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martedì 9 aprile 2013

Renzi al Pd: basta col disprezzo per gli italiani

L’intervista di Aldo Cazzullo a Matteo Renzi - Corriere della Sera di giovedì scorso - ha fatto deflagrare definitivamente il conflitto interno al Partito democratico. E aiuta a capire molto della filosofia del sindaco di Firenze. La wordcloud elaborata da Voleteilmiovoto lancia diverse parole chiave utili a questo fine.



La prima emergenza è il “tempo” (purtroppo legato alla “politica”).
Più volte Renzi lancia la bomba: “E la politica perde tempo. (…) Ma questo alimenta l'antipolitica”, “qui invece si punta a prendere tempo”, “qui si sta facendo melina”. Insomma, bisogna “smettere di fare melina”: Renzi chiede di rendere “utile questo tempo”. La responsabilità è della politica alla quale si chiede uno scatto d’orgoglio: “Rivendico il diritto alla dignità della politica, che è una cosa seria”. In verità, non si tratta di una banale lamentazione. E sarebbe riduttivo piegarla ad una mera faida di partito. Da queste parole sembra emergere qualcosa di più: la consapevolezza che il blocco della politica è esattamente il motivo per cui il paese è fermo, sia sul piano della crescita economica che dello sviluppo sociale.

domenica 11 novembre 2012

Elezioni in Italia e in USA. Un oceano di mezzo


7 novembre 2012. Mentre l'Italia ancora si stropiccia gli occhi, l'America va. 
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
In poche ore i cittadini americani hanno un nuovo Presidente. Senza se e senza ma. Senza quorum. Senza premi di maggioranza. Senza liste bloccate. Senza tre o più preferenze. Senza i 'partiti del ventre' (questa l'ha inventata Gobetti, chiedete a lui...). Senza clan personali autoproclamatisi partiti. Senza mezze coalizioni. Senza grandi coalizioni (che poi è la stessa cosa). Senza formule alchemiche (progressisti e democratici, centro più sinistra, centrosinistra senza trattino, progressisti più moderati, statalisti vs liberisti, e via cianciando, libertà-si-ma-solo-se-lo-stato-e-il-partito-sono-d'accordo). Senza governi di salvezza nazionale. Senza politici che fanno finta. Senza notabili a disposizione (Galli Della Loggia dixit). Senza tecnici che rispondono soltanto al loro ristretto establishment.
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
Ieri su Facebook. Un mio amico, autorevole intellettuale di sinistra, posta: "In bocca al lupo, Obama!" Rispondo: "Anche perché in Italia, con questa legge elettorale... c'è un oceano di mezzo...". E lui: "purché non pensiamo che il problema italiano sia la legge elettorale: su questo abbiamo già dato".
Sarà. Ma abbiamo dato il nostro peggio. Invece le istituzioni sono importanti. Se non funzionano bene, i cittadini non hanno il potere di decidere e le politiche pubbliche restano affare delle caste. In Parlamento, proprio nel giorno dell'Obama-day, passa una norma elettorale che fissa un premio di maggioranza al 42,5 per cento. Tradotto per i non addetti ai lavori, significa che quando andremo a votare potremo a mala pena scegliere una bozza di coalizione. Ma alla fine nessuno otterrà la maggioranza, non ci sarà chiarezza sul governo, chi vincerà sarà messo sotto tutela, chi prenderà il 5 per cento conterà come se avesse preso il 50 per cento, chi verrà punito dagli elettori avrà un'ottima chance di resistere altri quattro anni. E così la democrazia italiana resta bloccata, come è sempre stata - con modalità diverse, certo - dalla fine del fascismo ad oggi. Altro che USA.
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
Pochi ne hanno parlato. Ma in molti Stati americani gli elettori erano chiamati anche a rispondere a numerosi quesiti referendari. Gli Stati di Washington, Massachussets e Colorado danno il via libera alla legalizzazione della marijiuana per uso generale. Nel Colorado anche per scopo ricreativo. Sono i primi stati americani ad assumere una tale decisione in un referendum. Una misura così tramite un referendum popolare? Si, proprio così... In più, gli Stati di Washington, del Maryland e del Maine danno l'ok ai matrimoni gay (il Minnesota invece no). Per la prima volta viene dato il via libera alle nozze gay con un referendum. Con un referendum? Si, con un referendum. La Florida invece ha respinto il referendum in cui si chiedeva di tagliare i fondi federali per l'aborto. Il no alla proposta dovrebbe essere passato con il 55% dei voti contro il 45% dei favorevoli.Lo hanno detto i cittadini. Con un referendum.
E l'Italia? Nel nostro paese il referendum propositivo non esiste. C'è solo quello abrogativo. Per ottenerne uno serve uno sforzo bestiale, visti gli adempimenti che la legge pretende: numero di firme raccolte, giudizio di cassazione, giudizio costituzionale, quorum dei votanti. Partecipare in Italia è una corsa a ostacoli. E chi propone di andare ai referendum in Italia? Un irrimediabile populista, nelle analisi più raffinate. E quando i referendum si fanno, i risultati non valgono e il ceto politico si difende rovesciandone gli effetti: basta rileggere la vicenda del finanziamento pubblico dei partiti.
Ma no, dai. La legge elettorale non è il problema italiano. E nemmeno i referendum. In fondo, nemmeno in America lo sono. Si fanno e basta. E la democrazia funziona.
Un oceano di mezzo.

