of banks and financial institutions. Financial intermediation should be recognised as a public service that is guaranteed to all citizens in the world and should be taken out of free trade agreements.&lt;br /&gt;    * Prohibit hedge funds and over the counter markets, where derivatives and other toxic products are exchanged without any public control.&lt;br /&gt;    * Eradicate speculation on commodities, first of all food and energy, by implementing public mechanisms of price stabilisation.&lt;br /&gt;    * Dismantle tax havens, sanction their users (individuals, companies, banks and financial intermediates) and create an international tax organisation to combat tax competition and evasion.&lt;br /&gt;    * Cancel unsustainable and illegitimate debt of impoverished countries and establish a system of democratic, accountable, fair sovereign borrowing and lending that serves sustainable and equitable dev
