domenica 18 novembre 2012

La prima riforma da fare? Date più asili ai nostri bambini


Mentre le pagine dei giornali rimbombano di spread, fiscal compact, deficit spending, spending review, fiscal cliff, e via elencando, arriva ogni tanto qualche notizia dal mondo reale. Quel mondo dove vivono le famiglie, i cittadini, le persone.
Il recente dossier a cura dell’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva sull’offerta di asili nido comunali ci dice che le strutture sono diffuse nel territorio in maniera ancora troppo difforme. Gli obiettivi europei, poi, sono lontanissimi.
Le strutture comunali in Italia sono più di 3.600 e soddisfano circa 147mila richieste di iscrizione. Ancora insufficienti, perché i genitori di un bambino su quattro (il 23,5 per cento) restano in lista d’attesa e sono costretti a rivolgersi altrove. Il servizio è garantito in meno di un quinto dei comuni italiani.

mercoledì 14 novembre 2012

Ma sulla corruzione i Fantastici 5 ricordano più Galactus

Chi ha letto i fumetti - o ha visto il film - dei “Fantastici 4”, sa chi è Galactus. Un mostro gigantesco, umbratile e silente, ricoperto da un’armatura blaugrana e da un casco con le corna, più grande dei pianeti che deve divorare per poter sopravvivere. Contro di lui, i Fantastici 4 conducono una battaglia epica. Aiutati da quel Silver Surfer che – corrotto e schiavizzato da Galactus – gli procurava il cibo (cioè i pianeti) da mangiare.
Se vogliamo cazzeggiare ancora un po’ con questo paragone tra i Fantastici 5 (cioè i Fantastici 4 più il povero Tabacci nei panni - nientepopodimeno - di quel romanticone, algido e atletico, di Silver Surfer), dobbiamo dire che l’Italia il suo Galactus ce l’ha. E’ la corruzione che divora ogni anno le risorse di questo paese – la Corte dei Conti parla di 60 miliardi l’anno – bruciando opportunità di crescita e di sviluppo. Oggi sappiamo che, a causa di questo Galactus de noantri, di questo mostro divoratore, le istituzioni democratiche sono messe a repentaglio: basti pensare alla cattivissima salute delle nostre amministrazioni pubbliche. E i cittadini hanno meno servizi e garanzie: per rifocillare la ‘bestia’, alla fine, si aumentano le tasse, si annullano le detrazioni fiscali, si tagliano le indennità ai disabili, si aumentano le tariffe dei servizi pubblici.

