sabato 12 marzo 2011
Calamandrei, amico della Costituzione
L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh!
E se non hanno mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.
Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
venerdì 11 marzo 2011
Costituzione e scuola come beni comuni
C’è una esasperazione di fondo che lega quest’anno le manifestazioni del 12 marzo. Nata come giornata per la difesa della Costituzione si sta progressivamente trasformando in una giornata di mobilitazione per la difesa della scuola pubblica. Non per caso.
E’ da tempo ormai che la scuola è sottoposta in Italia ad attacchi molto forti, anche quando sotterranei. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello del Presidente del Consiglio. Ed è stato tutt’altro che sotterraneo… Nelle politiche messe in campo dal governo negli ultimi anni si coglie un sostanziale fastidio nei confronti di una istituzione che ha certo molte pecche e che avrebbe bisogno certamente di riforme strutturali. Ma che resta un patrimonio fondamentale per lo sviluppo del nostro paese. La scuola è vissuta da questo governo soltanto come un peso economico insopportabile, in tempi di riduzione dei conti pubblici. O addirittura come il luogo in cui si trasmettono valori contrapposti a quelli delle famiglie. Ma i valori trasmessi nella scuola sono proprio i valori della Costituzione. E dunque non è un caso che il 12 marzo, pensato all’origine come un giorno di presidio della Carta costituzionale, sottoposta ad attacchi volgari da troppo tempo, sia diventato anche il giorno dell’orgoglio della scuola pubblica.
mercoledì 9 marzo 2011
Verso una tassa europea sulle transazioni finanziarie
Il Parlamento europeo riunito in plenaria ha approvato ieri a larga maggioranza (529 favorevoli e 127 contrari) una risoluzione in cui sostiene l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF).
E' di particolare importanza il fatto che il Parlamento abbia segnalato che, nel caso in cui non si riuscisse a trovare un consenso a livello globale su questa proposta, l'Unione Europea dovrebbe andare avanti da sola. Secondo il testo della risoluzione, la TTF va adottata ''senza ulteriori ritardi''.
La risoluzione sugli strumenti di finanziamento innovativi, preparata dalla parlamentare greca Anni Podimata (S&D, EL), rappresenta il contributo del Parlamento al dibattito su come generare nuove entrate, assicurare una politica fiscale giusta e massimizzare le capacità di recupero del prelievo.
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martedì 8 marzo 2011
Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina
Riceviamo direttamente dal Secolo dei Lumi e volentieri pubblichiamo
Uomo, sei capace d’essere giusto ? È una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza ; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.
Preambolo
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.
Articolo I
La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.
Uomo, sei capace d’essere giusto ? È una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza ; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.
Preambolo
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina.
Articolo I
La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.
lunedì 7 marzo 2011
Partecipazione, antidoto alla corruzione
Ormai lo sappiamo. La corruzione e le frodi dilagano in Italia. Lo conferma la relazione della Corte dei Conti alla fine dello scorso febbraio.
Di quella relazione colpisce non tanto l'analisi del fenomeno (purtroppo ormai fin troppo noto), ma la nettezza con cui la Corte critica il pacchetto di misure annunciate di recente dal Governo: tutte misure contrarie rispetto a quelle che servirebbero per fronteggiare la corruzione.
Le misure annunciate dal governo? Sbagliate
La Corte boccia il disegno di legge sulle intercettazioni perché, come dice il procuratore generale Mario Ristuccia, "non appare indirizzato ad una vera e propria lotta alla corruzione". Viceversa, le intercettazioni costituiscono "uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo di contrastare il fenomeno della corruzione".
La Corte esprime dubbi anche sulle proposte di "processo breve". Certo, esiste in Italia un problema di lentezza dei processi. Ma la soluzione prospettata dal Governo, nei fatti, non è quella dell'efficienza e della rapidità, ma semplicemente l'interruzione del processo. Di fatto, come dicono i giuristi, si tratta di 'denegata giustizia', con buona pace dei diritti delle vittime.
giovedì 3 marzo 2011
Rivolta in Nord Africa, è giunta l’ora di riformare la legge sulla cittadinanza
La rivoluzione in corso nel nord dell’Africa apre scenari imprevedibili. Un’emergenza umanitaria potrebbe toccare presto il nostro paese, con l’arrivo di tanti profughi. Il governo italiano appare impreparato. Diffonde la paura per creare allarme e sfuggire alle proprie responsabilità. Quanto durerà?
