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domenica 20 marzo 2011

Cacciari: o del disprezzo della politica per il popolo

Dobbiamo essere davvero grati al professor Massimo Cacciari. Grazie per il coraggio, la trasparenza e l’audacia. Un filosofo che abbiamo sempre apprezzato. E che si è esercitato di recente nell’impresa che per la sua stessa categoria può essere considerata - probabilmente - la più alta: mettere a repentaglio la costruzione sociale sulla quale sta seduto, minandola alla base. Qualche ardito – giocando sui suoi studi consolidati - gli darebbe del nichilista. Azzardato ma plausibile.

Gettare la maschera
Il rapporto tra la politica e i cittadini. Che il distacco fosse ormai profondissimo lo sapevamo. Ma questa poi! Cacciari ha dichiarato in un’intervista che i cittadini sono dei ‘rompiscatole’. Sì, proprio così. L’ex sindaco ha gettato la maschera di quella ipocrisia rappresentativa che fa del decisore pubblico eletto dal popolo il primo soggetto tenuto a rispettarlo, questo popolo, almeno nelle dichiarazioni e nelle liturgie ufficiali.
Bravo! Finalmente un politico che dice chiaramente quello che pensa della gente, interpretando il pensiero di molti dei suoi colleghi. Nell’intervista rilasciata a Radio24 ne ha dette di tutti i colori: in primis, che i cittadini “impediscono di pensare ai grandi progetti”. E ancora: “guardi, mi creda: i cittadini hanno spesso delle pretese assurde... si sì, rompono proprio il caz..” E poi, non contento: “ripeto: non si ha la più pallida idea di cosa significhi, ogni santa mattina, avere la cosiddetta società civile che ti invade il Comune, gli uffici, che ti sommerge la scrivania con questo o quel problema…”. Addirittura! I cittadini che vogliono entrare nel comune e parlare con il sindaco. Ma chi si credono di essere questi buzzurri! Come si permettono di non stare al proprio posto?

giovedì 17 marzo 2011

L'Italia unita: casinara, geniale, altruista


Oggi è la Festa dell'Unità d'Italia. Oggi tutti - e a ragione - saranno fin troppo seri. Parleranno di valori, di coesione, di storia. Oppure diranno: che desolazione questi leghisti.

Noi che nell'Italia ci crediamo - e non abbiamo bisogno di retoriche - facciamo un gioco. Non parliamo di politica. Osserviamo le 'stelle'. Attività nobile, praticata con devozione dal principe Fabrizio, l'alter ego di Tomasi di Lampedusa, che di unità d'Italia s'intendeva, eccome.

E dunque. L'Italia unita nasce il 17 marzo, sotto il segno dei pesci.

Per lo zodiaco, i pesci sono il più geniale fra i segni. Hanno, fra tutti, il compito di creare un estroso disordine. E' grazie a questo disordine che parte un nuovo ciclo di vita, spesso carico di una qualità superiore. A vantaggio di tutti. I pesci, segno femminile per eccellenza: nella loro fantasia tipica, legata alla femminilità, trovano ispirazione i colpi di genio.

I pesci. Generalmente molto disordinati. Un disordine indispensabile: solo da una diversa disposizione delle cose del mondo, può emergere un nuovo, migliore assetto. L'interesse per l’ordine precostituito è scarso - ma quanto! - per questo segno. Vivere nel disordine consente di sfruttare aspetti dell’esistenza che, in genere, sono considerati tabù dalla maggioranza.

I pesci. Capaci di sfruttare gli errori, propri e altrui. Di vedere i problemi come opportunità. E, soprattutto, di adattarsi all’imprevisto come nessun altro sa fare. Capaci di cadere e rialzarsi. Capaci di superare gli ostacoli e di portare al successo l'impresa. I pesci. Ricchi di altruismo. Gente capace di portare aiuto, di fare assistenza, di difendere i diritti, di riparare i torti, di ascoltare e di comprendere.

Il gioco può finire qui, almeno per due ragioni. La prima (ma c'importa meno): altrimenti la gente noiosa si scandalizza. La seconda: perché volevo parlare di astrologia. E alla fine ho parlato di nuovo di politica. Non vi pare?

v.ferla@cittadinanzattiva.it

mercoledì 16 marzo 2011

Da dove veniamo: Moro e la società civile


"C´è una sproporzione, una disarmonia, una incoerenza fra società civile, ricca di molteplici espressioni ed articolazioni ed una vita politica stanca, ridotta a sintesi inadeguate e talvolta persino impotente."

Aldo Moro, 1974


Oggi sono ‎33 anni dal rapimento Moro e dall'eccidio della scorta. Me ne ricordo ogni anno per tanti motivi. Uno di questi è che, da bambino, fu il mio primo contatto con la politica italiana. Non so se mi spiego.