P.S.
Questo post è stato pubblicato la prima volta il 7 novembre 2012 sul mio blog La luna storta per Linkiesta
 
@vittorioferla
v.ferla@cittadinanzattiva.it

 

sabato 19 marzo 2011

All'altezza dei cittadini

"Gli italiani hanno cercato nel 17 marzo ciò che unisce. La politica dovrebbe capirlo, cercando di essere all' altezza dei cittadini". Ezio Mauro conclude così l'editoriale frmato ieri su La Repubblica subito dopo le celebrazioni dell'unità d'Italia.

Con queste poche battute, il direttore Mauro ha sintetizzato i termini dell'attuale crisi italiana. Da una parte, una politica che esprime obiettivamente una scarsa qualità complessiva, un uso privatistico delle istituzioni, una sostanziale indifferenza nei confronti del rendimento dell'azione amministrativa, un sostanziale disinteresse per il rispetto delle regole e la certezza del diritto, e via elencando.
Dall'altra, dei cittadini che mandano dei chiari segnali di disagio e di preoccupazione di fronte a questo spettacolo quotidiano e che, quando vi sono le condizioni, partecipano con entusiasmo per testimoniare valori e difendere beni comuni. Ormai da qualche anno i cittadini italiani mandano un chiaro messaggio di responsabilità: per il rispetto della dignità delle donne, per una più alta moralità della vita pubblica, per la difesa della Costituzione, per la promozione della scuola di tutti, per chiedere maggiori opportunità per gli studenti e i ricercatori universitari, testimoniare la gioia di essere uniti in una patria comune. E gli esempi potrebbero continuare.

Non si tratta della contrapposizione retorica e un po' banale tra società politica cattiva e società civile buona. Ovviamente non si può condividere una impostazione così semplicistica. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere una contingenza oggettiva e storica (e geografica) evidente. La crisi della politica non riguarda solo l'Italia ma anche gli altri paesi europei (ma sulla situazione non possiamo soffermarci). Certo, in Italia questa crisi ha caratteristiche particolari. Le ha descritte, per esempio, Giovanni Moro nel suo volume sugli anni '70, sottolineando la progressiva divaricazione tra 'partiti senza rappresentanza' e 'cittadini senza rilevanza'. In più, è davvero difficile non riconoscere, nel contesto italiano, la diversa qualità attuale tra l'operosità della cittadinanza e l'inadeguatezza della classe politica. Infine, continua ad allignare, specie nella cultura politica e nei ceti intellettuali progressisti una sostanziale diffidenza, se non un senso di superiorità, nei confronti dei cittadini. Basti pensare alle dichiarazioni di Massimo Cacciari, pochi giorni fa a Radio 24: ma al professore filosofo dedicheremo domani (domenica) qualche pensiero.

Per oggi ci basta condividere le frasi - molto azzeccate - di Ezio Mauro.




v.ferla@cittadinanzattiva.it
 

giovedì 17 marzo 2011

L'Italia unita: casinara, geniale, altruista


Oggi è la Festa dell'Unità d'Italia. Oggi tutti - e a ragione - saranno fin troppo seri. Parleranno di valori, di coesione, di storia. Oppure diranno: che desolazione questi leghisti.

Noi che nell'Italia ci crediamo - e non abbiamo bisogno di retoriche - facciamo un gioco. Non parliamo di politica. Osserviamo le 'stelle'. Attività nobile, praticata con devozione dal principe Fabrizio, l'alter ego di Tomasi di Lampedusa, che di unità d'Italia s'intendeva, eccome.

E dunque. L'Italia unita nasce il 17 marzo, sotto il segno dei pesci.

Per lo zodiaco, i pesci sono il più geniale fra i segni. Hanno, fra tutti, il compito di creare un estroso disordine. E' grazie a questo disordine che parte un nuovo ciclo di vita, spesso carico di una qualità superiore. A vantaggio di tutti. I pesci, segno femminile per eccellenza: nella loro fantasia tipica, legata alla femminilità, trovano ispirazione i colpi di genio.

I pesci. Generalmente molto disordinati. Un disordine indispensabile: solo da una diversa disposizione delle cose del mondo, può emergere un nuovo, migliore assetto. L'interesse per l’ordine precostituito è scarso - ma quanto! - per questo segno. Vivere nel disordine consente di sfruttare aspetti dell’esistenza che, in genere, sono considerati tabù dalla maggioranza.

I pesci. Capaci di sfruttare gli errori, propri e altrui. Di vedere i problemi come opportunità. E, soprattutto, di adattarsi all’imprevisto come nessun altro sa fare. Capaci di cadere e rialzarsi. Capaci di superare gli ostacoli e di portare al successo l'impresa. I pesci. Ricchi di altruismo. Gente capace di portare aiuto, di fare assistenza, di difendere i diritti, di riparare i torti, di ascoltare e di comprendere.

Il gioco può finire qui, almeno per due ragioni. La prima (ma c'importa meno): altrimenti la gente noiosa si scandalizza. La seconda: perché volevo parlare di astrologia. E alla fine ho parlato di nuovo di politica. Non vi pare?

v.ferla@cittadinanzattiva.it