Il dibattito sull’immigrazione dei prossimi mesi potrà ancora esaurirsi – come accade da anni – nell’alternativa tra ordine pubblico e assistenza più o meno benevola dei nuovi arrivati? C’è il rischio che non si parli più di un tema emergente, da tempo omesso, ormai improrogabile: la condizione dei numerosi immigrati che in Italia già risiedono e lavorano da anni. Possiamo continuare a far finta che non si tratti di cittadini come noi?
La legge italiana fonda l’attribuzione della cittadinanza nazionale su una sorta di “familismo giuridico”: si è cittadini per eredità di sangue o per via di matrimonio. è possibile che sia ancora così? La cittadinanza non dovrebbe acquisirsi per la libera e autonoma scelta di chi decide di vivere nel nostro paese e qui si impegna con il proprio lavoro, le proprie attività economiche, le proprie iniziative civiche, nella costruzione di una casa comune aperta, accogliente e solidale?
La cittadinanza, fatta di diritti, appartenenza e partecipazione, non è più solo “affare di stato”. Si fonda sul riconoscimento della persona umana al di là dei propri legami con una comunità specifica. Nasce dall’esercizio concreto e attivo dei diritti, al di là della loro titolarità formale. Si àncora al regime internazionale dei diritti umani.
La Costituzione italiana è all’avanguardia in questo: recepisce la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e, con questa, le tutele di diritti che vengono ben prima di quelle legate alla cittadinanza nazionale. Basti pensare al diritto alla salute di cui i cittadini immigrati godono: il nostro Servizio sanitario nazionale deve tutelarli, anche se non sono italiani (lo spiegano le sentenze della Corte costituzionale). Insomma, i diritti della personalità, basati sulla cittadinanza costituzionale e universale, sono estesi a tutti. E tra i diritti di libertà per eccellenza, garantiti a tutti dai trattati costituzionali europei, stanno proprio il “diritto di residenza” ed il “diritto di circolazione”.
In molti casi, poi, la cittadinanza diventa “attiva”. Per il principio di sussidiarietà costituzionale, tutti i cittadini, singoli o associati, compresi i cittadini immigrati, possono esercitare i propri diritti, assumersi responsabilità nella vita pubblica, dare il proprio contributo per lo sviluppo sociale e civile del luogo in cui risiedono. Viceversa, la gestione in chiave securitaria dell’immigrazione, lo strazio burocratico cui viene sottoposto chi chiede o rinnova il permesso di soggiorno, lo stato di limbo al quale vengono condannati gli immigrati di seconda generazione (italiani a tutti gli effetti) sono forme di violenza gratuita, una negazione bella e buona dell’umanità e dei diritti di queste persone.
C’è tanto da fare, dunque. Ma il primo passo, ormai, è la riforma della legge sulla cittadinanza: bisogna renderla più accessibile ai tanti che ormai risiedono da anni qui e sono ormai italiani anche loro. Il secondo passo è rappresentato da serie politiche di integrazione che rimuovano gli ostacoli allo sviluppo umano di tutti i cittadini, senza distinzioni di sorta, nemmeno di etnia (è il compito della Repubblica, previsto dall’articolo 3 della Costituzione). Infine, sulla base del principio di sussidiarietà scritto nell’articolo 118, servono misure per accogliere e favorire ‘tutti’ quei cittadini, spesso immigrati, che svolgono attività di interesse generale. Anche così si costruirà un’Italia più unita, accogliente, europea. Varrebbe la pena che il governo lo ricordasse in questo speciale 2011 in cui si celebrano l’Anno europeo della cittadinanza attiva e i 150 anni dell’Unità d’Italia.
tratto da TERRA, quotidiano ecologista, 3 marzo 2011
v.ferla@cittadinanzattiva.it
martedì 1 marzo 2011
Primo Marzo, lo sciopero dei migranti tra diritti e beni comuni
Anche quest’anno si svolge lo sciopero dei migranti. Il Primo Marzo è un progetto di partecipazione dal basso impegnato nella lotta al razzismo e nella difesa dei diritti umani. L’iniziativa nasce nel novembre del 2009, per iniziativa di quattro donne: Nelly Diop, Daimarely Quintero, Stefania Ragusa, Cristina Seynabou Sebastiani. Da subito ha riunito italiani, migranti, seconde generazioni: tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e della cultura dell'esclusione. La prima iniziativa risale al primo marzo del 2010, quando il movimento organizza una giornata di mobilitazione e sciopero indirizzata a far comprendere quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società e come sia importante che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona, combattere il razzismo e superare la contrapposizione tra "noi" e "loro".