domenica 11 novembre 2012

Elezioni in Italia e in USA. Un oceano di mezzo


7 novembre 2012. Mentre l'Italia ancora si stropiccia gli occhi, l'America va. 
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
In poche ore i cittadini americani hanno un nuovo Presidente. Senza se e senza ma. Senza quorum. Senza premi di maggioranza. Senza liste bloccate. Senza tre o più preferenze. Senza i 'partiti del ventre' (questa l'ha inventata Gobetti, chiedete a lui...). Senza clan personali autoproclamatisi partiti. Senza mezze coalizioni. Senza grandi coalizioni (che poi è la stessa cosa). Senza formule alchemiche (progressisti e democratici, centro più sinistra, centrosinistra senza trattino, progressisti più moderati, statalisti vs liberisti, e via cianciando, libertà-si-ma-solo-se-lo-stato-e-il-partito-sono-d'accordo). Senza governi di salvezza nazionale. Senza politici che fanno finta. Senza notabili a disposizione (Galli Della Loggia dixit). Senza tecnici che rispondono soltanto al loro ristretto establishment.
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
Ieri su Facebook. Un mio amico, autorevole intellettuale di sinistra, posta: "In bocca al lupo, Obama!" Rispondo: "Anche perché in Italia, con questa legge elettorale... c'è un oceano di mezzo...". E lui: "purché non pensiamo che il problema italiano sia la legge elettorale: su questo abbiamo già dato".
Sarà. Ma abbiamo dato il nostro peggio. Invece le istituzioni sono importanti. Se non funzionano bene, i cittadini non hanno il potere di decidere e le politiche pubbliche restano affare delle caste. In Parlamento, proprio nel giorno dell'Obama-day, passa una norma elettorale che fissa un premio di maggioranza al 42,5 per cento. Tradotto per i non addetti ai lavori, significa che quando andremo a votare potremo a mala pena scegliere una bozza di coalizione. Ma alla fine nessuno otterrà la maggioranza, non ci sarà chiarezza sul governo, chi vincerà sarà messo sotto tutela, chi prenderà il 5 per cento conterà come se avesse preso il 50 per cento, chi verrà punito dagli elettori avrà un'ottima chance di resistere altri quattro anni. E così la democrazia italiana resta bloccata, come è sempre stata - con modalità diverse, certo - dalla fine del fascismo ad oggi. Altro che USA.
L'oceano di mezzo è ancora più grande.
Pochi ne hanno parlato. Ma in molti Stati americani gli elettori erano chiamati anche a rispondere a numerosi quesiti referendari. Gli Stati di Washington, Massachussets e Colorado danno il via libera alla legalizzazione della marijiuana per uso generale. Nel Colorado anche per scopo ricreativo. Sono i primi stati americani ad assumere una tale decisione in un referendum. Una misura così tramite un referendum popolare? Si, proprio così... In più, gli Stati di Washington, del Maryland e del Maine danno l'ok ai matrimoni gay (il Minnesota invece no). Per la prima volta viene dato il via libera alle nozze gay con un referendum. Con un referendum? Si, con un referendum. La Florida invece ha respinto il referendum in cui si chiedeva di tagliare i fondi federali per l'aborto. Il no alla proposta dovrebbe essere passato con il 55% dei voti contro il 45% dei favorevoli.Lo hanno detto i cittadini. Con un referendum.
E l'Italia? Nel nostro paese il referendum propositivo non esiste. C'è solo quello abrogativo. Per ottenerne uno serve uno sforzo bestiale, visti gli adempimenti che la legge pretende: numero di firme raccolte, giudizio di cassazione, giudizio costituzionale, quorum dei votanti. Partecipare in Italia è una corsa a ostacoli. E chi propone di andare ai referendum in Italia? Un irrimediabile populista, nelle analisi più raffinate. E quando i referendum si fanno, i risultati non valgono e il ceto politico si difende rovesciandone gli effetti: basta rileggere la vicenda del finanziamento pubblico dei partiti.
Ma no, dai. La legge elettorale non è il problema italiano. E nemmeno i referendum. In fondo, nemmeno in America lo sono. Si fanno e basta. E la democrazia funziona.
Un oceano di mezzo.

P.S.
Questo post è stato pubblicato la prima volta il 7 novembre 2012 sul mio blog La luna storta per Linkiesta
 
@vittorioferla
v.ferla@cittadinanzattiva.it

 

lunedì 5 novembre 2012

Tra Renzi e Grillo: le ragioni di Flores d'Arcais

Cara Micromega, la dichiarazione di voto di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto ha scandalizzato molti a sinistra.
Ma Flores ha ragione.

In primo luogo, sullo strumento partito. Che è, appunto, uno strumento. Fin dall’inizio della breve vita repubblicana, i partiti si sono impadroniti delle istituzioni pubbliche, rifiutando ogni forma di controllo democratico da parte dei cittadini che avrebbero dovuto rappresentare, nel totale disprezzo dell’articolo 49 della Costituzione. Il partito non è una chiesa che debba chiedere fedeltà a tutti i costi e in tutte le situazioni. Pretendere, come fanno le regole per le primarie, di ‘giurare’ di essere elettori del centrosinistra è l’ultimo battito di coda del totalitarismo novecentesco, l’ultimo tentativo hegeliano di esaurire e sintetizzare la società civile nel partito. Per la direzione che ha preso la storia, un tentativo ridicolo. E poi. Come si fa a ipotecare il voto a priori? Perché un cittadino dovrebbe prometterlo con sei mesi di anticipo? Ma il voto non era un diritto? Ancora una volta l’arroganza della politica si fa beffe della legalità costituzionale. Ecco perché Flores fa bene – e farebbero bene tutti – a sfidare questa assurda pretesa. Non la politica al primo posto (come vorrebbero i modesti colonnelli del Pd), ma la politica al suo posto, direbbe un sociologo come Carlo Donolo. Non c’è nessun ‘cinismo costituzionale’ in tutto ciò: siamo talmente colonizzati dal senso di colpa instillato dal monopensiero del partito che perfino Flores sente il dovere di giustificare ciò che è del tutto legittimo…

