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venerdì 30 novembre 2012
Monti ricordi: la salute è il nostro futuro. Sostenibile
"Sostenibilità", ha detto Monti, a proposito del Servizio sanitario nazionale. E giù dibattiti e polemiche, spesso prive di fondamenti e dati seri. Troppa ideologia, ma anche troppa superficilità. Non si gioca così sulla pelle dei cittadini.
Sostenibilità: una parola che ha una strana storia. Ieri era il senso del nostro futuro. Ci mostrava la via giusta per rendere vivibile il mondo che abitiamo. Per conservarlo e tutelarlo. A vantaggio delle nostre condizioni di vita e della nostra vecchiaia. Ma anche a beneficio dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ci diceva qualcosa sul modello di sviluppo preferibile per salvaguardare beni comuni che sono minacciati. L’acqua, l’aria, la terra. Beni comuni. Beni che tutti possono utilizzare. Ma che facilmente vengono sciupati. Esposti al rischio di consunzione. E allora il mondo sostenibile è stato finora – e soprattutto potrà essere – quello che tiene in conto queste minacce. Che vive di riforme strutturali importanti in campo economico, sociale e politico. Che influenzano la nostra vita quotidiana, i nostri stili di vita, il nostro benessere fisico, sociale e culturale. Il mondo sostenibile è quello che riproduci oggi per garantire (anche) alle generazioni future di vivere una vita degna di questo nome.
Il perimetro dei costi
Oggi la sostenibilità si trasfigura. Diventa il criterio economico che misura l’ampiezza del nostro diritto. Il sistema di limiti contabili che segna il perimetro delle nostre legittime aspettative di tutela. Chi scavalca questi parametri economici, diventa un intruso, uno sbrego, una scocciatura. Capita ai malati afflitti da cronicità. Agli anziani non più autosufficienti. Agli invalidi permanenti e inguaribili. Non ci sono più soldi, dicono gli assessori alla salute e i ministri dell’economia. Ovviamente, è sempre colpa di chi li ha preceduti. O del governo nazionale che stringe la cinghia. C’è una strana stagione dell’austerità che non si abbatte sui consumi, ma sui diritti fondamentali. Come il diritto alla salute. E così il governo spegne il fondo per la non autosufficienza. Le regioni tagliano i servizi. L’Inps perseguita gli invalidi. I malati, i cronici, gli anziani diventano un costo. Si è ridotta a questo la sostenibilità.
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lunedì 19 novembre 2012
Sanità italiana: aiuto, mi si sono ristretti i servizi!
Gli effetti della crisi cominciano a farsi sentire nella vita dei cittadini. Basta guardare la sanità pubblica. Che con i tagli degli ultimi anni - almeno 17 miliardi con i governi Berlusconi - continua a peggiorare.
Lo dimostra l'impennata di segnalazioni dei cittadini (26.470 nel 2011) ai telefoni del PIT Salute, il servizio di assistenza di Cittadinanzattiva. Con la riduzione delle risorse, sommata ai tradizionali problemi del sistema sanitario nazionale, diventa sempre più un problema l'accesso ai servizi (dal 9,7 per cento di segnalazioni del 2010 si passa al 10,8 per cento del 2011). Lo stesso accade per l’assistenza ospedaliera (dal 7,2 per cento del 2010 al 7,4 per cento del 2011): in quest'ambito i cittadini segnalano, in particolare, disagi nei settori delle emergenze-urgenze (118 e Pronto Soccorso) con un dato elevato e costante (dal 41,4 per cento nel 2010 al 43,8 per cento nel 2011), con poche vetture attrezzate e medici a disposizione. Facile immaginare come una simile situazione pregiudichi la tempestività e l’appropriatezza dell’intervento sanitario.
domenica 13 marzo 2011
Se la salute diventa 'insostenibile'
Sostenibilità. Un parola che ha una strana storia.
Il senso del nostro futuro
Ieri era il senso del nostro futuro. Ci mostrava la via giusta per rendere vivibile il mondo in cui viviamo. Per conservarlo e tutelarlo. A vantaggio delle nostre condizioni di vita e della nostra vecchiaia. Ma anche a beneficio dei nostri figli e dei nostri nipoti. Ci diceva qualcosa sul modello di sviluppo preferibile per salvaguardare beni comuni che sono minacciati. L’acqua, l’aria, la terra. Beni comuni. Beni che tutti possono utilizzare. Ma che facilmente vengono sciupati. Esposti al rischio di consunzione. E allora il mondo sostenibile è stato finora – e soprattutto potrà essere – quello che tiene in conto queste minacce. Che vive di riforme strutturali importanti in campo economico, sociale e politico. Che influenzano la nostra vita quotidiana, i nostri stili di vita, il nostro benessere fisico, sociale e culturale. Il mondo sostenibile è quello che riproduci oggi per garantire (anche) alle generazioni future di vivere una vita degna di questo nome.
Il perimetro dei costi
Oggi la sostenibilità si trasfigura. Diventa il criterio economico che misura l’ampiezza del nostro diritto. Il sistema di limiti contabili che segna il perimetro delle nostre legittime aspettative di tutela. Chi scavalca questi parametri economici, diventa un intruso, uno sbrego, una scocciatura. Capita ai malati afflitti da cronicità. Agli anziani non più autosufficienti. Agli invalidi permanenti e inguaribili. Non ci sono più soldi, dicono gli assessori alla salute e i ministri dell’economia. Ovviamente, è sempre colpa di chi li ha preceduti. O del governo nazionale che stringe la cinghia. C’è una strana stagione dell’austerità che non si abbatte sui consumi, ma sui diritti fondamentali. Come il diritto alla salute. E così il governo spegne il fondo per la non autosufficienza. Le regioni tagliano i servizi. L’Inps perseguita gli invalidi. I malati, i cronici, gli anziani diventano un costo. Si è ridotta a questo la sostenibilità.
La salute è sviluppo
Certo, è finita l’illusione che lo stato, attraverso la fiscalità generale, sia in grado di garantire tutto a tutti.
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