Migranti e beni comuni
Lo stesso impegno si rilancia oggi. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non si può accettare la logica razzista dell’“aiutiamoli a casa loro”. La migrazioni sono spesso un modo per cambiare le proprie condizioni di vita. In più, bisogna ricordare sempre che l’apporto dei migranti per la crescita del nostro paese è e sarà cruciale. Certamente per ragioni economiche, come molte volte è stato sottolineato: i migranti producono infatti una parte consistente del PIL (11%), alimentano le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali, sopperiscono con il lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. Ma anche per ragioni sociali e culturali: rappresentano infatti una parte attiva e determinante nella costruzione di società diversa: più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste, l’Italia sarebbe oggi più povera. Soprattutto, i migranti sono una forza civile per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti, ma reagire ai ricatti conquistandone di nuovi.
Insomma, l’apporto dei migranti nella costruzione di nuovi beni comuni, tra i quali lo stesso futuro dell’Italia, è fondamentale.
Un appello per i diritti
Lo scorso anno, in risposta ai disordini e alle violenze di Rosarno, il movimento Primo Marzo aveva organizzato uno sciopero per dimostrare l’importanza del lavoro di 4,5 milioni di immigrati in Italia. “Oltre 300 mila persone si sono mobilitate per dire no al razzismo, alla legge Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza, ai Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e sì a una società multiculturale e più giusta”, si legge nell’appello. La situazione oggi è diversa e forse ancora più grave: “Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali”.
Iniziative in tutta Italia
In programma manifestazioni e cortei in tutta Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, per richiamare l’attenzione sui diritti calpestati dei migranti. “La questione della cittadinanza rimane insoluta – dicono ancora gli organizzatori - e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza”. In piazza, non solo immigrati ma anche tanti italiani: “Non si tratta di uno sciopero etnico. Per portare avanti questa lotta, migranti e italiani devono muoversi insieme contro i ricatti, contro il razzismo, contro lo sfruttamento”. Roma celebra la giornata con un corteo per gridare insieme «siamo tutti libici, siamo tutti egiziani, siamo tutti tunisini». Quest’anno l’iniziativa non poteva che essere dedicata al coraggio dimostrato dalle popolazioni magrebine. Nella Capitale, il corteo si muoverà martedì alle 16.30 da piazzale Aldo Moro e si chiuderà in piazzale Esquilino.
Chiudere i CIE
I manifestanti chiedono la chiusura dei Cie - i centri per l'identificazione e l'espulsione -, l’abrogazione della Bossi-Fini (in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno) e del reato di clandestinità. Con lo sciopero, poi, si ribadisce la necessità di passare dal “concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia”. Su questo tema Labsus ha ospitato diversi interventi con l’obiettivo di allargare il concetto di cittadinanza all’esercizio di diritti riconosciuti nelle Carte dei diritti internazionali e alla partecipazione concreta degli immigrati alla vita quotidiana del nostro paese.
Rivoluzioni e sbarchi
La mobilitazione di quest’anno non può non puntare lo sguardo su quanto sta avvenendo nell’altra sponda del Mediterraneo. “Le rivoluzioni di piazza segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata - accusa il comitato Primo Marzo - Si evoca un inesistente ‘stato di emergenza’ solo per evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste”. Occorre invece, secondo i manifestanti, varare al più presto “una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo”. Insomma, bisognerebbe davvero ascoltare le sagge parole del Capo dello Stato che ha invitato tutti – soprattutto il governo – a rinunciare ad allarmismi e vittimismi, nel nome dell’accoglienza e del diritto.
v.ferla@cittadinanzattiva.it
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