In secondo luogo, c’è la politica. L’analisi dei risultati siciliani dimostra che gli elettori – nonché i quadri dirigenti – del Movimento 5 Stelle sono per la gran parte di sinistra. Delusi dei partiti tradizionali, certo. Ma amanti dei beni comuni, della legalità, dei diritti sociali, della Costituzione, e via elencando. Impegnati nel volontariato, nel turismo responsabile, nel commercio equo e solidale, nei movimenti sociali e così via. Probabilmente molto ma molto diversi dall’immagine ‘muscolare’ che da di sé lo stesso Grillo. E vogliamo parlare di Renzi? Il “Berlusconi formato pupo”? Leggete i dibattiti sui social media. Sono pieni – ancora una volta – di elettori di centrosinistra che non vedono l’ora di ridurre il Pd in un “sacchetto di coriandoli”. I coriandoli di quei tristi apparati inconcludenti, ultimi relitti del novecento che giocano la loro battaglia navale finale. Ecco perché Renzi fa tanta paura…

Ha ragione Flores: gli elettori di Renzi non perdevano una puntata del Drive in, hanno spiato nella casa del Grande Fratello e magari hanno appena finito di leggere l’ultimo volume della saga di Twilight. Un vero orrore! Ma sono di centrosinistra pure loro. E sanno che corruzione ed evasione fiscale sono i principali mali del paese. E chiedono di investire di più nel welfare e di godere di maggiori opportunità di vita e di lavoro. Vogliono anche il lavoro (ma hanno capito da un pezzo che non sarà la Fiom a difenderli…). E voteranno. Eccome se voteranno. E magari, chissà, sono più pronti loro per il “partito d’azione di massa” che tanti capetti educati nelle sezioni di periferia. In fondo, la dichiarazione di voto di Flores rappresenta l’elettore medio di centrosinistra molto più di quanto si possa credere. Certamente più di quanto possa ammettere la logica aristotelica di un Prospero qualsiasi. Però Flores ha l’audacia di fare i conti con questa realtà; cosa che tanti intellettuali continuano a rifiutarsi di fare.

Da questa realtà può venir fuori una democrazia che – come chiede Flores – abbia al suo centro il “primato dell’argomentazione razionale”? Possiamo trovare qui le basi per un “partito d’azione di massa”? Questo obiettivo resta assai complicato. Anche perché il peso delle due subculture italiane principali – quella comunista e quella cattolica, le quali hanno formato milioni di italiani per anni - sono per lo più anti-illuministe. Però bisogna provare. E’ su questo che vanno sfidati sia Renzi che Grillo.

Vittorino Ferla

v.ferla@cittadinanzattiva.it
@vittorioferla

venerdì 19 ottobre 2012

Anticorruzione ok, ma la trasparenza è una chimera

Il ddl anticorruzione passa al Senato e ora ritorna alla Camera per la quarta lettura. Certamente un risultato importante se si pensa al degrado della vita pubblica in questo momento storico. Il provvedimento è, da un lato, il frutto della maggiore autonomia del governo dei tecnici dalle pressioni delle diverse forze politiche, e, dall'altro, il frutto di una pressione molto forte da parte della società civile stanca di assistere allo squallore diffuso dei comportamenti degli ufficiali pubblici, siano essi politici o funzionari.

Alcune misure sembrano particolarmente efficaci: i protocolli di legalità obbligatori, il monitoraggio costante delle prefetture sulle aziende esposte al rischio di penetrazione mafiosa, la maggior tutela dei segretari comunali e provinciali, il divieto di collocare i pubblici impiegati condannati anche con sentenza non passata in giudicato in uffici deputati alla gestione delle gare di appalto (misura che serve ad ovviare la sostanziale disapplicazione della pena accessoria dell'estinzione del rapporto di pubblico impiego), la delega al Governo per la non candidabilità in organismi di rappresentanza politica di soggetti condannati per corruzione e reati similari.

Si tratta di misure che in qualche modo contribuiscono a creare un sistema di preallarme rispetto agli inizi dei fenomeni di corruttela. Ed è quanto suggeriva la Commissione Cassese già nel 1996.

Letta nel suo complesso, però, la legge approvata assume più un valore simbolico che reale, a causa delle numerose lacune che i diversi passaggi parlamentari non sono riusciti a colmare.

In primo luogo, non convince la formulazione dei nuovi reati. Per esempio, sono previste pene davvero minime per reati come il traffico di influenze. Ciò impedirà di condurre indagini approfondite attraverso, tra l'altro, l'uso delle intercettazioni. Il reato di corruzione fra privati – che serve a perseguire le forme di corruzione conseguite al processo di esternalizzazione dei compiti pubblici (società miste, consulenti, general contractor) - riguarderà solo i vertici delle strutture private e mai i quadri intermedi o i dipendenti: esattamente al contrario delle raccomandazioni del rapporto GRECO (il Gruppo degli Sati Europei contro la Corruzione).

mercoledì 17 ottobre 2012

Corruzione: Patroni Griffi ancora studia...

Sulla corruzione il Governo non deve fare rapporti ma trovare soluzioni. Ieri Repubblica ha diffuso i dati contenuti nel rapporto sulla corruzione in Italia che sarà presentato lunedì 22 ottobre, a palazzo Chigi, e poi ancora il 6 novembre alla Treccani. La corruzione costa all’Italia 60 miliardi, costi valutati dalla Corte dei conti cui vanno aggiunti quelli 'indiretti'.

Si legge nel rapporto: "Si pensi a quelli connessi ai ritardi nel definire le pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici, all’inadeguatezza, se non inutilità, delle opere pubbliche, dei servizi pubblici, delle forniture pubbliche". Eccoci ai "costi striscianti", al "rialzo straordinario che colpisce le grandi opere, valutabile intorno al 40 per cento". Sta qui anche qui la perdita di competitività del Paese. Si legge nel rapporto che “la corruzione, se non combattuta adeguatamente, produce costi enormi, destabilizzando le regole dello Stato di diritto e del libero mercato”.


Ma a ripetere queste cose che ormai sappiamo tutti il Governo rischia il ridicolo: da un lato, se non ci fosse la mobilitazione di migliaia di cittadini non riuscirebbe nemmeno a fare approvare una legge anticorruzione che è soltanto un pannicello caldo; dall’altro, ancora produce rapporti mantenendo in piedi l’ennesima commissione per lo studio della corruzione.

Sul piano dei numeri, il rapporto del Governo dimentica la cosa fondamentale: che il costo della corruzione è prima di tutto per le famiglie, con il progressivo taglio dei servizi sociali, scolastici e sanitari. Negli ultimi anni calcoliamo 17mld di tagli alla sanità, 8mld di tagli alla scuola, un paio di miliardi di tagli alle politiche sociali. Con conseguenze pesantissime sulle tasche dei singoli cittadini.

Sono quattro le azioni concrete che il Governo dovrebbe fare subito per essere credibile: 1) rendere trasparenti gli atti della PA fin dalla loro formazione e, in particolare, rendere pubblici e comprensibili i bilanci di enti pubblici e partiti a tutti i livelli territoriali; 2) attribuire alla Civit (futura commissione anticorruzione) piena autonomia dalla politica e poteri ispettivi e sanzionatori reali, perché finché sarà così nessun dirigente pubblico sarà libero di denunciare episodi di peculato e malversazione; 3) allungare i tempi della prescrizione per i reati contro la pubblica amministrazione per garantire lo svolgimento dei processi e la condanna dei corrotti; 4) recuperare le risorse sottratte e restituirle alla collettività, anche attraverso la confisca e l’uso sociale dei beni dei corrotti.

Se non si procederà così, questo rapporto governativo sarà soltanto l'ennesimo volume da riporre in biblioteca.

Vittorino Ferla
v.ferla@cittadinanzattiva.it


lunedì 15 ottobre 2012

Sapere è potere, anche per i cittadini

C’è una paroletta magica che aiuterebbe l’Italia a combattere la corruzione così diffusa nelle istituzioni e che tanto pesa sullo sviluppo del paese. Ad intervenire seriamente sugli sprechi di risorse delle amministrazioni e aumentare l’investimento sui diritti. A migliorare la qualità dei servizi, garantendo l’efficacia, l’efficienza e la produttività delle azioni amministrative. La paroletta è: trasparenza.
Con la legge Brunetta del 2009 sembrava che il problema fosse stato risolto. Accessibilità totale alle informazioni della PA: così è scritto nella legge. Peccato che ancora oggi siano le amministrazioni pubbliche a decidere che cosa comunicare ai cittadini. Magari con un bellissimo e accessibile sito web, certo. Ma i contenuti? Tutti decisi dall’alto. Poco o nulla si sa sulla formazione degli atti delle amministrazioni pubbliche. Poco o nulla si sa dei bilanci, spesso scritti in modo incomprensibile: il che impedisce di capire come vengano davvero spesi i soldi dei cittadini. Insomma, il principio della "accessibilità totale" resta una mera affermazione di principio: nessuno può vincolare la pubblica amministrazione attraverso, ad esempio, un sistema di obbligo-sanzione. Men che meno il Ministro della Amministrazione pubblica. Ecco perché fa un po’ sorridere la “Bussola della trasparenza”, l’iniziativa del Dipartimento della Funzione Pubblica che vorrebbe dare la classifica della trasparenza di Ministeri ed enti pubblici ma che si riduce ad una classifica sull’accessibilità dei siti web.